martedì 22 dicembre 2009

RISTORANTI ROMANI / SAN GIOVANNI
Charly’s Saucière



via San Giovanni in Laterano 270. Tel. 0670495666. Chiusura: domenica
La mappa

Il profumo, quell’aria calda e speziata, quella calma accogliente e morbida che ti accolgono quando apri la porta. E’ questo che ti colpisce appena entri da Charly’s Saucière, quarant’anni (appena festeggiati) di cucina franco-svizzera nel cuore della città, in via San Giovanni in Laterano. Un posto pulito, illuminato bene, che non si giova più della mano dello scomparso fondatore Charlie Zyca, ma dell’altrettanto sicura mano di un signore con i baffi (Stefano Cesaroni, con lui dal ‘73) che si muove per la sala con un buffo carrellino e incendia il Calvados davanti agli occhi luccicanti dei clienti. Poesia a parte, Charlie’s Saucière è una certezza della ristorazione cittadina, benemerito anche perché contribuisce ad arricchire la varietà della cucina in città, molto meno ricca e internazionale di quella milanese.

L’AMBIENTE
Tavoli molto (troppo se amate la comodità) ravvicinati, drappeggio rosso fuoco sotto l’arco che separa l’area della cucina dalla sala, tendine francesi alle finestre, scaffali di legno très bohemiens sparsi qua e là, pavimento piastrellato anni ’70, candele e chansonnier francesi in sottofondo. Aria da bistrot parigino, ma con una buona dose di elegante sobrietà elvetica. Se vi piace il minimalismo, il bianco morte e l’alluminio anodizzato avete sbagliato locale.

LA CUCINA Vedersi preparare una tartare di carne è un piacere degli occhi, seguito dal piacere del gusto. La tartare qui (19 euro) è preparata con filetto o controfiletto di manzo magro, succo di limone, rosso d’uovo, paprica dolce, peperoncino, cipolla tritata, senape di Digione, salsa worcester e salsa di pomodoro. La carne, come si intuisce, è uno dei punti forti della cucina di Charly’s. Tra gli antipasti si trovano diversi tipi di patè (tra i quali quello maison, buono ma non eccezionale 10), fois gras d’oca tartufato (25), salmone affumicato (12), insalata al roquefort (8), vol au vent con champignon (10). Tra i primi piatti consommè (uno è con sherry mathusalem invecchiato 30 anni, 9, un altro al midollo, 9), zuppe (di crostacei o di porri e patate, 9, di cipolle gratinate o di goulash 10). Riso al curry (10), con spugnole (12), con moriglie (12). Lumache alla Borgognona (12). Tra i secondo una sfilza di filetti: di carpaccio (18), di manzo alle erbe fini o alla bordolese (19), al pepe verde o alla spugnole (22), Strofogonoff (18).. Lombatina di vitello al Calvados (18), coq au vin (gallo al vino rosso, 18). Petto di faraona con ratatouille di verdura (18). Fonduta di formaggi svizzeri (32). Fonduta Bourguignonne (42). Ricordatevi di chiedere un roesti (piccolo o grande, 8 e 14), una frittata di patate. Inutile dire che c’è anche un piatto di formaggi svizzeri (16).

IL CONTO Considerando un patè maison (10), una tartare (19), un cestino di pane (5), un dolce (8) e un caffè (2) si raggiungono 44 euro a testa. Non poco, ma è una cucina di qualità. A parte, ovviamente, il vino (noi abbiamo preso un ottimo Chateau Picoron, 24)

LA CANTINA Spropositata: ottocento e più etichette, stipate nella cantina sotterranea e disseminate nelle casse in sala. Vino francese ma non solo.

Bonus: un clima piacevole e rilassante, la cucina originale, il servizio sorridente (a parte la ragazza con carrè alla francese, caruccia ma imbronciata)
Malus: l’agenzia di pompe funebri a fianco (ma non è colpa loro).


I VOTI
Cucina: 7
Servizio: 6,5
Ambiente: 7
Prezzi: 6,5

venerdì 11 dicembre 2009

RISTORANTI ROMANI / PONTE MILVIO
Quinto Quarto


via della Farnesina, 13 (Ponte Milvio). Tel. 06.3338768. Chiuso: domenica. www.ilquintoquarto.it
La mappa

All’amica che mi accompagna, dico che andiamo in Ponte Milvio ed è subito tutto uno storcere di naso. Che il terzo polo della movida romana, dopo San Lorenzo e Trastevere, tra lucchetti e ragazzini danarosi, è zona a rischio per chi non ha più sedici anni. E invece basta superare la piazza, fare qualche metro ed eccoci, un po’ defilati, da Quinto Quarto, trattoria raffinata che dal 2007 ha una nuova gestione, giovane e dinamica (dinamica? ma cosa scrivo?).
Quinto Quarto si presenta con un piccolo spazio interno e una lunga veranda esterna, magari non troppo elegante ma funzionale contro i freddi invernali. Sfortunatamente, la nostra ultima visita ha coinciso con l’approssimarsi del (troppo) santo Natale e l’ambiente era funestato da una cascatella di tremule lucine natalizie. Ma son dettagli. Perché da Quinto Quarto si mangia e bene. Senza troppo fronzoli e senza nessuna approssimazione. Nessuno che ti insulta, nessuno che canta stornelli romani, niente avanspettacolo da quattro soldi per turisti allocchi. Zero folclore e molta sostanza.

