domenica 7 febbraio 2010

RISTORANTI ROMANI / MONTESACRO
L’asino d’oro









Via Valsavaranche 81, tel 06-64491305. http://www.trattorialasinodoro.it/. Aperto tutti i giorni.
La mappa

Lucio Sforza è quel signore con la barba ben curata, l’occhio acceso da una luce un po’ sinistra, il grembiulone bianco e inguardabili crocs rosse che ogni tanto s’affaccia dalla cucina. Chef orvietano di una certa notorietà (già tre gamberi), ha lasciato il suo piccolo locale umbro per approdare a Montesacro, in un’anonima stradina dal nome misterioso e impronunciabile, Valsavaranche. Da un paio di mesi, dopo lunghi lavori travagliati, tra i palazzoni di periferia spicca il biancore accecante delle vetrine del suo ristorante, sormontate dalla scritta L’Asino d’oro, vergata in un carattere incongruamente anni ’30.

L’AMBIENTE Design d’impatto (firmato Gianfranco Pigozzi, studio Gaudion), luminosissimo e spazioso, tutto dominato da un bianco reso algido dal neon, L’Asino d’oro dispone di un’unica grande sala, nella quale alcuni tramezzi di cemento grigio creano aree separate. Alle pareti lunghe file di bottiglie retro illuminate. Sui bianchi tavoli (Saarinen) e sedie (Jacobsen), riposano linde tovagliette di carta. In sottofondo, musica classica che non disturba. Poteva essere un ristorante raffinato, l’Asino d’oro, ma basta sbagliare l’illuminazione e subito casca l’asino: la purezza scandinava diventa algidità e la raffinatezza si trasforma in desolazione da mensa high tech. Ed è un peccato perché la cucina dell’uomo con le crocs merita una segnalazione, se non altro perché introduce sapori d’alta cucina e ricette umbre ed etrusche nel panorama romano, e romanesco, della ristorazione cittadina.

LA CUCINA Si comincia posando il cappotto su un appendiabiti e, appena seduti, ecco in omaggio un ottimo patè di fegato, cremoso al punto giusto. La carta è spiazzante per chi si aspetta la solita lunga teoria di cacio e pepe e saltimbocca alla romana. In lista ci sono piatti di una buona consistenza, non adatti a vegetariani e a signorine di scarso appetito. Menu di territorio con ingredienti di qualità. Assaggiamo il baffo alla salvia e aceto, che è il modo orvietano per chiamare il guanciale di suino: ottimamente rosolato in padella, croccante e mortale per la salute, comme il faut. Buono ma non indimenticabile il cacio forte, formaggio di capra stagionato dodici mesi, lievemente piccante, servito con pere e mele. Deludono un po’ gli gnocchi di patate con il rancetto: cipolla e pancetta non legano con lo gnocco che se ne sta sulle sue, renitente a socializzare con il sughetto. Ottime, invece, le polpette di pane con cipolla, saporite e morbide. Come pure morbidissimo è il cinghiale in dolceforte, altra ricetta umbra: la carne marinata, stufata e speziata con chiodi di garofano viene condita con cioccolato amaro sciolto.

PIATTI DAL MENU Baffo alla salvia e aceto (9), frittata di castagne (10), fegatelli al finocchio (10), mazzafegate in padella (8) Coratella d’agnello (10) Sanguinaccio in padella con passito (8), Cacioforte con pere e mele (10), prosciutto di cinghiale pecorino, finocchi stufati all’arancia (4), verza riccia ubriaca (4), erbe di campo in padella, passata di ceci (9), strangozzi con broccoli e acciughe (10), gnocchi di patate con rancetto (12), spaghetti all’uovo con i carciofi (13), fettuccine con ragu bianco di cinghiale (14), rigatoni al sugo di pajata (14), polpette di pane in bianco con cipolla (12), cinghiale di dolceforte (19), lesso rifatto con le patate (20), lingua di vitello in salsa verde (16), trippa in umido (12), animelle al vin santo (19), capocollo (16) baccalà (16), fegato di vitello, involtino al sugo (13).

IL CONTO Considerando una pasta (12), un cinghiale (19), un carciofo (4) e l’acqua (2) si va a spendere 37 euro. Noi abbiamo preso una bottiglia di Gaudio, buon vino orvietano (24)

BONUS La cucina di alta qualità a prezzi elevati ma non troppo e l'innesto in città, per di più in periferia, di ricette non romane. Per chi vuole comunque spendere meno c’è l’encomiabile “pranzetto” a 12 euro

MALUS
il design scandinavo del tutto fuori luogo rispetto all’habitat di quartiere e un po’ raggelante, soprattutto se il locale è vuoto.

I VOTI
Cucina: 7
Servizio: 7
Ambiente: 5
Prezzi 6

Link Utili Passione Gourmet

7 commenti:

  1. Trovo assolutamente opinabile l'impatto del locale . A me piace molto e non è scandinavo , ma un misto fra anni'60 e ricordo delle prime forme "moderne" italiane. Molto piacevole e leggero in contrasto con l'alta definizione asfissiante dei ristoranti romani e con i finti etnici minimalisti, che fanno molto tendenza.
    Io ho mangiato con gusto trovo che la cucina sia veramente emozionante, alcuni piatti sono staminati con scarpette furtive.
    Giudico la vostra recensione troppo severa.

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  2. Volevo scrivere "stati terminati" e non staminati
    scusate.

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  3. l'impatto del locale è opinabilissimo, certo: ma sulla cucina confermiamo il giudizio positivo, per nulla severo!

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  4. forse il locale sembrerà freddo a chi è felice di continuare a mangiare amatriciana da trent'anni nella solita, caldissima, trattoria di trastevere. in realtà si tratta di un tentativo (riuscito o meno, comunque encomiabile) di sprovincializzare e valorizzare la cucina tradizionale, tentativo ancor più apprezzabile proprio perché il locale non è stato aperto al centro, ove la sfida sarebbe stata troppo facile - anche considerata la fama dello chef. da veri intenditori.

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  5. E' aperta (ancora un po' in sordina, mi sembra)da questa settimana la nuova sede a Monti, in via del Boschetto.
    Non ci sono ancora andato, ma il look e' completamente diverso da quello descritto a proposito del locale di Montesacro, fortunatamente.
    Menu' e prezzi (letti all'esterno) mi sembrano uguali.
    Speriamo bene, Monti ha proprio bisogno di qualche ristorante che elevi un po' la media non eccelsa del rione.

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  6. Io mi sono sentita in una sala operatoria... senza il digiuno, però ;)
    Sono andata lo scorso anno: buono, ma davvero non eccezionale

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  7. Per le trattorie di Roma ormai regna il cacio e pepe, chi ci mette più pepe, chi ci mette meno pepe... che noia! Ho assaggiato gli gnocchi con rancetto e ricotta e ci sono rimasta. Al sapore del cinghiale in dolceforte poi è stato come prendere la pillola rossa in 'Matrix': un nuovo mondo! Prezzi miracolosi, qualità davvero alta. Già li amo! e a Monti mi pare il top.

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