venerdì 22 gennaio 2010

RISTORANTI ROMANI / SAN LORENZO
Pastificio San Lorenzo


Via Tiburtina 196. Tel. 06-97273519
Ci voleva un posto così a San Lorenzo. Per gli altri, per la turbolenta marmaglia studentesca, per i descamisados, i graffitari impenitenti, i punkabbestia, i sinistri extraparlamentari, con o senza bongos, per tutta la masnada che popola le notti rumorose e insonni di San Lorenzo ci sono già a profusione pizzerie, bar, bettole più o meno luride, trattorie che sembrano centri sociali, centri sociali che sembrano trattorie, semplici ristoranti di quartiere senza arte né parte. Per la sinistra riformista e dalemiana, per i centristi casiniani, per la destra ripulita, ma anche per gli agnostici, gli apolitici, gli architetti, i giornalisti, la gente di cinema, gli artisti, la buona borghesia di formazione o aspirazione internazionale, per tutta questa "bella gente" mancava un’osteria raffinata e creativa, un posto un po’ da Milano da bere (del resto la stiamo rivalutando, no?), con un ambiente giovane e raffinato, architettonicamente impeccabile e gastronomicamente interessante. Ed eccolo, il Pastificio San Lorenzo, art-restaurant un po' bobo, aperto da quattro soci pochi mesi fa in un palazzo che più adatto non si può, lo storico Pastificio Cerere (1905), straordinario esemplare di archeologia industriale, ex semolificio chiuso nel 1969 e diventato negli anni ricovero di decine di artisti dell’Accademia delle Belle Arti, che ne fecero una sorta di Comune e che tutt’oggi hanno i loro atelier e loft. Achille Bonito Oliva immortalò la nuova piccola Soho di San Lorenzo nell’84, con Atelier, storica mostra sulla Nuova Scuola Romana.
Tornando al ristorante, i soci dell’iniziativa sono Stefano Franchetti, Mario Codognato e Flavio Misciattelli e Alessandro Campanozzi. Lo chef è Stefano Preli, proveniente dall’Open Colonna e prima ancora dall’Acino Brillo e da Giuda Ballerino.
(* su marmaglia e dalemiani si scherza eh, nessuno si senta offeso)

L’AMBIENTE Ambiente moderno, nel quale spicca uno straordinario e lungo bancone di marmo bianco, comodo anche per un aperitivo. Divani marroni appoggiati alle pareti, un grande specchio, eliche apocalipse now al soffitto, lunghi tavoloni di legno e tavolini da due un po' sacrificati con tovagliette all'americana di carta. L’architetto è Roberto Liorni, già autore di Primo e Gusto, capofila dei neo bistrot alla romana (tra i quali si inserisce di diritto anche il nuovo Opificio). Una visita appena aperti ci aveva lasciato attoniti e assordati per lo straordinario inquinamento acustico. Per fortuna i soci hanno deciso di mettere rimedio, posizionando a metà della sala bislunga un tendaggio marrone, magari non bellissimo, ma sicuramente utili per frangere i decibel e riportarli a un volume più mansueto.

LA CUCINA La cucina è un tentativo di rivisitare la tradizione, anche se ci sono molti piatti tipici. I piatti tradizionali francamente deludono: sia l'amatriciana senza personalità sia la grigia, con il guanciale che naviga nell'olio. Altri piatti (guancia e maialino, tra gli altri) sono decisamente migliori, a cominciare dall'hamburger, specialità della casa.
In menu troviamo bollito croccante con puntarelle e patate salsa verde (10 euro), battuta di manzo maionese alle alici e chips topinambour (12), fegato grasso d'anatra pan brioche e fichi secchi con caramello al sale (13), tartare di maccarello con olive taggiasche, burrata e crema di pomodori secchi (10), insalata tiepida di polpo e carciofi con pesto di mandorle e menta (11). Tra i fritti ci sono i carciofi in pastella (6), la tempura vegetale (6) e gli arancini cacio e pepe (6). Tra i primi, spaghetti aglio e ojo cime di rapa e gamberi rossi (12), vellutata di porri e patate julienne di calamari e aneto (11), ravioli di burrata con crema di broccoli siciliani e colatura alici (12), spaghettoni all'amatriciana con guanciale affumicato (10), pappardelle con animelle, carciofi e pecorino di fossa (12), maccheroni di kamut cacio e pepe con carciofi croccanti (10). Tra i secondi, petto di manzo con salsa topinambour e chips di patate viola (20), maialino croccante con purè di patate (17), guancia di manzo brasata con castagne e rosmarino (17), coscia d'anatra verze caramellate e e composta di clementine (18), trancio di baccalà in guazzetto di pomodori e vaniglia (22), rana pescatrice con salsa di patate e puntarelle (20). Tra i contorni, patate (5), macedonia di verdure al vapore (5), cicoria ripassata (5) e puntarelle (6). Tra i dolci il soufflè di cioccolato fondente (8).

