lunedì 22 giugno 2009

ESTATE / MANGIARE ALL'APERTO A ROMA
Dehors, verande, giardini




(attenzione: post in continuo aggiornamento!) (gradite segnalazioni!)

A bloccarla in un fermo immagine, di quelli che faceva Scola, viene in mente la tavolata del Roma di Fellini, “con i neon dei negozi, le portate dei camerieri sbracati, i piatti di lumache fumanti, la pajata, la coda alla vaccinara, i fagioli al fiasco, le facce dei vicini, gli scazzi tra marito e moglie, il tram che taglia in due l’area del trionfale banchetto…” (Fulvio Abbate). E’ la Roma popolare dei cortili, dei tavoli con la tovaglia di plastica e i piatti bisunti di cibi grevi ma paradisiaci. La scena fu girata agli Spaghettari e loro sono ancora lì, più turistici e meno genuini, nell'ex bellissima piazza San Cosimato. La Roma di chi viene dal Nord, (“noord, la capisci questa parola?Albanese, in Cuore) è spesso immersa in questa atmosfera e il mangiare fuori, per strada, nelle piazze, ma anche nei magnifici giardini, nei pergolati, nei raffinati dehors, nelle verande, è una delle cose che fanno amare di più Roma. Detto questo, arrivati al 2009, si tratta di trovarli dei posti decenti che uniscano il buon cibo e il buon bere a un ambiente piacevole e fresco. Qui ci proviamo, con il beneficio dell’inventario e l’auspicato aiuto dei nostri 25 lettori.

POPOLARI Sedersi su una panca, rovistare con i piedi sulla ghiaietta, mangiare una bistecca alla brace. Succede alla Casetta Rossa della Garbatella, luogo ultrapopolare, a metà tra una festa dell’Unità e un centro sociale, ma con dimensione familiare e disinvolta. E’ gestito da un “collettivo popolare” che in accordo con il Comune si occupa anche del parco vicino. Ci puoi trovare Erri De Luca che legge un suo libro o la festa del quartiere. E ci puoi mangiare e stramangiare con dieci euretti. Pajata, trippa e coratella sono ospiti fissi da Betto e Mary, istituzione del Tuscolano, che gode di fama antica, ma anche di recenti disappunti e critiche. Qualità non elevata, ma grande scenario per il Biondo Tevere, Ostiense, che ospitò l’ultima cena di PPP prima dello sciagurato giro all’Idroscalo di Ostia. Sulla strada, ma in zona tranquilla, c’è Gianni Cacio e Pepe, enclave scaciata nel raffinato quartiere di Prati.

RILASSANTI La Garbatella offre una buona scelta di luoghi rilassanti e confortevoli. Ottima cucina e qualche tavolo nel dehors la offre il Ristoro degli Angeli, di fronte al Palladium, e qualche metro più sopra, tra i lotti popolari e fascisti, ecco il tradizionalissimo DarMoschino. Cambiando zona della città, si consiglia un salto all’Ortica, dove il patron napoletano Vittorio Virno vi può intrattenere nella terrazza su attori e artisti che hanno frequentato il locale, compreso Ugo Tognazzi, di cui all’interno è custodita una preziosa copia del Rigettario. Si mangiano gattò di patate, calamarate e sfizi vari partenopei. Consigliata una perlustrazione anche all’interno, dominato da Schifano, Guttuso e modernariato vario.

PESCE Da segnalare tra le new entry il tranquillo Gens, quartiere Monti, dove lavora l’ex cuoco asiatico di Fish che contamina fusion e tradizione. Ottimi i crudi di pesce e a prezzi più che accettabili. Non molto distante c’è il Tempio di Iside, di cui abbiamo dato conto, regno del crudo in un ambiente tranquillo e molto piacevole. Meno raffinato, il Bar sotto il mare, che garantisce pace e qualità.

