lunedì 20 dicembre 2010

NOVITA' / CORSO VITTORIO EMANUELE
Vino e camino
Piazza dell'oro 6, tel 06-68301332

















Quando fuori piove a dirotto e Roma sembra Bombay, ti infili dentro Vino e Camino, ti scrolli come un cane bagnato, ti siedi tutto umidiccio e ti immergi in una calda zuppa di porri e castagne. O, meglio ancora, ti sorbisci lentamente, con la calma che richiedono i piaceri lenti, il brodino tartufato dei tuoi canederli, buoni come non li hai mai provati. Eccoti da Vino e Camino, l'anello mancante del centro storico tra la trappola per turisti e il locale ultra snob. Qui puoi sederti tranquillamente, in un locale piacevole e senza troppe pretese estetiche, con una sua medietà rassicurante, e goderti il piacere di un pasto di livello. Per di più senza incappare solo ed esclusivamente nel quartetto canonico della romanità (gricia, cacio e pepe, amatriciana e carbonara). Qui si son sbizzarriti in fantasia e l'oste che ti accoglie con una sua grazia lacustre e campagnard, ti offre una varietà di piatti sconosciuta a molte delle trattorie omologate del centro. C'è del pane carasau caldo ad accoglierti, zuppe fresche di ogni tipo, farro a risotto con radicchio trevigiano e grana, involtini di indivia con le capesante, polpettine di manzo, petto d'anatra e se vuoi anche i tonnarelli cacio e pepe (già pluripremiati), ma in un'offerta ben più vasta. Alla fine ti sei fatto una cena di buon livello, con un servizio sicuro e premuroso e hai speso qualche euro in più, non troppi (considerate 40-50 euro a cena, di media), per poterti consentire di andare a casa sereno, magari dopo avere assaggiato i tozzetti con un bel passito.
Vino e Camino nasce nel 1995  a Bracciano, in una grotta scavata nel tufo, per opera di Paola Ricciardelli Baroni e del marito. Ora, da pochi mesi, è nata questa seconda sede, completamento cittadino di un'esperienza già più che apprezzata. L'aria lacustre e un po' provinciale, per fortuna, è rimasta anche nel nobile e metropolitano corso Vittorio Emanuele e Vino e Camino è destinata a diventare una solida realtà.


Bonus
L'atmosfera familiare in un ristorante ampio ma non dispersivo
Malus
Un arredamento di legno non sempre convincente (a parte la bella cucina con forno maiolicato)

I voti
Cucina: 7
Servizio: 7
Ambiente: 6,5

martedì 14 dicembre 2010

MONTI / LA PANETTERIA GOURMET 
Metti una sera Tricolore: i corsi

Di Tricolore hanno già cantato in molti le lodi per gli straordinari panini gourmet, praticamente dei lingotti d'oro quanto a costo, ma decisamente più commestibili. Si fa presto a dire hamburger in questa bizzarra panetteria glamour bianco latte di Monti. La cosa più semplice da dire è il prezzo: 14 euro. Troppi? Sentite com'è fatto: farina di grano tenero biologica Antico Molino Rosso, strutto di cinta senese Agricola biologica Lo Spicchio, zucchero di canna integrale, lievito naturale, sale marino integrale di Mothia, hamburger di sottofiletto La Granda, maionese uova di gallina livornese Paolo Parisi, insalata Azienda. Biologica Agrilatina". Però mangiarlo è più facile che leggerlo: soprattutto quando sarà attivo il food delivery, ovvero la consegna a domicilio (che finora si resta a gelare sulla strada, guardando la finestrella appannata come cani tristi).
Lasciando da parte un attimo il panino, c'è un'altra ottima novità da Tricolore Monti. I corsi di cucina, veramente innovativi rispetto ai loro pur rispettabilissimi concorrenti (come Gambero Rosso e A Tavola con lo chef). La novità qui è l'articolazione dei corsi, la loro flessibilità e l'assoluta originalità. Per dire: c'è il "Pranzo del sabato", un'ora per preparare, con la supervisione dello chef, il piatto del giorno, che poi si consuma sul posto, a euro 25. Non vi basta? C'è "Metti una sera a cena", tre ore per preparare due portate e un dessert a 70/90 euro. "Facciamo merenda", lezioni per bambini di due ore a 36 ore. "Al mercato con lo chef", 108 euro per quattro ore di viaggio tra i banchi del mercato insieme allo chef che ti spiega come e cosa comprare. Il "Venerdì on the rocks", due ore di consigli per barman a 28 euro. 
Se avete qualche soldino (i prezzi non sono modici) ci sono anche corsi più tradizionali. Eccone alcuni: 
16 dicembre "I dolci di Natale" (Gaia Giordano) tre ore a 70 euro; 
17 dicembre ostriche & co; 
19 dicembre "La Cena della vigilia", 4 ore a 180 euro (Giulio Terrinoni) 
21 dicembre, "Dolci post Natale", Gaia Giordano, 70 euro; 
22 dicembre "Pranzo di Natale"Adriano Baldassarre. 
E da gennaio pane e pizza di Gabriele Bonci, già quasi esauriti. 
Tricolore, via Urbana 126, tel 0688976898. Sito

venerdì 10 dicembre 2010

CAFONAL PUNTARELLA IN TRASFERTA A MILANO / DA GIANNINO
Flavio, la Eli, Emilietto e le uova in galera
Attovagliati a cena dallo chef Siccardi: tartufi d'alba, tajarin e zabaglione

