mercoledì 28 ottobre 2009

Alchemilla



Via di S. Giovanni in Laterano, 220 - tel. 06.77203202 Sito web: http://www.alchemillaristorante.com/ Chiusura: domenica

La ragazza ha due piercing simmetrici sul labbro superiore, è gentile, allegra e un po' goffa e ti spiega la filosofia del locale oscillando sulle gambe. Non si tratta di menù fisso, locuzione volgare, bensì di "percorso culinario guidato". Formula originale e un po' spiazzante che funziona così: prezzo fisso di 36 euro per una serie di portate (da 6 a 9). Il cliente mangia e tace (o al limite commenta, ma non sceglie). Ogni settimana lo chef cambia il menù e si dedica a una nuova sfida. La cucina è decisamente creativa.

L'AMBIENTE Alchemilla è il nome di una pianta magica: gli alchimisti, alla ricerca della pietra filosofale, bevevano la rugiada posata sulle sue foglie. Il locale nasce nell'estate del 2008, sulle ceneri della Tana dei golosi. Si trova in via San Giovanni Laterano, a due passi dalla splendida basilica di San Clemente ("trahite, fili de puta!") (come non l'avete vista? malissimo, andate subito e sul tema leggete anche "Senza verso" dell'ottimo Emanuele Trevi). Dopo un po' di rodaggio il ristorante si costruisce una buona fama, entrando subito nelle guide (Ristoranti d'Italia e Gambero Rosso). Lo chef è il venticinquenne Francesco Magiar Lucidi (ha lavorato da Quando Voglio e da George's), aiutato dalla sorella Ginevra (detta, a quanto pare, la Gatta. E' anche attrice, ha fatto "l'assistente d'orgia" in un De Sade). La sala è molto lunga e stretta, con quadri di artisti italiani contemporanei alle pareti e luci piuttosto raggelanti. Le pareti non trasudano calore umano ma sono eleganti.

IL MENU Ogni settimana il menu cambia. A noi è toccata la settimana di cucina romana, naturalmente rielaborata. Si comincia con il classicissimo pizza e mortadella, che diventa una mousse di mortadella, con pistacchi, fichi secchi e riduzione di porto (un po' troppo croccante la pizza, nel complesso buona). A seguire i fritti (in chiara d'uovo e semolino): cardo, arancia (ottimo!), carciofo e primo sale. Poi risotto Carnaroli con acciughe, scorza di limone e coratella; ancora: coda alla vaccinara con una crema di cioccolato; nervetti in hummus di ceci, baccalà sottovuoto, il tutto decorato con germogli di soia; vellutata di erbe amare di campo con cremoso di parmigiano reggiano 36 mesi e noci fresche; per finire, nougat-nocciola, ganache (crema) al cioccolato con rocce di zucchero e germoglio di barbabietola e gelée ai frutti di bosco.
Insomma una maratona gastronomica nei piatti, della tradizione romana, compreso il mitico quinto quarto, sia pure alleggerito e ingentilito. Se il risotto è tutto sommato trascurabile, i fritti niente di che (a parte l'arancia), si segnalano l'ottima coda alla vaccinara, la vellutata con cremoso e il dolce finale, veramente ottimo. A questo prezzo è difficile trovare uguali nella ristorazione di qualità (creativa).

GIUDIZIO Una prima visita, si sa, non basta e presto ne faremo un'altra, come fa sempre Puntarella. Per qualcuno, come si dà conto nei link in fondo, è il locale dell'anno, ma è subito polemica. Per Puntarella è un buon indirizzo da tenere d'occhio, sia pure con i suoi non pochi difetti, a cominciare dall'ambiente un po' glaciale, ivi compresa la deprecabile musichetta indiana di sottofondo (ma pare che non ci sia sempre, per fortuna).

IL CONTO Mai fu più facile darne conto (!): una bottiglia d'acqua (2.2), un ottimo Barbera (30), 1 caffè (1), due menù (72): totale 105,2, a testa 52 e rotti.
BONUS Prezzo più che abbordabile per una cucina di qualità

MALUS L'ambiente troppo freddo. La mancanza di alternative: o ti piace quella minestra (sia pure molto gourmet) o salti dalla finestra.

VOTI
Cucina: 7
Servizio: 7
Ambiente: 6
Prezzi: 7

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