CREATIVITA’ APPARTATA Come non citare le Tre Zucche, uno dei migliori ristoranti romani, gestito da giovani pieni di ingegno, con una cucina mai banale, con trovate originali e mai forzate. Il tutto nella pace di una stradina acquattata dentro il Portuense.

CLASSICONI Non mi fate l’errore di sottovalutare la Taverna Trilussa. Già vi vedo che storcete il naso: naa, troppo turistico... E i turisti ci sono, certo, d’altronde siamo a Trastevere. Ma laTrilussa resta strategica, oltre che per la posizione, per il grande dehors con molti tavoli, e per la cucina, sempre all’altezza della tradizione. Così come resta un punto fermo in zona Paris (da provare le ostriche, ottime). Sempre in zona non mancano le offerte popolari: da Ivo la Pizza a Popi Popi fino all’Obitorio (Ai Marmi – Panattoni).

PITTORESCHI Come non citare la Limonaia di Villa Torlonia che, aldilà di una cucina controversa, mette in scena una cena “suggestiva”, come direbbero le guide vere.

PIGNETO Zona particolarmente favorevole all’aria aperta, conta al suo attivo l’ottimo Primo, che ha predisposto un piacevole dehors sulla strada. Ma qui si può mangiare anche alla Locanda dell’Interprete, che ha uno spazio all’aperto, ricavato internamente. E naturalmente a Necci, risorto a nuova vita dopo l’incendio di qualche mese fa.

CENTRO Scenario da paura, in una delle più belle piazze di Roma, piazza di Pietra. L’Osteria dell’Ingegno di sera piazza qualche tavolino e si può cenare in tranquillità, compatibilmente con il popolo modaiolo di Salotto 42, di solito su di giri e non solo per l’alcol. Più spostato verso l’Ara Pacis, ecco l’Osteria della Frezza, che offre tavolini e cibo mai scadente.

CHIC Guadagno, pago, spendo e pretendo, si direbbe a Milano. Così è quasi inutile fare i nomi di alcuni dei più noti ristoranti da sciuri, come il Presidente e Piperno. Ma quello che davvero merita per lo scenario straordinario, per il giardino e per la cucina è il San Teodoro, ai piedi del Campidoglio. Da segnalare, sempre per lo splendido ambiente, la Veranda, a Castel Sant'Angelo, e la Terrazza, zona Veneto: prezzi, ovviamente, salatissimi.

giovedì 18 giugno 2009

Repubblica, una guida mediocre e inutile



Adesso, non è che stiamo a fare il giochino di chi ce l'ha più dura (la guida), anche perché qui stiamo parlando di davide (noi) e golia (loro), ma la nuova guida dei ristoranti romani di Repubblica, uscita lunedì, è l'ennesimo prodotto mediocre, fuorviante e soprattutto inutile.


Un librone di 945 pagine, esorbitante, ipertrofico, con 2800 "recensioni" e 120 mappe a colori (ma erano poi necessarie?). Si chiama Ristoranti di Roma 2009-2010 e già ci sarebbe da ridire su questa ridicola corsa contro il tempo che porta ad anticipare sempre più la data di copertina (pensavo di pubblicare a breve una guida targata 2009-2012).


La cosa più utile della guida sono gli indici tematici, suddivisi per categorie. Per il resto è un catalogo sterminato, e quindi inutile, di posti completamente dissimili, di cui non viene evidenziata la diversità. Una rassegna acritica di elogi, encomi, celebrazioni. E non ci sarebbe niente di male se si fosse scelta una selezione ristretta, o quantomeno non enciclopedica, dei ristoranti. E invece c'è di tutto, 'ndo cojo cojo: è un repertorio simile a un elenco alfabetico privo di ogni utilità, stilato da compilatori perennemente entusiasti.