Flavio Briatore e la sua porzione di tajarin
Siamo stati a cena con Flavio Briatore. Non chiedeteci perché, non chiedeteci come, non chiedeteci quando - anzi, quando sì, ce lo potete chiedere tanto otterrete come risposta un vaghissimo “l’altra sera” – fatto sta che siamo stati a cena con Flavio Briatore. “Da” Flavio Briatore, nel senso che era lui il padrone di casa, l’altra sera. E dobbiamo dirlo, il caro vecchio Flavio sa come si trattano gli ospiti, sa cosa vuol dire mangiare e bere bene e, insomma, ha un’idea abbastanza nitida del concetto di “qualità della vita”.
La motivazione ufficiale della cena era “non c’è una motivazione ufficiale, mi faceva piacere avere un po’ di amici a cena”. Quelle vere erano due. Fare un po’ di pierre con i giornalisti amici (della Formula 1, in particolare: sarà mica che l’ex boss della Renault, già manager di Webber e Alonso, ha in mente un clamoroso rientro?). E fare un po’ di casino con amici italiani di vecchia data, Emilio Fede (con annessa Raffaella Zardo) e Adriano Galliani su tutti, e uno splendente Massimiliano Allegri in camicia bianca da playboy. Tra le maglie di queste due categorie, un po’ embedded e un po’ imbucati, come uno spicchio d’aglio in un'amatriciana, c’eravamo noi di Puntarella, come al solito belli e pronti a raccontare menu, vezzi e altre deviazioni. E comunque come al solito a nostro agio.
Fulvio Siccardi all'opera
Riassumendo, più che una cena di Natale è stata una sorta di “Big Night” (ricordate il film?), in versione Billionaire, però. Tra un cespuglio di orchidee fresche e un plateau di biglie di cristallo ornamentali, nel ventre molle del mitico Giannino (un ristorante ormai travestito da sede secondaria del Milan) la serata si è sviluppata attorno a tre assi portanti: a) la bellezza di Elisabetta Gregoraci che ha illuminato la scena con la sua eleganza insieme selenica e monumentale, più che una bellezza un assedio; b) il potente aroma dei tartufi di alba (sei in tutto, monumentali pure loro, mezzo chilo ciascuno, abbiamo stimato a occhio) che erano stati fatti arrivare da Flavio in persona, la mattina stessa, dalla fidatissima Tartufingros; c) la classe di uno chef pluripremiato (un paio di ragionevoli stelle Michelin) del calibro di Fulvio Siccardi. In una parola, un genio. Come del resto si è capito subito, già alla presentazione dell’antipasto, un battuto di carne con ovetto di quaglia e un carpaccio con foglia di valeriana, disposti strategicamente l’uno al fianco dell’altro, pronti a ricevere la tempesta di lamelle di tartufo. Un piatto tutto sommato leggero, dall’equilibrio impensabile, che è riuscito a distrarre persino l’entusiasta mister Allegri, felicemente attovagliato tra Elisabetta e una di lei affascinante amica.
Ovetto di quaglia e valeriana
Spazzolato l’antipasto, l’allenatore del Milan avrebbe voluto recuperare la concentrazione e magari tornare alla cura delle sue ospiti, ma quel demonio del Siccardi ha voluto mettere subito le cose in chiaro: e così ha spedito a tavola quello che deve essere la sua arma segreta, tipo il maglio perforante di Jeeg Robot : una diavoleria chiamata “uovo in galera”. Un piatto che qualche tempo fa, lo chef presentò al Four Season di Bangkok, provocando una sorta di sisma sensoriale nei critici internazionali. Detta così, per capirsi, si tratta di una sorta di sacca di silicone (resistente al calore) con dentro una leggerissima crema al parmigiano e un uovo, il tutto cotto per una quarantina di minuti a una temperatura minima. Una volta aperta, la sacca rivela un contenuto olimpico, tiepido, quasi celeste, di una rotondità assoluta pronta ad essere portata ad elevazioni filosofiche dall’aggiunta del solito tartufo fresco.
Le parole di Briatore che proprio in quel momento stava scherzando con “l’Emiliuccio” (“Non sappiamo chi ci sia nelle altre sale di Giannino, ma lui è comunque pronto per un eventuale secondo round”) erano ormai coperte dai mugolii di piacere dei giornalisti, e così il padrone di casa per recuperare il centro dell’attenzione è stato costretto a intercettare i pensieri degli astanti e parlare del piatto successivo: “I tajarin, 40 rossi di uovo a chilo di pasta – esagera il Flavio - Li arrotolano, li tagliano a mano e rimangono sempre al dente”. Impeccabile il servizio nel necessario piatto stretto stretto.
L'uovo in galera
A quel punto, saranno stati i cristalli e le orchidee, sarà stata l’aria ormai satura di tartufo, sarà stato il barbaresco travestito da nebbiolo (Gaja) che ormai aveva riempito ogni angolo della sala, ma la conversazione si è fatta più fluida, disinvolta, con Briatore a parlare di Pompei e di Bersani, con Galliani a denunciare bonariamente gli odiosi conflitti di interessi di un amico (tranquilli, solo quelli dell’ex Milan, Albertini) e infine con Fede a dire qualcosa di non molto chiaro sui Cugini di Campagna e sulla musica italiana vintage in generale. Argomento che alla fine ha preso il sopravvento, quando Galliani – che da Giannino è di casa – ha fatto mettere a tutto volume “Se mi lasci non vale”.
Sulle note del divo Julio sono stati serviti gli ultimi due piatti della serata, una fonduta al tartufo e un gelato di zabaglione sempre, ovviamente, con tartufo. Anche se, qui, ahimé, molte delle donne presenti hanno passato la mano. Troppo forte il contrasto (invero eccezionale), troppo inusuale. Tra queste anche Elisabetta alla quale, però, qualunque essere umano sarebbe disposto a perdonare ben altro.
E noi di Puntarella certo non difettiamo in umanità.


Elisabetta Gregoraci, a sinistra, osserva perplessa la scena

sabato 4 dicembre 2010

PIATTI AL VINILE / PUNTARELLA SU ALIAS / MANIFESTO
Io e te, che mangi le mie acciughe


Su Alias, 4 dicembre 2010
Seconda puntata di "Piatti al Vinile", rubrica quindicinale di Puntarella Rossa sul supplemento settimanale del manifesto Alias, nella sezione Ultrasuoni. Due ristoranti romani e uno milanese: Jannacci, Working Week e Ivan Graziani.





ROMA

Osteria dell’Arco
Via Pagliari 11, Roma. www.osteriadellarco.com. Tel 06-8548438. Chiuso domenica
In principio, nei ‘70 e ’80, erano i profiteroles. Praticamente i Beatles. Poi ecco tartufi bianchi e neri e il tiramisù: Duran Duran e Spandau. A metà degli ’80 arriva il cool jazz della torta pere e cioccolato, più duratura dei Working Week. Ora impazza il tortino con il cuore caldo al cioccolato, più morbido di Tiziano Ferro. Non c’è bettola o ristorante che non te lo propini. Sempre uguale, con quel gusto un po’ industriale. Arrivi all’Osteria dell’Arco ed eccolo lì. Poi lo mangi e capisci: questo è un moelleux, cioccolato 85%, marmellata di arance amare all’anice stellato e scaglie di sale. Preceduto da un’ottima ricottina di pecora sabina con scapece di zucchine, da perciatelli con guanciale di Cori e pecorino stagionato, e da una guancia di manzo al Cesanese.
Bonus i prezzi moderati. Lo staff al femminile: la chef è Cristina Iemmi, la sommelier Nicoletta Baiani.
Malus il tortino di cioccolato: buonissimo, ma non se ne può più

I voti
Cucina: 7,5
Servizio: 7,5
Ambiente: 6,5


MILANO
Ratanà

Via de Castillia 28, Milano. www.ratana.it. Tel. 02-87128855
Quando la sera milanese diventa una bruma impastata di smog e i grattacieli rischiano di indurirti il cuore, pensi che hai voglia di commuoverti. E allora ascolti una vecchia canzone dell’Enzino Jannacci, chiedendoti perché non sia ancora considerato da tutti quel genio che è: “Io/io e te/ che guardi le mie rughe/ io/io e te/ che mangi le mie acciughe”. E poi entri in questo villino dell'Isola, ti siedi di fronte al gigante gentile Danilo e osservi in silenzio l'antica bellezza di un risotto alla milanese. Lo chef, Cesare Battisti, lo prepara con riso Carnaroli Superfino Riserva San Massimo, pistilli di zafferano spagnolo, pezzi di midollo e niente vino. La mantecatura è con burro e Tipico lodigiano 24 mesi. Poi, visto che tu ci sguazzi nella commozione, passi alla costoletta alla milanese, all’ossobuco, alla tartare di fassona adorata da Carlìn Petrini. E ti sciogli definitivamente.

