venerdì 10 dicembre 2010

CAFONAL PUNTARELLA IN TRASFERTA A MILANO / DA GIANNINO
Flavio, la Eli, Emilietto e le uova in galera
Attovagliati a cena dallo chef Siccardi: tartufi d'alba, tajarin e zabaglione

Flavio Briatore e la sua porzione di tajarin
Siamo stati a cena con Flavio Briatore. Non chiedeteci perché, non chiedeteci come, non chiedeteci quando - anzi, quando sì, ce lo potete chiedere tanto otterrete come risposta un vaghissimo “l’altra sera” – fatto sta che siamo stati a cena con Flavio Briatore. “Da” Flavio Briatore, nel senso che era lui il padrone di casa, l’altra sera. E dobbiamo dirlo, il caro vecchio Flavio sa come si trattano gli ospiti, sa cosa vuol dire mangiare e bere bene e, insomma, ha un’idea abbastanza nitida del concetto di “qualità della vita”.
La motivazione ufficiale della cena era “non c’è una motivazione ufficiale, mi faceva piacere avere un po’ di amici a cena”. Quelle vere erano due. Fare un po’ di pierre con i giornalisti amici (della Formula 1, in particolare: sarà mica che l’ex boss della Renault, già manager di Webber e Alonso, ha in mente un clamoroso rientro?). E fare un po’ di casino con amici italiani di vecchia data, Emilio Fede (con annessa Raffaella Zardo) e Adriano Galliani su tutti, e uno splendente Massimiliano Allegri in camicia bianca da playboy. Tra le maglie di queste due categorie, un po’ embedded e un po’ imbucati, come uno spicchio d’aglio in un'amatriciana, c’eravamo noi di Puntarella, come al solito belli e pronti a raccontare menu, vezzi e altre deviazioni. E comunque come al solito a nostro agio.
Fulvio Siccardi all'opera
Riassumendo, più che una cena di Natale è stata una sorta di “Big Night” (ricordate il film?), in versione Billionaire, però. Tra un cespuglio di orchidee fresche e un plateau di biglie di cristallo ornamentali, nel ventre molle del mitico Giannino (un ristorante ormai travestito da sede secondaria del Milan) la serata si è sviluppata attorno a tre assi portanti: a) la bellezza di Elisabetta Gregoraci che ha illuminato la scena con la sua eleganza insieme selenica e monumentale, più che una bellezza un assedio; b) il potente aroma dei tartufi di alba (sei in tutto, monumentali pure loro, mezzo chilo ciascuno, abbiamo stimato a occhio) che erano stati fatti arrivare da Flavio in persona, la mattina stessa, dalla fidatissima Tartufingros; c) la classe di uno chef pluripremiato (un paio di ragionevoli stelle Michelin) del calibro di Fulvio Siccardi. In una parola, un genio. Come del resto si è capito subito, già alla presentazione dell’antipasto, un battuto di carne con ovetto di quaglia e un carpaccio con foglia di valeriana, disposti strategicamente l’uno al fianco dell’altro, pronti a ricevere la tempesta di lamelle di tartufo. Un piatto tutto sommato leggero, dall’equilibrio impensabile, che è riuscito a distrarre persino l’entusiasta mister Allegri, felicemente attovagliato tra Elisabetta e una di lei affascinante amica.
Ovetto di quaglia e valeriana
Spazzolato l’antipasto, l’allenatore del Milan avrebbe voluto recuperare la concentrazione e magari tornare alla cura delle sue ospiti, ma quel demonio del Siccardi ha voluto mettere subito le cose in chiaro: e così ha spedito a tavola quello che deve essere la sua arma segreta, tipo il maglio perforante di Jeeg Robot : una diavoleria chiamata “uovo in galera”. Un piatto che qualche tempo fa, lo chef presentò al Four Season di Bangkok, provocando una sorta di sisma sensoriale nei critici internazionali. Detta così, per capirsi, si tratta di una sorta di sacca di silicone (resistente al calore) con dentro una leggerissima crema al parmigiano e un uovo, il tutto cotto per una quarantina di minuti a una temperatura minima. Una volta aperta, la sacca rivela un contenuto olimpico, tiepido, quasi celeste, di una rotondità assoluta pronta ad essere portata ad elevazioni filosofiche dall’aggiunta del solito tartufo fresco.
Le parole di Briatore che proprio in quel momento stava scherzando con “l’Emiliuccio” (“Non sappiamo chi ci sia nelle altre sale di Giannino, ma lui è comunque pronto per un eventuale secondo round”) erano ormai coperte dai mugolii di piacere dei giornalisti, e così il padrone di casa per recuperare il centro dell’attenzione è stato costretto a intercettare i pensieri degli astanti e parlare del piatto successivo: “I tajarin, 40 rossi di uovo a chilo di pasta – esagera il Flavio - Li arrotolano, li tagliano a mano e rimangono sempre al dente”. Impeccabile il servizio nel necessario piatto stretto stretto.
L'uovo in galera
A quel punto, saranno stati i cristalli e le orchidee, sarà stata l’aria ormai satura di tartufo, sarà stato il barbaresco travestito da nebbiolo (Gaja) che ormai aveva riempito ogni angolo della sala, ma la conversazione si è fatta più fluida, disinvolta, con Briatore a parlare di Pompei e di Bersani, con Galliani a denunciare bonariamente gli odiosi conflitti di interessi di un amico (tranquilli, solo quelli dell’ex Milan, Albertini) e infine con Fede a dire qualcosa di non molto chiaro sui Cugini di Campagna e sulla musica italiana vintage in generale. Argomento che alla fine ha preso il sopravvento, quando Galliani – che da Giannino è di casa – ha fatto mettere a tutto volume “Se mi lasci non vale”.
Sulle note del divo Julio sono stati serviti gli ultimi due piatti della serata, una fonduta al tartufo e un gelato di zabaglione sempre, ovviamente, con tartufo. Anche se, qui, ahimé, molte delle donne presenti hanno passato la mano. Troppo forte il contrasto (invero eccezionale), troppo inusuale. Tra queste anche Elisabetta alla quale, però, qualunque essere umano sarebbe disposto a perdonare ben altro.
E noi di Puntarella certo non difettiamo in umanità.


Elisabetta Gregoraci, a sinistra, osserva perplessa la scena

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