Il tono apologetico si perdonerebbe anche (ma anche no), se non fosse che poi ogni tanto ti imbatti in qualche bella pagina di lampante conflitto d'interessi. Prendiamo pagina 76. Qui troviamo una bella recensione di Estrobar, all'Ostiense, dove si raccontano mirabilie dell'"arredamento di design curato", degli "insoliti e stuzzicanti accostamenti", dell'"orchestra di mestoli e tegami", del "mosaico di sapori" e via in un crescento di "prelibati" e "deliziosi". Ora, uno può anche essere in buona fede, e non c'è bisogno di chiamare in causa la ben nota categoria della "marchetta", ma nella pagina a fronte (dico, a fronte!), c'è una pagina intera di pubblicità. Indovinate di chi? Di Estrobar. E che credibilità può avere a quel punto la critica? Cascano le braccia e altre suppellettili scrotali.


Voi direte, bella forza, Puntarella Rossa ha tutto l'interesse a demolire le guide ufficiali perché vuole prendere il loro posto. Vero, ma anche falso. Perché una guida fatta bene, e quelle del Gambero Rosso, fatta la tara alle talvolta giustificate polemiche, sono fatte bene, aiutano anche noi. Le guide online sono utili, ma per ora complementari rispetto all'informazione ufficiale della carta stampata. E' che da Repubblica, da una guida che costa 12.90, uno si aspetterebbe qualcosa di più. Ma forse siamo noi che siamo incontentabili e anche un po' degli spaccamaroni (scusate il milanesismo).

venerdì 12 giugno 2009

Tempio di Iside




via Pietro Verri 11 (Colosseo). Tel. 06-7004741. Giorno di chiusura: domenica

Se arrivi verso le nove, puoi vedere delle signorinelle piuttosto dimesse, struccate e con gli zoccoli, che entrano nel portone nero. Se poi quel portone lo varchi qualche ora dopo, potrai trovare le stesse signorinelle in forma splendente con tacchi a stiletto e corpi sinuosi e scoprirai che sono delle signore pornostar e che quello è il Colosseum night club. Contraddizioni della modernità, perché il club si trova stretto tra due templi di Iside. Il primo è quel che resta del tempio eretto alla divinità egizia della maternità e della fertilità, Iside, simboleggiata da una vacca, la Scandalosa e la Magnifica, la Prostituta e la Santa. Il secondo, a destra del night, è il ristorante Tempio di Iside, con il suo magnifico dehor, ristoro e benedizione nella calura romana. La zona è via Verri, tra via Labicana e via Merulana, a due passi dal Colosseo. Piazza Iside, a fianco, è stata rimessa a posto di recente, la fontana dove si abbeveravano i cavalli del primo stabilimento Peroni è stata restaurata, rifatti sampietrini e selci, installate panchine di travertino, realizzato un giardinetto di melangoli (aranci amari).

Il crescente successo del ristorante si deve, certo, alla piacevole frescura, ma anche agli straordinari crudi di pesce che arrivano copiosi su piatti depositati tre metri sopra il tavolo e a pochi centimetri dal cielo. Il locale ha anche una parte interna, piuttosto kitch e inguardabile con tutti quegli stucchi, ma da un paio d'anni si è allargato pochi metri a destra, guadagnando spazi in interni e soprattutto in esterni. Il patron, il calabrese Francesco Tripodi (con compagna venezuelana), è piuttosto molesto e circuisce il povero cliente con battute a raffica e calembour di dubbio gusto. Suo obiettivo primario, rifilare un Critone Librandi, vino calabrese s'intende, a chiunque faccia l'errore di tentennare. Su 2spaghi c'è la testimonianza di un cliente che lo ha sentito esortare a "ciucciare le teste dei pesci nei piatti". Incommentabile.

Detto questo, la carrella di antipasti crudi e cotti è fantastica. Come nel pranzo di Babette, arrivano di continuo nuovi piatti di scampetti crudi, tartare di tonno, gamberi, mazzancolle capesante (una p? non l'ho mai capito) e ogni ben diddio. A seguire ci sono primi di livello, spaghetti al riccio, scialatielli con uova di Sanpietro e scampi. Poi pescetti al forno o alla griglia a volontà. Si chiude con cassata e cannoli. Il voto finale alla cucina sarebbe stato oltre sette, se non fosse che un amico puntarella è incappato in una pessima tagliata di tonno, votata con un quattro tondo. Incidente di percorso, si presume, perché il livello normalmente è ben al di sopra della media.