Bonus la carne, ottima, arriva dal macellaio Sergio Motta, di Inzago
Malus La costoletta alla milanese, ottima, costa 30 euro.

I voti 
Cucina: 8
Servizio: 6,5
Ambiente: 7,5

ROMA ALL’APERTO
Laboratorio 3
Via di Pietralata 180, Roma. tel. 06-4501288

Se una fredda sera di dicembre la vostra autoradio canticchiando “le osterie fuori porta” di Guccini vi strappasse il volante dalle mani e prendesse il controllo dell’automobile, beh, allora non avreste scampo e finireste pericolosamente parcheggiati in curva, su via di Pietralata, davanti al Laboratorio 3, la pizzeria più pasoliniana di Roma. Gli habitué - e cioè i militari della caserma di fronte - la chiamano “ar mille lire”. Ma il piatto forte della casa non è il prezzo, bensì la cucina: la pizza romana bassa bassa (ottima quella con la nduja), la bruschetta dietetica “salsiccia e mascarpone”, e soprattutto gli arrosticini. Straordinari. Perfetti. Più abruzzesi di Ivan Graziani.

Bonus Il giardino romantico con annesso pergolato. Gli arrosticini, che producono dipendenza: c’è chi ha superato quota 60.
Malus Il vino rosso della casa. Talmente freddo e cattivo da risultare imbevibile: l’ideale per affrontare etilometri ed ematologi.

I voti
Cucina 7
Servizio 6
Ambiente 7

venerdì 26 novembre 2010

PUNTARELLA'S LIST / DOVE MANGIARE

Dieci osterie per noi
Dalla serata cheap in periferia alla cena gourmet

Macaron e dolcetti di Metamorfosi

Visto che va di moda fare le liste, ne facciamo una anche noi. Dieci osterie, trattorie e ristoranti: i nostri consigli del mese, tra qualche certezza consolidata e molte novità.

1 CHEAP Osteria di Monteverde (novità)
Giovane, simpatica, rilassata e accogliente. Cucina di qualità, con piatti non banali, a prezzi d'eccezione. Che volete di più?
Via Cartoni 163 - tel. 06-53273887. Sito Mappa Recensione

2 CHEAP Laboratorio 3
Ce ne porta altri sessanta? Qui gli arrosticini (abruzzesi doc e buonissimi) vanno e vengono a decine. E alla fine ci puoi giocare anche a shanghai.
Via di Pietralata, 180. tel 06-4501288. Mappa

3 CHEAP Da Clood 
Alta cucina espressa servita su piatti di carta in un posticino un po' nascosto nel cuore di Trastevere. Materie prime selezionate a mano dallo chef che le trasporta su un'ape travestita da mucca: in sala e a domicilio
Via Manara 13 tel 06-5815186. Mappa

4 GOOD Percento (novità)
Cucina ebraica al cento per cento (ma anche mediorientale e creativa), con una giovanissima cuoca israeliana che non scende a compromessi con la cucina ebraico-romana
Via Sora 48 - tel. 06-68809554. Mappa

5 GOOD Buon'ora (novità)
 Cucina pugliese per un'osteria piccola e confortevole, magari un po' ingessata ma promettente. 
Via Latina 134 tel. 06.78358734. Mappa 

6 GOOD Bucavino
Servizio amichevole, cucina sicura e grande serenità in questo ristorante-buca per nulla noioso. A fianco, ottima sala-biliardi
Via Po 45/a. tel. 068412803. Mappa 

7 GOOD Zoc
Grande ambiente, tutto di modernariato, per una cucina molto particolare e un servizio sorridente.
Via delle Zoccolette 22 tel. 68192515. Mappa 

8 TOP Metamorfosi (novità)
Nuovo paradiso dei gourmet ai Parioli. Quasi da svenire per la bontà. Lo chef è il simpatico Roy Caceres, già Pipero. 
Via Giovanni Antonelli 30-32. tel. 8076839. Sito Mappa 

9 TOP Aroma (novità)
Se ne parla un gran bene. Lo chef  Giuseppe Di Iorio propone medaglioni di coda di rospo con coda di scampi  sul bellissimo roof top dell'hotel Palazzo Manfredi.
Via Labicana 125 tel 06-77591380. Sito Mappa

10 TOP Iolanda (novità)
E' la novità di questo autunno-inverno. Alta cucina nel nuovo Os Club di Colle Oppio, ex campo di calcetto, per uno chef d'esperienza, Davide Cianetti
Via delle Terme di Traiano 4/a. tel. 06-66030551.  Sito Mappa

 
*Cheap: a buon mercato (fino a 30 euro)
Good:  ottimo rapporto qualità prezzo (da 30 a 50 euro)
Top: gourmet, per palati raffinati (oltre 50 euro)

sabato 20 novembre 2010

NUOVA RUBRICA / LO SBARCO SU ALIAS ULTRASUONI / MANIFESTO

Piatti al Vinile
Gnocco blues, da Elvis al Degre

Puntarella Rossa oggi è ancora più rossa, quasi paonazza. Perché è lieta di annunciarvi lo sbarco su Alias Ultrasuoni, supplemento del sabato del manifesto, con una rubrica nuova di zecca: Piatti al Vinile. Due puntate romane e una milanese, una promozione, una stroncatura e un ristorante open air. Che dire? Ricordare che anche il Gambero Rosso uscì come allegato sul manifesto, il 16 dicembre del 1986? Sarebbe troppo. Noi qui si è umili artigiani della forchetta e della penna. Però ci siamo e ci divertiamo come pazzi. Que viva Puntarella!



