sabato 9 maggio 2009

STRONCATURE
Checco er Carettiere




Via Benedetta 10/13, Trastevere. 06-5800985 Sempre aperto. http://www.checcoercarettiere.it/.

Il punto non è Bardot Brigitte Andreotti Giulio né tantomeno l’orrenda galleria di avventori illustri pubblicata in ordine alfabetico (cognome e nome, come i carabinieri) sul sito www.checcoercarettiere.it/avventori.html. Il punto è l’arzilla. Anzi, la minestra di broccoli e arzilla. E cioè uno dei piatti più pregiati della cucina tradizionale romana, nonché l’unico non ancora sputtanato da orde di apprendisti cuochi e cuocarelli.
Ecco, "dopo 60 anni e 60 governi", come amano ripetere quelli dello staff, uno dei pochi motivi per continuare a venire qui da Checco il Carrettiere, ex grande ristorante - ora tempio dei turisti giapponesi, dei marescialli della guardia di finanza, nonché delle signore coatte già clienti dell’orrido Puff di Lando Fiorini, è la minestra di broccoli e arzilla. Che poi è un pesce. La fanno benissimo, qui (paragonabile solamente a quella di Paris) e hanno anche la cura di servirla col limone affianco, che è la morte sua.
Il resto è la storia di una decadenza. Il locale a Roma è un mito. Prima segheria, poi garage, infine falegnameria, nel 1935 viene acquistato per 24mila lire da Francesco, che poi è un personaggio storico: l’ultimo carrettiere di Roma. Francesco apre una bettola e svolta praticamente subito: quando un giorno, sempre nel 1935, si siede al tavolino in fondo a sinistra, il signor Carlo Alberto Salustri (Trilussa) che dopo un par de litri a mille gradi decide che quello sarà il suo nuovo ufficio. Il successo di Checco è travolgente. Negli Anni 60 irrompe nelle guide turistiche di tutto il mondo. Dalle quali ancora non è stato schiodato.
Oggi i discendenti di Checco non fanno in tempo a contare i soldi. E siccome è gente sveglia, hanno comprato praticamente tutta via Benedetta aprendo nell’ordine: un bar-pasticceria, una gelateria, un fruttivendolo (specializzato in frutta esotica), un secondo bar (questo in via della Scala) e una trattoria che serve gli stessi piatti di Checco "il ristorante" ma a prezzi più bassi (essendo più bassa anche la qualità del servizio).
Peccato che i cuochi "acquistati" dai proprietari dell’impero non siano all’altezza dei consulenti immobiliari (arzilla a parte). La cacio e pepe è drammaticamente sbagliata, colpa probabilmente del pecorino troppo violento e di una certa sciatteria nel preparare l’impasto. L’amatriciana è appena sufficiente. La gricia improponibile, se non per i commessi viaggiatori del Wisconsin. I secondi sono da cenone di capodanno come del resto anche i prezzi (assolutamente fuori mercato). I carciofi alla giudìa sarebbero stati anche mangiabili, se solo ci fosse stato il sale. Di alto livello solamente i dolci (fatti nel laboratorio comune con il bar pasticceria). Che dire di più? Di certo non vi avvelenano, né più né meno che in altri ristoranti. Alcuni piatti sono anche buoni, ma di certo la fama da lunga pezza non è più commisurata alla qualità.
Sulla porta della cucina c'è scritto: "Quando cucino io, scansateve". Ce scansamo.

Bonus: la terrazza. Ottimi i dolci e la cantina. Si consiglia il vino della casa, non caro e buono.
Malus: il resto.
Cucina: 6. Ambiente: 6,5. Servizio 6. Prezzi: alti
Le altre guide: Mangelo: 7 Roma nel Piatto: 7 Gambero Rosso: 69

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