Non è un incidente invece, ma pura e furbizia commerciale, il conto che ci è stato propinato. Considerando che ci siamo strafogati con un quintale di antipasti e con un dentice e con il Critone di cui sopra, non è neanche poi eccessivo. Se non fosse che la ricevuta riporta solo due menu a prezzo fisso, 52,5 cadauno, senza ulteriori spiegazioni. Il prezzo fisso non ce l'aveva annunciato nessuno e del resto i prezzi erano inverificabili non avendoci portato nessun menù. Epperò, digeriti difetti e approssimazioni, si esce dal Tempio con la voglia di tornarci e in fretta.


Bonus: il dehor, gli straordinari crudi

Malus: il servizio invadente e sciatto, il conto piuttosto salato


I NOSTRI VOTI

Cucina: 7
Ambiente: 8
Servizio: 4
Prezzi: medio alti

Le altre guide: c'è solo nel Mangelo, che gli dà un bel 7 in cucina

domenica 7 giugno 2009

Cento ristoranti per categoria

Aggiornato a ottobre 2010

Una selezione di ristoranti testati e consigliati da Puntarella Rossa

Romanità
Da Danilo (Merulana)
Quinto Quarto (Ponte Milvio)
Felice (Testaccio)
Da Settimio al Pellegrino (Navona)
Da Enzo (Ostiense)
Flavio al Velavevodetto (MonteTestaccio)
Quirino (Trastevere)
Fernanda (Portuense)
Palatium Enoteca Regionale del Lazio (via del Corso)
Renato e Luisa (Argentina)
Taverna Trilussa (Trastevere)


Aperti di recente
L'asino d'oro (Montesacro)
Alchemilla (Colosseo)
Opificio (Re di Roma)
Flavio al Velavevodetto (Testaccio)
Snob (Prati)
Primo Sale (Circonvallazione Clodia)
Zoc (Zoccolette)
Anatra Grassa (Parioli)
Le Coq (Monteverde)
La scena (Piazza del Popolo)

Regionali
Trattoria Monti (marchigiano, Esquilino)
La Capagira (pugliese, San Giovanni-Pigneto)
Distinti Sapori (mantovano e non solo, Flaminio)
Dal Toscano al Girarrosto (toscano, Prati)
Colline Emiliane (Emilia-Romagna, Trevi)
Capricci siciliani (siciliana, Panico-Centro)
Velando (lombardo, Vaticano)
Cantina di
Ninco Nanco (Basilicata, Pantheon)
La Barchetta dal 1924 (napoletano, Prati)
Anatra Grassa (veneto, Parioli)


Cucina creativa Le tre zucche (Portuense)
Aperitivi Coffee Pot (Lega lombarda)
Enoteca Ferrara (Trastevere)
Tre scalini (Monti)
Freni e Frizioni (Trastevere)
Baretto (Gianicolo)
The perfect bun (Vittorio Emanuele)

Mangiare bene la domenica
Primo (Pigneto)
Mamma Angelina (Quartiere Africano)
Mani in pasta (Trastevere)
Arancia blu (Prenestino)
Sforno (Tuscolano)


Mangiare bene il lunedì
Danilo (Merulana)
Felice (Testaccio)
Da oio a casa mia (Testaccio)
Il focolare (Monteverde)
Quinto quarto (Ponte Milvio)
Palatium enoteca regionale (Piazza di Spagna)

Aperti dopo mezzanotte T-bone (Crispi, Centro)
Bir and fud (Trastevere)
Il bar sotto il mare 2 (Prati)
Doppio Zero (Ostiense)
Le naumachie (Celio)
In centro Paris (Trastevere)
Renato e Luisa (Largo Argentina)
Grappolo d'Oro (Campo de Fiori)
Roscioli (Campo de Fiori)
Mani in Pasta (Trastevere)
Enoteca provinciale (Fori imperiali)