1 / PROMOSSO / MILANO
Zucca e Melone

Via Gian Giacomo Mora, 3  Milano tel. 02-89455850. Chiusura domenica. Sito: www.ristorantezuccaemelone.it
I libelli in distribuzione gratuita all’ingresso insospettiscono. Benessere in movimento, Feldenkrais, psicodinamica, l’amore nell’I ching, Barbara Alberti e l’amore di coppia. Oibò e che saranno mai questi “progetti evolutivi per il nuovo millennio”? Falso allarme, per fortuna. Per fortuna qua c’è del benessere stanziale, senza alcuna “consapevolezza di schemi motori”. La gentilissima Miriam (o è Cristina? Comunque, quella che non smette mai di sorridere) ti dà il benvenuto con la raspadura, nel senso del formaggio lodigiano, ti coccola con lo gnocco fritto e il culatello piacentino, ti nutre con i tortelli di zucca, ti delizia con la tartare di filetto di scottona al coltello e ti congeda  sazio e nient’affatto disperato. Una cena da far invidia a Lucio Licinio Lucullo e a Elvis Presley, pace all’anima sua, che nel suo finale triste y solitario ingurgitava 94 mila calorie al giorno e non proprio pregiate: maxi panini al burro d’arachidi e pancetta fritta, ma anche scoiattoli alla brace e zampe di pollo fritte. Dei pericoli del mangiar troppo sa bene Ricky Gianco, lodigiano doc come la raspadura, che ancora rimpiange l’ingordigia giovanile: “Eravamo a Cannes con una ragazza e al gioco si era aggiunta una sua amica. Ci preparavamo a una notte di fuoco,  ma non funzionai. Avevo mangiato troppe ostriche”.
Inconvenienti di cui tener conto. Anche se da Zucca e Melone, con i suoi soffitti a volta, le pareti con mattoncini a vista o dipinte di colori vivaci, si respira la pace raffinata di chi sa cosa vuol dire stare bene. A creare l’atmosfera ci ha pensato Valter Pisati, interior designer, all’insegna, parole sue, di una “raffinata semplicità”. Un mix provenzale di ruralità e modernità.
La stessa dei camerieri, che ti servono con gentilezza e competenza. E se chiedi com’è fatta la tartare e perché non abbia l’uovo, non ti trovi di fronte al classico occhio bovino del cameriere che arranca tra i neuroni alla ricerca di una risposta plausibile. Qui  non solo te lo spiegano, ma si offrono anche per variazioni. E quando, a fine pasto, l’amica Micaela, satolla come non mai, chiede di raccattare i suoi avanzi e di infilarli in una doggy bag, il cameriere non batte ciglio.
Il conto è commisurato alla qualità. Se consideriamo un primo (14,5), un secondo (16.5) e un dolce (5.5), fanno 36.5. Ai quali aggiungiamo 2 euro di coperto e 1,5 di acqua microfiltrata: 40 netti. Vino escluso.

Bonus La pasta è tutta fatta in casa e, su richiesta, anche senza glutine.
Malus Quel di più che rende a tratti l’atmosfera un po’ dolciastra e manierata.

I VOTI DI PUNTARELLA

CUCINA 8
SERVIZIO 8
AMBIENTE 7


2 / BOCCIATO / ROMA
Gianni cacio e pepe











Via Giuseppe Avezzana, 11, Roma. Tel 06 3217268. Chiuso sabato sera e domenica

Poi, come se fosse inevitabile, arriva il momento in cui la romanità diventa un handicap. Succede all’improvviso. Fino a un attimo prima va tutto alla grande, il mondo procede romanamente, veloce, genuino, sorprendente, furbo. Un attimo dopo è la catastrofe. Il romano si trasforma in romanesco, il veloce cede all’approssimativo, il genuino affoga nel provinciale, il sorprendente sfuma nella cialtroneria e, infine, drammaticamente, il furbo precipita nel paraculo.
C’era una volta, dieci anni fa, un posto “molto romano”. Si chiamava “Gianni cacio e pepe” e gli amici lo chiamavano “da De Gregori” perché Gianni assomigliava come una goccia d’acqua al caro Principe. Lo vedevi passare per i tavoli e ti trovavi a canticchiare Dolce amore del Bahia. Faceva quattro piatti “il Degre”: cacio e pepe, amatriciana, carbonara e gricia. Cioè, faceva anche altro ma non glielo chiedeva nessuno. Era praticamente l’unico della città, tra quelli che non ti rovinano col conto, a tirare la pasta a mano (e che pasta). Ma soprattutto ti faceva mangiare rapidamente, all’aperto e in un bel posto. Pazienza se proprio sotto casa di D’Alema.
Tornarci oggi è uno choc. Il servizio da familiare è diventato casuale, la pasta viene sì tirata a mano, ma contro il cliente, gli ingredienti sono peggiorati in qualità e quantità, la pancetta croccante è carbonizzata e, come in un eco-disastro, chiazze d’olio inquinano la cacio e pepe.
Alzi lo sguardo dal piatto per protestare, e vedi lui il Degre. Dieci anni dopo, stanco e ingrigito, ha seguito anche lui lo stesso declino del ristorante, della cacio e pepe, dell’aceto dei Castelli, della romanità. Il nostro declino. E così ti ritrovi a cantare “Carne umana per colazione”, con il mal di pancia.

Bonus: si spende poco e si incontra spesso Enrico Ghezzi
Malus: si incontra spesso Enrico Ghezzi

I VOTI DI PUNTARELLA
CUCINA 4
SERVIZIO 5,5
AMBIENTE 6,5

3 / PER FAMIGLIE / ROMA
Vivi Bistrot

Parco Villa Doria Pamphili, entrata di via Vitellia 102, Roma. tel 06-5827540. Sito: www.vivibistrot.com/

L’hanno fondato due mamme, Daniela e Cristina, e si vede. Perché il Vivi Bistrot è forse il più bucolico e confortevole ristorante per famiglie della Capitale. Immerso nel parco di Monteverde, Villa Doria Pamphili, Vivi Bistrot ha tutte le caratteristiche dell’oasi urbana. Abbandoni il caos turistico di Trastevere, i giganteschi ratti del lungo Tevere ed eccoti sognante, con un filo d’erba tra le labbra, nella Villa del Bel Respiro, come la chiamavano gli antichi. Manca solo un cappello di paglia e il quadretto agreste è completo.
La musica del parco di regola è il silenzio. Ma Villa Doria Pamphili è stata protagonista di una grande stagione musicale, con i giovani musicisti del conservatorio di Santa Cecilia che dagli anni '90 hanno portato la musica classica en plein air, grazie alla tenacia di un’altra mamma, la pianista Teresa Azzaro.
Prima o poi si dovrà provare un abbinamento parco-musica-cibo che non dia i pessimi risultati di Villa Celimontana. Nel frattempo, a Villa Pamphili le signore propongono prodotti da allevamenti biologici. Niente di romano, a conferma dell’extraterritorialità del parco: hummus, trofie con bottarga di tonno, farro alla provenzale, cous cous con ratatouille di verdure, pollo biologico al curry di Madras, soppressata di polipo su letto di sedano, quiche lorraine, insalate a volontà e, per finire, tarte tatin, brownies, apple crumble e carrot cake.
Prenotando in anticipo si possono avere menù senza glutine per celiaci e menu specifici per i bimbi. Le mamme imprenditrici organizzano anche merende e feste per bambini, nel giardino della Lavanda. A guastare un po’ il clima bucolico arriva il conto, non proprio leggero: i primi costano da 12 a 14 euro, i secondi intorno a 14, le insalate da 10 a 12 e i dolci da 5 a 6.

Bonus: il traffico, questo sconosciuto e le urla dei bambini
Malus: la lotta per l’affollato brunch domenicale e le urla dei bambini.