IL CONTO
Pranzo completo Carciofi in pastella (6), pane (2), amatriciana (10), guancia con castagne (17), soufflè al cioccolato (8), acqua trattata kilometro zero (1,5). Totale per antipasto, primo, secondo e dolce: 44,5. Vino 40/60 Olivella: 16 euro. In omaggio una crocchetta di tonno con crema di cavolfiori.

BONUS L’ambiente, tra i più belli a Roma, l'atmosfera raffinata ma non fredda
MALUS i prezzi per nulla modici (hamburger, sia pure elaborato, a 17 euro e soprattutto bicchiere di merlot o di montepulciano a 7 euro...). La cucina troppo altalenante. Il servizio, a volte sorridente, a volte evanescente

I VOTI
Cucina 6,5
Ambiente 7,5
Servizio: 6+
Prezzi: 5,5

giovedì 14 gennaio 2010

RISTORANTI ROMANI / MONTEVERDE NUOVO
Antica Schiacciata Romana



via Folco Portinari 38 (Monteverde Nuovo) tel 06-536112. Chiuso domenica
La mappa

Una pizzeria, anzi una schiacciateria, di tutto rispetto, a Monteverde Nuovo, fuori dagli schemi e fuori dai tradizionali circuiti turistici. Per arrivare all'Antica Schiacciata Romana, si percorre la circonvallazione Gianicolense, si va a sinistra per via Ramazzini e poi costeggiando l'orrido Momo, si sbuca in un'anomina viuzza, via Portinari, nella quale campeggia, sui muri del ristorante Corno d'Africa, l'appassionata dichiarazione etnica d'amore: "Ti amo 'na cifra".
Per schiacciata si intende un'antica pizza dotata di alta digeribilità, basso contenuto calorico e zero grassi animali. L'ideale per chi la sera vuole godersi una pizza senza trovarsi un mammuth indigeribile a turbare le rêveries notturne. La schiacciata ha una tradizione bimillenaria: inventata dagli antichi romani, fu fatta prima con il miglio, poi con orzo e avena, poi con farro e con il frumento. Senza farla troppo lunga, oggi abbiamo questa sorta di pizza bislunga e non croccante, di dimensioni limitate, con un impasto maturato, e non lievitato, per 48 ore.
Teoria a parte, la schiacciata è buona, anzi ottima (infinitamente migliore della pinsa di Pinsa e buoi, a San Lorenzo, pollice verso, versissimo). Tra gli altri piatti ci sono vari "sfizi" (orrida parola che gronda olio, falsa simpatia e furbizia, ma passiamo oltre), crocchette di ricotta e spinaci, salsiccette di cinghiale, lampascioni, soppressata, bufala campana, affettati, zola, lonzino del Brenta, coppa di cinghiale, salame di capriolo. Naturalmente la schiacciata ha numerose varianti, con o senza mozzarella, con o senza pomodori e numerosi ingredienti (bufala, gorgonzola, speck). Da bere c'è la mai abbastanza lodata Menabrea, birra artigianale di Biella un tempo molto esclusiva ora molto meno (nelle tre versioni chiara, ambrata e doppio malto). Per finire, dolci, non indimenticabili.

IL CONTO Una schiacciata costa dagli 8 ai 10 euro. Considerandone una alla bufala (9 euro), una birra piccola (3,5) e un caffè Illy (1,5) si spendono 14 euro. Per chi volesse largheggiare, l'antipasto costa 7 euro e i dolci 4

BONUS Prezzi più che onesti, niente coperto e servizio, ambiente ampio con tre sale luminose (ma tavoli troppo vicini e un po' di sovraffollamento nei fine settimana), grande gentilezza dei camerieri, gentile offerta di bollicine iniziali (un po’ incongrue, rispetto al menu, ma un’offerta non si rifiuta mai)

MALUS la zona non proprio vitale, per chi amasse le folle. Il parcheggio, inesistente (ma potete parcheggiare in doppia fila e segnalarlo ai titolari...).

VOTI
Cucina: 7
Servizio: 7
Ambiente: 6,5
Prezzi: 7