INTERIORITA’ E APPARENZA Quel che conta è questo straordinario piatto di strozzapreti alla carbonara che ci viene servito adagiato su uno (scomodo) vassoio di rattan. Un piatto sontuoso, cremoso al punto giusto, con un guanciale croccante da star male. Voi direte, ma che c’entra quindi il quinto quarto? Cioè, lo direste se sapeste che cos’è e siccome l’ignoranza regna sovrana (vabbè si scherza, su), son costretto a spiegarvelo: trattasi della quinta parte di un animale, paradosso per indicare le interiora dello stesso, le frattaglie povere, contraltare dei quattro quarti di nobiltà. Piatti tipici della romanità insomma, piuttosto grevi e poco allettanti, almeno per le eteree ninfette d’oggidì e per le eredi delle bianciardiane segretariette secche secche (ma quelle stanno a Milano): la trippa (la parte più pregiata è l'omaso, a Roma detta anche cuffia), i rognoni (i reni), la coda alla vaccinara, la coratella, la pajata, le animelle fritte e via dicendo. La gestione precedente aveva voluto chiamarlo così in omaggio alla tradizione e i nuovi arrivati (Filippo Santarelli in cucina e Federico Iannacci, in sala, sommelier) non hanno cambiato il nome, mantenendo nel menù le interiora, alleggerite però da una cucina sapiente, miracolosamente in equilibrio tra la tradizione romana e una leggera creatività moderna.

SUL TERRITORIO Ingredienti e vini arrivano spesso da fornitori locali, perché il ristorante abbraccia quella filosofia ormai di gran moda che corrisponde al “chilometro zero” (oddio l’ho scritto, finirò all’inferno). Termine e moda a parte, si tratta di un'ottima filosofia, che consente di cucinare piatti con ingredienti freschi, e non trattati, a prezzi inferiori, grazie al taglio dei costi per gli intermediari e per il trasporto. Per dirne qualcuno: la carne di bufala della valle dell’Amaseno, la lenticchia di Ventotene, la patata dell’Alto Viterbese, il carciofo romanesco, la marzolina della provincia diFrosinone, il pane di Genzano e Lariano, le olive di Gaeta, l’olio della Sabina, la nocciola dei monti Cimini.

IL MENU Tra i piatti in menù abbiamo trovato caponata di melanzane con tuorlo fritto, mozzarella di bufala in carrozza, paccheri alla gricia con pere, polpette alla romana con uvette e pinoli, pollo alla romana, coniglio viterbese, petto di vitella, saltimbocca, stinco cotto nella birra. C’è sempre una zuppa, con lenticchie di Ventotene o di Onano o fagioli di Gradoli. Per chiudere il consueto tortino di cioccolato caldo (un must dell’ultimo decennio, ultimo arrivato tra le mode dopo tiramisù e torta cioccolato e pere, che hanno impazzato negli ’80 e nei ’90), millefoglie con crema allo zabaione, crostata di ricotta di pecora e visciole. C’è anche una selezione di pasticceria laziale dell'antico forno di Angelo Colapicchioni. Ottima i sei cioccolati della Fabbrica del Cioccolato Said (San Lorenzo), con percentuali di cacao da 50 a 100, serviti insieme a rum e due sherry, dal secco all’extra dolce da uve Pedro Ximenez. A seconda dei giorni e delle disponibilità si possono trovare anche i calzonicchi, tortelli fatti in casa con ripieno di cervello.

I VINI Menzione speciale per la carta dei vini, che predilige i laziali, dando giusto spazio ai produttori emergenti e a vini di qualità a prezzi popolari. Troverete il Capolemole di Carpineti ma anche il Ferro e Seta e il Vigna Adriana, il Cabernet di Atina e il Cesanese del Piglio. Ottime le birre artigianali del Borgo, ovvero di Borgorose, provincia di Rieti.

A PRANZO A pranzo, da quest’anno, Quinto Quarto si trasforma in Cirioleria, dal nome della ciriola, panino romano servito con farciture di pregio: dalla trippa alla bufala, dallo strolghino al prosciutto di Guarcino. Ma ci sono anche ciriole vegetariane.

I PREZZI Tra gli antipasti la caponatina costa 9, i carciofi alla romana 7, la mozzarella di bufala in carrozza 7. Tra i primi, i favolosi strozzapreti alla carbonara vengono 9, la gricia con pere 12. Tra i secondi, il pollo d’erbe alla roma con pomodorini olive di gaeta e capperi fanno 12, così come le polpette alla romana, mentre il filetto di maiale con tagliata di mele viene 15. I dolci stanno tra 8 e 10 euro. Caffè a 2 euro. Acqua minerale Filette 3 euro. Per una bottiglia di Ferro e Seta abbiamo speso 25 euro.
Considerando un primo, un secondo e un dolce si spendono dunque tra i 30 e i 35 euro, vino escluso.

BONUS: la carta dei vini, tutta laziale, è ottima e a buon mercato. E per chi ha a casa un Amarone o un Brunello e vuole assaggiarlo con piatti di livello, può tranquillamente portarlo e degustarlo al ristorante. In sala il servizio gentile e preciso di Amaranta Taddia e Federico Iannacci

MALUS
: Può non piacere l'ambiente, la verandona bislunga. E i primi son talmente buoni che qualche volta fanno passare sotto silenzio i secondi. Per il resto c'è poco da trovare malus.
I VOTI
Cucina: 7,5
Servizio: 7
Ambiente: 6,5
Prezzi: 7
Altri link: Senza Panna