I VOTI DI PUNTARELLA
CUCINA 6,5
SERVIZIO 6,5
AMBIENTE 8

* Il testo della rubrica è in versione integrale. Su Alias Ultrasuoni troverete una versione light, poche calorie, molto sapore. La rubrica avrà cadenza prima mensile poi, se tutto va bene, quindicinale. Ora tocca a voi: diffondete, sherate, riproducete, riproducetevi, taggate, twitterate, shakerate!
Ah, Puntarella Rossa è anche su Facebook, dove offre consulenze private, consigli personalizzati senza conservanti e a chilometro zero, o quasi. Cercateci!

lunedì 15 novembre 2010

RIFLESSIONI DI UNA NOTTE DI MEZZ'AUTUNNO
Classifiche, odi et amo














Le classifiche, tutte le classifiche, sono delle sòle, come si dice a Trastevere. Anche la nostra non è da meno. Nel senso che agisce su un terreno molto opinabile, che oscilla sui gusti personali e sulle infinite variabili di una cucina che non solo cambia nel tempo, ma spesso è diversa da un giorno all'altro. Per non parlare del servizio e dell'ambiente, fondamentali nell'esperienza gastronomica. In più, va detto, le classifiche creano aspettative. Se entro in un'osteria al buio, mi godrò, eventualmente, l'esperienza piacevole e la bella sorpresa. Se entro nel ristorante insignito da questa o altre guide con un premio o un buon posto in classifica, mi aspetterò meraviglie. E si sa che le aspettative si accoppiano volentieri con le delusioni, generando frustrazione e risentimento. E allora perché tenere in piedi la top 20 di Puntarella? Perché è un gioco, sia pure molto serio, un tentativo di mettere qualche punto fermo in un panorama complesso come quello della ristorazione romana. Tanto più difficile in quel segmento che piace a noi di Puntarella: quello di prezzo medio e di qualità medio-alta, che esclude le eccellenze (già recensite e conosciute altrove) e le bettole.
Detto questo, questa classifica si nutre anche delle vostre segnalazioni, dei vostri umori e malumori, degli entusiasmi e delle delusioni. E dei vostri rilievi. Così è arrivato il momento di rimettere qualche casella al suo posto. Tocca, per cominciare, scalzare Danilo dalla prima posizione. Ferma restando la qualità del locale, ci sono alcuni elementi che sono diventati con il tempo troppo fastidiosi per lasciarlo in vetta alla cima: un servizio rigido e a tratti scortese e l'assenza di ricevuta fiscale. Su quest'ultimo punto si è deciso di non transigere più.
No ricevuta no party.
Altro ristorante che perde posizioni e, anzi, esce dalla top è l'Anatra Grassa. Ha cominciato bene la nuova gestione, ma si è un po' perso. Sono arrivate molte critiche negative e una seconda visita ha confermato la piacevolezza del posto, ma anche una cucina non sempre all'altezza. Qualche posto in meno anche per Le Tre Zucche, causa disfunzioni del servizio, talvolta in affanno. Così come si conferma un posto piacevole ma con un servizio pessimo l'Osteria Chiana, dove giovani pulzelle lanciano rispostacce e quasi ti invitano a uscire.Tra le new entry, poche per ora, visto che le novità positive non si sprecano in città, segnaliamo l'Osteria di Monteverde, una piacevole osteria di quartiere, e l'Osteria dell'Arco, che ha saputo conquistarsi un suo spazio. Settembrini, con la sua cucina divertente e solida e con la rivoluzione completata dell'acquisizione del Bar Giolitti, sale al primo posto, più per mancanza di concorrenti all'altezza che per nuovi meriti: ottimo (ma non fatevi troppe aspettative).  

sabato 13 novembre 2010

Cacio criminale















Scrocchiazeppi, mangiando intorno alla bara del Libanese un piatto di cacio e pepe cucinata dal cuoco di fiducia della banda: "Ho capito chi ha ammazzato Libano. E' stato zi Remo, co' tutto sto pepe, li mortacci sua".

martedì 26 ottobre 2010

RISTORANTI ROMANI  / NUOVE INSEGNE

Osteria di Monteverde















Via Cartoni 163 - tel. 06-53273887. Sito Internet: losteriadimonteverde.it La mappa
Il ragazzo è burbero di fisiognomica, ma solido d’esperienza e di buon cuore, almeno a giudicare dallo sconto finale non richiesto. Ci sarebbe da aprire un discorso sulla pratica dello sconto, sconosciuta in molti ristoranti di Roma, a meno che non ci sia di mezzo qualche impiccio con le ricevute inesistenti e finte in forma di preconto. Ma torniamo a Montevederde, in questo ristorantino piccolo ma confortevole. Esteticamente non entusiasma e raccoglie l’eredità del precedente, a causa di qualche incongruenza di troppo nei quadri e nell’arredo, ma l’atmosfera è giusta e calda e ci immaginiamo già nelle temperie dell’inverno a cercare rifugio in via Cartoni.
Se il volto del giovanotto (Fabio Tenderini) ricorda qualcosa è perché proviene da una famiglia di ristoratori ben nota, che da anni ha avviato un ristorante di qualità a due passi da campo de’ fiori, il Ditirambo. Da pochi mesi, Fabio ha deciso di lasciare il lavoro di 14 anni, di mettere nel cassetto la laurea di Ingegneria delle Telecomunicazioni e di dar vita insieme allo chef Roberto Campitelli (anche lui ex Ditirambo, ma anche Glass e Convivio) all’osteria di Monteverde, nata sulle ceneri del ristorante Le Saline. Nome non originalissimo, Osteria di Monteverde, a differenza della cucina, che naviga nei canoni della cucina tradizionale romana ma li oltrepassa volentieri. Puoi trovare i classici primi della transumanza laziale (carbonara, gricia, amatriciana), ma anche i frascarelli, pasta marchigiana condita con pomodoro e baccalà. C’è una carbonara di broccoli, ma ci sono anche animelle glassate con cicoria strascinata e rosticciana di maiale. Da segnalare le “patatone” allo yogurt e il tiramisu in versione mini, ottimo e fortunatamente non abbondante. E il pesce, in arrivo dal Tirreno, alla quale il nostro due dedica un'attenzione particolare.


