martedì 22 dicembre 2009

RISTORANTI ROMANI / SAN GIOVANNI
Charly’s Saucière



via San Giovanni in Laterano 270. Tel. 0670495666. Chiusura: domenica
La mappa

Il profumo, quell’aria calda e speziata, quella calma accogliente e morbida che ti accolgono quando apri la porta. E’ questo che ti colpisce appena entri da Charly’s Saucière, quarant’anni (appena festeggiati) di cucina franco-svizzera nel cuore della città, in via San Giovanni in Laterano. Un posto pulito, illuminato bene, che non si giova più della mano dello scomparso fondatore Charlie Zyca, ma dell’altrettanto sicura mano di un signore con i baffi (Stefano Cesaroni, con lui dal ‘73) che si muove per la sala con un buffo carrellino e incendia il Calvados davanti agli occhi luccicanti dei clienti. Poesia a parte, Charlie’s Saucière è una certezza della ristorazione cittadina, benemerito anche perché contribuisce ad arricchire la varietà della cucina in città, molto meno ricca e internazionale di quella milanese.

L’AMBIENTE
Tavoli molto (troppo se amate la comodità) ravvicinati, drappeggio rosso fuoco sotto l’arco che separa l’area della cucina dalla sala, tendine francesi alle finestre, scaffali di legno très bohemiens sparsi qua e là, pavimento piastrellato anni ’70, candele e chansonnier francesi in sottofondo. Aria da bistrot parigino, ma con una buona dose di elegante sobrietà elvetica. Se vi piace il minimalismo, il bianco morte e l’alluminio anodizzato avete sbagliato locale.

LA CUCINA Vedersi preparare una tartare di carne è un piacere degli occhi, seguito dal piacere del gusto. La tartare qui (19 euro) è preparata con filetto o controfiletto di manzo magro, succo di limone, rosso d’uovo, paprica dolce, peperoncino, cipolla tritata, senape di Digione, salsa worcester e salsa di pomodoro. La carne, come si intuisce, è uno dei punti forti della cucina di Charly’s. Tra gli antipasti si trovano diversi tipi di patè (tra i quali quello maison, buono ma non eccezionale 10), fois gras d’oca tartufato (25), salmone affumicato (12), insalata al roquefort (8), vol au vent con champignon (10). Tra i primi piatti consommè (uno è con sherry mathusalem invecchiato 30 anni, 9, un altro al midollo, 9), zuppe (di crostacei o di porri e patate, 9, di cipolle gratinate o di goulash 10). Riso al curry (10), con spugnole (12), con moriglie (12). Lumache alla Borgognona (12). Tra i secondo una sfilza di filetti: di carpaccio (18), di manzo alle erbe fini o alla bordolese (19), al pepe verde o alla spugnole (22), Strofogonoff (18).. Lombatina di vitello al Calvados (18), coq au vin (gallo al vino rosso, 18). Petto di faraona con ratatouille di verdura (18). Fonduta di formaggi svizzeri (32). Fonduta Bourguignonne (42). Ricordatevi di chiedere un roesti (piccolo o grande, 8 e 14), una frittata di patate. Inutile dire che c’è anche un piatto di formaggi svizzeri (16).

IL CONTO Considerando un patè maison (10), una tartare (19), un cestino di pane (5), un dolce (8) e un caffè (2) si raggiungono 44 euro a testa. Non poco, ma è una cucina di qualità. A parte, ovviamente, il vino (noi abbiamo preso un ottimo Chateau Picoron, 24)

LA CANTINA Spropositata: ottocento e più etichette, stipate nella cantina sotterranea e disseminate nelle casse in sala. Vino francese ma non solo.

Bonus: un clima piacevole e rilassante, la cucina originale, il servizio sorridente (a parte la ragazza con carrè alla francese, caruccia ma imbronciata)
Malus: l’agenzia di pompe funebri a fianco (ma non è colpa loro).