Pizzerie Pizzarium (Prati)
Sforno (Tuscolano)
La gatta mangiona (Monteverde)
00100 Pizza (Testaccio)
La Fucina (Portuense)
Antica schiacciata romana (Monteverde)
Il secchio e l'olivaro (Portuense)
La pratolina (Prati)

Brunch
Sweety Rome (via Nazionale)
Co2 (Navona)
ViviBistrot (Villa Pamphili)
Bibli (Trastevere)
Open Colonna (Monti)
Margutta RistorArte (Piazza del Popolo)
Beehive Cafe (Termini-Esquilino)
Gusto (piazza Augusto Imperatore)
Convoglia (Termini)
Doppio Zero (Ostiense)
Cordon Rouge (piazza Navona)

Per palati forti
Priscilla (Appia)
Grottino del Traslocatore (Garbatella)
Mimì e Cocò (Pigneto)
Betto e Mary (Tor Pignattara)
Il Quagliaro (Quarticciolo)
La Casetta Rossa (Garbatella)

Miglior rapporto qualità prezzo Da Danilo (Merulana)
Quinto Quarto (Ponte Milvio)
Fernanda (Portuense)
Da Enzo (Ostiense)
Cheap
Burro e Sugo (Ostiense)

Sopravvalutati
Checco er carrettiere (Trastevere)
Taberna Recina (San Giovanni)
Bir and Fud (Trastevere)
Gianni Cacio e Pepe (Prati)
Sottovalutati
Danilo (Merulana)
Quinto Quarto (Ponte Milvio)
Enzo (Ostiense)
Osteria Pistoia (Monteverde)

Pesce La gensola (Trastevere)
Tempio di Iside (San Giovanni)
Mamma Angelina (Quartiere Africano)
Le Mani in Pasta (Trastevere)
Capricci siciliani (Panico, Centro)
Crab (crostecei, Colosseo)
Piazza Caprera (Trieste)

All'aperto
Tempio di Iside (San Giovanni)
San Teodoro (Fori imperiali)
La Quercia (Farnese)
Acquolina (Fleming)
Satollo (Testaccio)
Arancia Blu (Prenestino)
Babette (Margutta)
Trattoria sul tetto (Vaticano)
Piazza Caprera (Trieste)
Modaioli
Pastificio San Lorenzo (San Lorenzo)
Otto e mezzo (Veneto)
L'opificio (Re di Roma)
Snob (Prati)
Zoc (Zoccolette)
Wine bar con cucina
Trimani (Termini)
Il goccetto (Banchi vecchi)
Al vino al vino (Monti)
Casa Bleve (Navona)
Cavour 313 (Cavour)
Tramonti e muffati (Tuscolano)
Uve e Forme (Piazza Bologna)
Enoteca provinciale (Fori imperiali)

Stranieri Green T. (cinese, Collegio Romano)
Hasekura (giapponese, Monti)
Kebab (arabo di lusso, Fiume)
Charlie Saucière (francese, San Giovanni)

Ristoranti di alto livello
L'arcangelo (Prati)
All'Oro (Parioli)
L'Aquolina (Fleming)
Roscioli (Giubbonari)
Antico Arco (Gianicolo)
Glass (Trastevere)
La scena (Piazza del popolo)

Qualcosa di speciale
A Tavola con tè (cucina anche a base di tè, Monti)
Said Fabbrica di cioccolato (cucina anche a base di cioccolato, San Lorenzo)
Maxela (macelleria-cucina, Borgo Vittorio)

(post soggetto ad aggiornamento continuo, anche grazie alle vostre segnalazioni)


Settembrini (Prati)

Arcangelo (Prati)

Alchemilla (San Giovanni)

Satollo (Testaccio)

Giuda Ballerino (Tuscolano)

Acino Brillo (Garbatella)La pace del palato (Pantheon)La scena (Piazza del Popolo)