NEL MENU Antipasti: crostini fegatini e cipolle 6,5 euro, coccetta di trippa e porcini 6,5; zuppetta cozze, vongole e fagioli 7; tartare di pesce azzurro con patate e cipolle arrosto 7,5. Primi della tradizione romana 7, frascarelli pomodoro e baccalà 7,5, mezzemaniche ragu polpo e pecorino, 7, gnocchi patate vongole e bottarga 7,5, gnocchi con spuntatura 7, tagliolini zucca e ciauscolo 7,5. Secondi: coda alla vaccinara 9, animelle glassate con cicoria strascinata 10, involtini di vitella romana 9.5, baccalà arrosto con patate, insalata di polpo 7, rosticciana di maiale 10,5,  Contorni: patatone allo yoghurt 3,5, finocchi alla romana, crema di legumi al rosrmarino. Dolci: panna cotta 4, tiramisu 4, mini tiramisu 3

IL CONTO Considerando un antipasto e un secondo, si spendono 16,5 euro. Aggiungendo un dolce si arriva a 20,5. Moderata anche la spesa per il vino: quello che costa meno è un Cesanese del Piglio da 10,5, il più costoso è un Aglianico Repertorio del 2005 da 17,5 euro. Noi abbiamo preso un ottimo Tornamagno marchigiano del 2003, a 14,5 euro

BONUS Prezzi veramente bassi in relazione alla qualità. Ottima l’idea di cancellare dal menu (materialmente, perché c’era proprio scritto) la tagliata di tonno, in quanto pesciolino in rapida via di estinzione

MALUS
Carta dei vini che prevede buoni vini a costo moderato, ma nessuna grande etichetta. Pessima l’idea di cancellare dal menu (materialmente, perché c’era proprio scritto) la tagliata di tonno, che a noi piace tantissimo.

I VOTI
Cucina: 7 
Ambiente: 7
Servizio: 7,5 
Prezzi: 8

mercoledì 20 ottobre 2010

NOVITA'  / PROSSIMAMENTE SU PUNTARELLA ROSSA
Nuove osterie d'autunno


Arriva l'autunno, cadono le foglie, chiudono ristoranti buoni e meno buoni (diamo addio all'indiano Jaipur di Trastevere e alla Locanda dell'interprete del Pigneto), ma per fortuna nascono nuovi arbusti che sembrano promettere più che bene. In attesa di scriverne in maniera più approfondita, segnaliamo tre ottimi ristoranti già testati.

OSTERIA DI MONTEVERDE - via Cartoni 163 - tel. 06-53273887 Spin off del notevole Ditirambo, l'osteria di Monteverde si propone come una simpatica e confortevole osteria di quartiere, con ambiente giovanile, solida cucina e prezzi più che moderati

PERCENTO - Via Sora 48 - tel. 06-68809554 Giovane cuoca israeliana (Michal Levy), cucina mediorientale ben più ortodossa di quella del Ghetto. Ambiente tranquillo e piacevole, zona centrale. Per provare qualcosa di veramente diverso.

OSTERIA BUON'ORA - Via Latina 134 - tel. 06-78358734. Trattoria con pochi tavoli, di ispirazione pugliese ma non solo. Cucina moderatamente creativa, con chef promettente (Antonio Putigliano) e qualche rigidità nel servizio di troppo.

sabato 16 ottobre 2010

POLEMICHE / PERSUASIONE OCCULTA E MARCHETTE

Buzz marketing? No, grazie


Si chiama buzz marketing. O se preferite word of mouth. O se preferite passaparolaA noi piace chiamarlo marchetta. Nel senso giornalistico, o antigiornalistico del termine.
Funziona così. L’azienda che produce la merendina “Godimento lento” non riesce a sfondare nel mercato solo con spot tv e radio, che poi son costosi. I giornali, per carità, ormai son moribondi. E così eccoci ai blog. Perché non lanciare il nuovo marchio sui siti più influenti? Pagando? Con un banner, spazio-pubblicitario riconoscibile come tale? Naturalmente no, altrimenti mica funziona.
Molto meglio insufflare nel lettore la percezione che “Godimento lento” sia il brand più alla moda del momento e lo sia per le sue straordinarie qualità oggettive. Basta qualche citazione nei blog di riferimento, quelli più credibili e autorevoli della blogosfera, e il gioco è fatto. Nasce “spontaneamente” il culto del godimento, marchio più cool del momento.
Già, ma come si fa a convincere i blogger a parlare, bene, del Godimento lento (copyright Biagio Antonacci)? Beh, c’è il metodo antico: qualche euro sottobanco e si sa che i blogger son gente povera, che si arrangia, fa quel che può. Oppure li si ricompensa con qualcosa di immaterial, una cena, quattro capponi.
Stiamo parlando male del buzz marketing? Sì.
E’ una cosa illegale? No.
E’ un’operazione commerciale del tutto legittima se condotta in modo intelligente e creativa. Ci sono aziende serie, che provano a diffondere il brand cercando di raggiungere i più influenti opinion maker e cercando di convincerli, con la forza della qualità, della bontà del prodotto.
Altrimenti, ed è il maggior numero dei casi, il buzz sfocia in un’indebita commistione tra advertising, pubblicità, e informazione, che è eticamente devastante e determina la fine della credibilità di un blog. Perché voi mica lo sapete se il vostro blogger di fiducia fa del buzz marketing. Mica lo sapete se fa del pay per post. Mica lo sapete se io scrivo godimento e poi ricevo pagamento.
Forse è utile fare un esempio. A Puntarella Rossa, qualche mese fa, ricevemmo la mail di una azienda che offriva soldi per scrivere di lei. Ignorammo. Ora riceviamo un’esplicita proposta di buzz marketing. Via posta, ovviamente, in modo riservato. Il gentile scrivente la mette giù così: “Il nostro scopo è mettere in relazione i blogger con le aziende selezionando i blog che riteniamo più interessanti e realizzando innovative campagne di passaparola online su brand, prodotti o iniziative”.
Bene. Lusingati di essere ritenuti tra i blog “più interessanti”, ci incuriosiamo per le “innovative campagne di passaparola”. Si tratta di iscriversi alla community e di “scrivere di proprio pugno un post venendo ricompensati”. Eccoci.
L’azienda specifica, a scanso di equivoci: “Non sarai mai forzato a pubblicare un articolo, in quanto il nostro unico scopo è quello di creare un canale trasparente con il blogger ed i suoi lettori, nel pieno rispetto del prezioso spazio di confronto ed informazione che gestisci”.
Ottimo. Tutto a posto quindi? Mica tanto. Se io voglio guadagnare, non c’è bisogno che loro mi dicano cosa scrivere. Basta che accedo “alla nostra piattaforma” e seleziono “la campagna più adatta allo stile del tuo blog”. Una qualunque va bene.
In realtà “loro” ce la mettono tutta per convincerti che si tratta di una “piccola rivoluzione dell’advertising” del tutto innocente e benefica. C’è anche un codice etico che condanna “l’inganno, l’infiltration, la disonestà, lo shilling, e altri tentativi di manipolare i consumatori”.
Ma l’inganno non è una sovrastruttura del buzz marketing: è il cuore stesso della strategia virale, nel senso deteriore del termine. Se io faccio un post dicendo: ho concordato con l’azienda Godimento lento di pubblicare un video che decanti le qualità del prodotto, che peraltro mi piace molto, l’efficacia sarà scarsina. Se invece metto, senza nessuna avvertenza particolare, un video in cui una morbida ragazza rifiuta le avance del nerboruto amante per dedicarsi alle gioie di Godimento lento, avrò ottenuto un ottimo risultato per l’azienda. Con un solo clic. Tanto che dall’agenzia si affrettano a specificare che se “pubblicherete un video verrete remunerati in base alle views ricevute. Voilà. Il tutto molto spontaneo, ovviamente.
Per farla breve, il buzz non ci piace, ci sembra una strategia scorretta e, anche nel migliore dei casi, un inquinamento della spontaneità del sito e del rapporto di fiducia con il lettore. Perché, come dicono i colti, si finisce nell’astroturfing, ovvero nella creazione di un consenso artificiale su un prodotto, alterando la percezione prima di tutto al blogger e poi ai suoi utenti.
E dunque lo diciamo apertamente: questo sito non fa passaparola, non fa buzz, non accetta compensi sotterranei per “consigli” camuffati da post.
Se, e quando, deciderà di accettare la pubblicità, lo farà apertamente e con trasparenza.
Tra l’altro, avendo scarse capacità di sublimazione del sesso con snack e patatine, continueremo a disprezzare la merendina Godimento lento, satura di orridi grassi idrogenati.

sabato 9 ottobre 2010

LA MAPPA
I magnifici 50 di Puntarella Rossa!




Visualizza Puntarella Rossa in una mappa di dimensioni maggiori


Romanità
Da Danilo (Merulana)
Quinto Quarto (Ponte Milvio)
Felice (Testaccio)
Da Settimio al Pellegrino (Navona)
Da Enzo (Ostiense)
Flavio al Velavevodetto (MonteTestaccio)
Fernanda (Portuense)
Palatium Enoteca Regionale del Lazio (via del Corso)
Renato e Luisa (Argentina)
Taverna Trilussa (Trastevere)
Enoteca Provinciale (Fori Imperiali)
Osteria di San Cesareo (San Cesareo)

Aperti di recente
L'asino d'oro (Montesacro)
Alchemilla (Colosseo)
Opificio (Re di Roma)
Flavio al Velavevodetto (Testaccio)
Snob (Prati)
Primo Sale (Circonvallazione Clodia)
Zoc (Zoccolette)
Anatra Grassa (Parioli)
Le Coq (Monteverde)
La scena (Piazza del Popolo)
Le civette (Monteverde)
Larys (Quartiere Trieste)

Regionali
Trattoria Monti (marchigiano, Esquilino)
La Capagira (pugliese, San Giovanni-Pigneto)
Distinti Sapori (mantovano e non solo, Flaminio)
Dal Toscano al Girarrosto (toscano, Prati)
Colline Emiliane (Emilia-Romagna, Trevi)
Capricci siciliani (siciliana, Panico-Centro)
Velando (lombardo, Vaticano)
Cantina di Ninco Nanco (Basilicata, Pantheon)
La Barchetta dal 1924 (napoletano, Prati)
Anatra Grassa (veneto, Parioli)

Cucina creativa
Le tre zucche (Portuense)
Settembrini (Prati)
Arcangelo (Prati)
Alchemilla (San Giovanni)
Satollo (Testaccio)
Giuda Ballerino (Tuscolano)
Acino Brillo (Garbatella)
La pace del palato (Pantheon)
La scena (Piazza del Popolo)
Antica Osteria dell'Incannucciata

Vegetariani
Arancia blu (Prenestino)

Aperitivi
Coffee Pot (Lega lombarda)
Enoteca Ferrara (Trastevere)
Tre scalini (Monti)
Baretto (Gianicolo)
The perfect bun (Vittorio Emanuele)
Tatì al 28 (via del Corso)

Mangiare bene la domenica
Primo (Pigneto)
Mamma Angelina (Quartiere Africano)
Mani in pasta (Trastevere)
Arancia blu (Prenestino)
Sforno (Tuscolano)

Mangiare bene il lunedì
Danilo (Merulana)
Felice (Testaccio)
Il focolare (Monteverde)
Quinto quarto (Ponte Milvio)
Palatium enoteca regionale (Piazza di Spagna)

Aperti dopo mezzanotte
T-bone (Crispi, Centro)
Bir and fud (Trastevere)
Il bar sotto il mare 2 (Prati)
Le naumachie (Celio)

In centro
Paris (Trastevere)
Renato e Luisa (Largo Argentina)
Grappolo d'Oro (Campo de Fiori)
Roscioli (Campo de Fiori)
Mani in Pasta (Trastevere)
Enoteca provinciale (Fori imperiali)

Pizzerie
Pizzarium (Prati)
Sforno (Tuscolano)
La gatta mangiona (Monteverde)
00100 Pizza (Testaccio)
La Fucina (Portuense)
Antica schiacciata romana (Monteverde)
Il secchio e l'olivaro (Portuense)
La pratolina (Prati)

Brunch
Sweety Rome (via Nazionale)
The Perfect bun (Navona)
Bocca di Dama (San Lorenzo)
ViviBistrot (Villa Pamphili)
Bibli (Trastevere)
Open Colonna (Monti)
Margutta RistorArte (Piazza del Popolo)
Gusto (piazza Augusto Imperatore)
Convoglia (Termini)
Cordon Rouge (piazza Navona)

Miglior rapporto qualità prezzo
Da Danilo (Merulana)
Quinto Quarto (Ponte Milvio)
Fernanda (Portuense)
Da Enzo (Ostiense)

Cheap
Burro e Sugo (Ostiense)

Pesce
La gensola (Trastevere)Tempio di Iside (San Giovanni)
Mamma Angelina (Quartiere Africano)
Le Mani in Pasta (Trastevere)
Capricci siciliani (Panico, Centro)
Chinappi (Fiume)
Larys (Quartiere Trieste)

All'aperto
Tempio di Iside (San Giovanni)
San Teodoro (Fori imperiali)
Acquolina (Fleming)
Satollo (Testaccio)
Arancia Blu (Prenestino)
Babette (Margutta)
Trattoria sul tetto (Vaticano)

Modaioli
Pastificio San Lorenzo (San Lorenzo)
Otto e mezzo (Veneto)
L'opificio (Re di Roma)
Snob (Prati)
Zoc (Zoccolette)

Stranieri
Green T. (cinese, Collegio Romano)
Hasekura (giapponese, Monti)
Kebab (arabo di lusso, Fiume)
Charlie Saucière (francese, San Giovanni)

Ristoranti di alto livello
L'arcangelo (Prati)
Glass (Trastevere)
All'Oro (Parioli)
L'Aquolina (Fleming)
Roscioli (Giubbonari)
Antico Arco (Gianicolo)
La scena (Piazza del popolo)

Wine bar con cucina
Trimani (Termini)
Il goccetto (Banchi vecchi)
Al vino al vino (Monti)
Casa Bleve (Navona)
Cavour 313 (Cavour)
Tramonti e muffati (Tuscolano)
Uve e Forme (Piazza Bologna)
Enoteca provinciale (Fori imperiali)