Vegetariani

Arancia blu (Prenestino)

lunedì 1 giugno 2009

GRANDE CUCINA A PRATI
Settembrini 

Via Settembrini 27. Tel: 06 3232617. Sito: http://www.ristorantesettembrini.it/
La mappa
Settembrini come la via di Prati che li ospita. Settembrini come Luigi, scrittore e patriota. Settembrini come il personaggio della Montagna incantata. Settembrini come il ristorante che riesce a modellare in un impasto straordinario il solitamente indigeribile connubio modernità-eleganza e tradizione-calore. Lo fa attraverso il sapiente dosaggio di elementi pseudocoloniali ad altri modernissimi e quasi minimal e attraverso la gestione perfetta di una luce calda e diffusa.
Soprattutto a partire dal cambio di gestione, che risale al 2007, si può ormai dire che sia pure con qualche difetto, Settembrini sia entrato a pieno titolo nei migliori ristoranti romani.

L'AMBIENTE All'ingresso c'è un bel dehors pergolato, a pochi metri da una farmacia con tanto di distributore automatico di profilattici (il che non è scontato, visto che siamo a Prati, a pochi passi da casa paparatzi). L'ambiente interno è splendido e caldo, un bel bancone con una maestosa affettatrice rossa e antica: più che altro di bellezza, perché al fianco c'è un prosciuttone pronto per farsi affilare da un coltello. Dietro il bancone c'è una grande lavagna nera con i piatti del giorno. Alle pareti spiccano originali scaffali di legno asimmetrici che contengono bottiglie di vino ma anche libri. E non di quelli del Club degli editori, messi per far scena. Sembrano libri veri, magari anche letti: come il per nulla scontato Emanuel Carnevali del "Primo Dio". E poi i vecchi libri cartonati e marroncini della Piccola Biblioteca Mondadori, da Pigmalione a Jules e Jim. C'è anche l'indispensabile Manuale del vero gaudente, giusto per ricordare che la letteratura è necessaria ma non sufficiente. Inframezzati alle pareti ci sono due enormi quadri polittici, che ritraggono una quercia secolare. Unica pecca: l'orrido quadro argentato. Da dimenticare.

IL MENU C'è un menu di pesce a 50 euro che comprende caprese di triglia con asparagi, baccalà in brodo di limone e bucce di piselli, minestra di pasta mista con ceci e gamberi, zuppa di pesce, crema di pistaccio e lavanda con ravioli di mela verde. Il menù di carne prevede lasagne e crudo di carne, insalata di anatra affumicata e ciliege, zuppa di ricotta di bufala con paccheri ripieni di agnello e zenzero, piccioni alle erbe con marmellata. Torta di cioccolato con composta di fragole e cannella salata. Tra gli altri piatti ci sono i crudi di pesce (24 euro), la caprese di triglia con asparagi (26), i fagioli nella pasta con le cozze (14 euro), la minestra di pasta mista con ceci e gamberi (16). Non mancano il pescato del giorno (20 euro) e un maialino al latte (20). Seguono la torta del giorno (10) e il gelato (7).
Nel menù c'è anche una citazione di Joyce, che fa al caso nostro: Dio fece il cibo ma il diavolo fece i cuochi. Sempre amato l'inferno.

Bonus: il prosciutto al coltello, il maialino al latte, i crudi di pesce

Malus: le porzioni non sempre abbondanti, i prezzi non particolarmente modici.

LA NOSTRA CENA

Scontrino per due. Data: 16 maggio. Cameriera: Alessandra

Vino rosso 24 euro
Acqua filette 3
Franciacorta cavalleri 14
Minestra 16
Zuppa di ricotta 10
Triglia con puntarelle 16

maialino di cinta 20
gelato 7
morbido di cioccolato 10
totale 120 (60 a testa)


I NOSTRI VOTI
Cucina 7,5
Ambiente 7,5
Servizio 7
Prezzi Medio-Alti
Le altre guide: Mangelo: 8 Gambero Rosso: 77 e una forchetta