Qualcosa di speciale
A Tavola con tè (cucina anche a base di tè, Monti)
Said Fabbrica di cioccolato (cucina anche a base di cioccolato, San Lorenzo)
Maxela (macelleria-cucina, Borgo Vittorio)

sabato 25 settembre 2010

RISTORANTI ROMANI / PIAZZA DEL POPOLO
La Scena
Dépendance dell'Hotel Locarno: cucina promossa, ambiente rimandato
















Via della Penna 22. Tel.06.95557693 Cell.392.5069138.
Sito Internet: www.lascenaristorante.com. La mappa

Scena, fa scena. A cominciare dalla straordinaria fanciulla che in minigonna e tacchi vertiginosi ti conduce sorridente nei mai tanto agognati inferi. Lasciato a malincuore la carontessa, eccoci nel locale sottostante, dove è tutto un frusciare di giovani camerieri, tra eleganti tavoli con panno verde da gioco coperto da una lastra di vetro e candelina, sedie thonet, pavimento in marmo maiolicato. Alle pareti c'è una carta da parati con un uccellino fuori dalla gabbietta (c'è del simbolismo? mah), e una parete a specchio che contrasta con il resto e fa molto anni '80: tra l'altro, a sorpresa, il luccicante vetro cela una toeletta per gentiluomini con tuba e una ritirata per gentildonne, con tanto di lavacro e water-closet (se non capite come funziona, funziona così: si spinge il vetro). In un angolo in fondo alla sala c'è un pianoforte. Diciamo che l'atmosfera, come la musica di sottofondo, viaggia tra gli anni '30 e gli anni '80. Un tantino freddina a locale vuoto (la sera della visita c'era solo un gruppo di giovini pariolini ingioiellati), ma non si esclude che d'inverno, quando il camino che giace in fondo alla sala scoppietterà allegro, il clima diventi più amichevole. Il ristorante La Scena, aperto nella primavera scorsa, è la dépendance dell'Hotel Locarno, gioiellino liberty che ti fa sentire un dandy elegante e decadente appena oltrepassi la soglia. Qui, come per l'aperitivo, che si tiene nello splendido giardinetto del Locarno, la giustapposizione degli anni '30 con gli anni '80 non giova fino in fondo.

CUCINA Quanto al cibo, la cucina è raffinata e nient'affatto deludente. Lo chef è Giuseppe Ferreri, che ha lavorato per diversi anni con Bruno Barbieri all'Arquade, ristorante dell'hotel villa Del Quar (Verona, due stelle Michelin). La consulenza, e la carta dei dolci, sono di Stefano Preli, apprezzato chef del Pastificio, sulla Tiburtina a San Lorenzo. C'è un ottimo e soddisfacente menu degustazione (che può essere adattato, su richiesta) a 45 euro. Tra i piatti più degni di nota, l'uovo in crosta di pane con polenta, i tortelli d'oca con parmigiano e salsa alla mela verde, l'arrosto di calamaro ripieno con radicchio grigliato e battuto di capperi. Tra i dolci, un'insolita crème brulée al frutto della passione con ragù di banana, una zeppola fritta con cappuccino al cacao.

 IL CONTO Se si considera un pranzo con antipasto e secondo: carpacci di manzo con misticanza e aceto di lamponi (9), braciolette d'agnello (18), acqua (3), caffè 2,5. Totale: 32,5 euro. Se si considera un pranzo con antipasto e primo: parmigiana di melanzane (9), spaghettoni di Gragnano (10), acqua (3), caffè 2,5. Vino: un ottimo Lagrein San Michele Appiano (24)

BONUS Buon rapporto qualità e prezzo per una cucina non banale

MALUS Qualche incongruenza di stile, per un ambiente elegante ma un po' troppo indeciso tra il fascino retrò e le mille luci della modernità trendy

VOTI
Cucina: 7
Ambiente: 6
Servizio: 6,5
Prezzi: 6,5

venerdì 17 settembre 2010

Enoteca Provincia Romana

Largo del Foro di Traiano 84-86. Tel. 06-67662424. Chiuso la domenica. La mappa

Finalmente un buon motivo per non abolire le Province. Ci voleva quest'Enoteca provinciale (lode a Zingaretti), inaugurata pochi mesi fa, per dare un senso a un'istituzione che solo i leghisti, gente provinciale per definizione, ancora difendono. Però in questo caso Provincia fa davvero rima con tradizione. Basta dare un'occhiata al menù e addentare una ciriola con porchetta o una pizza con la mortadella per capire che siamo davvero in un posto speciale, in qualche modo assimilabile alla bellissima Enoteca Regionale Palatium (lode a Storace, forse l'unica cosa decente che ha fatto da Presidente), di via della Frattina. L'enoteca provinciale si trova a Palazzo Valentini, proprio di fronte alla Colonna Traiana. Per dirla con il comunicato stampa "è una vetrina sui migliori prodotti della provincia, un luogo di degustazione e di incontro in grado di accogliere eventi e appuntamenti con la città". Al netto della pubblicità istituzionale, è un posto piacevole soprattutto a pranzo, con qualche tavolino, in una zona, piazza Venezia, particolarmente povera di ristorazione di qualità e ormai in mano solo a ristoratori voraci, pronti a spennare gli incauti turisti di passaggio.
Ci si può sedere e mangiare un buon carpaccio con cruditù o un'insalata di mare, ma c'è anche l'asporto. Di qualità, con la ciriola (tipico panino romano) con porchetta, la rosetta con caciocavallo, la pizza romana con mortadella. Si beve, ovviamente, e bene, senza spendere una cifra (da 3 euro in su a bicchiere): una trentina le etichette tutte della provincia di Roma. Servizio giovane e dinamico.

DAL MENU' Dal menù Gran selezione di formaggi 16,5; Gran Tagliere misto di primizieromana 16,5; carpaccio di manzo con cruditè di spinaci e salsa di limone; alicette marinate con insalatina di campo 11; prosciutto crudo e melone 9; torta rustica con ricotta di pecora dop e spinaci 9; parmigiana di melanzane con pesto di basilico 10; zucchine romanesche e cannolicchi al cacio e pepe; rotella di coniglio con scarola olive della sabina e uva passa; insalata di mare 11,5; friselle al pomodoro e basilico con julienne di ; caprese di pomodori; gallinella con ricotta romana dop 7; pinzimonio 6; patate al forno 4; pizza romana con mortadella 4,5;  focaccia con melanzane al basilico e mozzarella di bufala 4,5; ciriola con porchetta di ariccia Igp; rosetta spianata romana con caciocavallo di bufala; yogurt al limone e fragoline di Nemi; tiramisu al latte sano e Gentilini 7; crema cotta, gelato artigianale 6,5; macedonia di frutta 5

BONUS I molti eventi enogastronomici per diffondere prodotti tipici del territorio. Qui trovate l'elenco delle iniziative fino a dicembre 2010
MALUS Pochi i tavolini

VOTI
Cucina 7,5
Ambiente: 7
Servizio: 7
Prezzi: 6,5