I VOTI
Cucina: 7
Servizio: 6,5
Ambiente: 7
Prezzi: 6,5

venerdì 11 dicembre 2009

RISTORANTI ROMANI / PONTE MILVIO
Quinto Quarto


via della Farnesina, 13 (Ponte Milvio). Tel. 06.3338768. Chiuso: domenica. www.ilquintoquarto.it
La mappa

All’amica che mi accompagna, dico che andiamo in Ponte Milvio ed è subito tutto uno storcere di naso. Che il terzo polo della movida romana, dopo San Lorenzo e Trastevere, tra lucchetti e ragazzini danarosi, è zona a rischio per chi non ha più sedici anni. E invece basta superare la piazza, fare qualche metro ed eccoci, un po’ defilati, da Quinto Quarto, trattoria raffinata che dal 2007 ha una nuova gestione, giovane e dinamica (dinamica? ma cosa scrivo?).
Quinto Quarto si presenta con un piccolo spazio interno e una lunga veranda esterna, magari non troppo elegante ma funzionale contro i freddi invernali. Sfortunatamente, la nostra ultima visita ha coinciso con l’approssimarsi del (troppo) santo Natale e l’ambiente era funestato da una cascatella di tremule lucine natalizie. Ma son dettagli. Perché da Quinto Quarto si mangia e bene. Senza troppo fronzoli e senza nessuna approssimazione. Nessuno che ti insulta, nessuno che canta stornelli romani, niente avanspettacolo da quattro soldi per turisti allocchi. Zero folclore e molta sostanza.

INTERIORITA’ E APPARENZA Quel che conta è questo straordinario piatto di strozzapreti alla carbonara che ci viene servito adagiato su uno (scomodo) vassoio di rattan. Un piatto sontuoso, cremoso al punto giusto, con un guanciale croccante da star male. Voi direte, ma che c’entra quindi il quinto quarto? Cioè, lo direste se sapeste che cos’è e siccome l’ignoranza regna sovrana (vabbè si scherza, su), son costretto a spiegarvelo: trattasi della quinta parte di un animale, paradosso per indicare le interiora dello stesso, le frattaglie povere, contraltare dei quattro quarti di nobiltà. Piatti tipici della romanità insomma, piuttosto grevi e poco allettanti, almeno per le eteree ninfette d’oggidì e per le eredi delle bianciardiane segretariette secche secche (ma quelle stanno a Milano): la trippa (la parte più pregiata è l'omaso, a Roma detta anche cuffia), i rognoni (i reni), la coda alla vaccinara, la coratella, la pajata, le animelle fritte e via dicendo. La gestione precedente aveva voluto chiamarlo così in omaggio alla tradizione e i nuovi arrivati (Filippo Santarelli in cucina e Federico Iannacci, in sala, sommelier) non hanno cambiato il nome, mantenendo nel menù le interiora, alleggerite però da una cucina sapiente, miracolosamente in equilibrio tra la tradizione romana e una leggera creatività moderna.

SUL TERRITORIO Ingredienti e vini arrivano spesso da fornitori locali, perché il ristorante abbraccia quella filosofia ormai di gran moda che corrisponde al “chilometro zero” (oddio l’ho scritto, finirò all’inferno). Termine e moda a parte, si tratta di un'ottima filosofia, che consente di cucinare piatti con ingredienti freschi, e non trattati, a prezzi inferiori, grazie al taglio dei costi per gli intermediari e per il trasporto. Per dirne qualcuno: la carne di bufala della valle dell’Amaseno, la lenticchia di Ventotene, la patata dell’Alto Viterbese, il carciofo romanesco, la marzolina della provincia diFrosinone, il pane di Genzano e Lariano, le olive di Gaeta, l’olio della Sabina, la nocciola dei monti Cimini.

IL MENU Tra i piatti in menù abbiamo trovato caponata di melanzane con tuorlo fritto, mozzarella di bufala in carrozza, paccheri alla gricia con pere, polpette alla romana con uvette e pinoli, pollo alla romana, coniglio viterbese, petto di vitella, saltimbocca, stinco cotto nella birra. C’è sempre una zuppa, con lenticchie di Ventotene o di Onano o fagioli di Gradoli. Per chiudere il consueto tortino di cioccolato caldo (un must dell’ultimo decennio, ultimo arrivato tra le mode dopo tiramisù e torta cioccolato e pere, che hanno impazzato negli ’80 e nei ’90), millefoglie con crema allo zabaione, crostata di ricotta di pecora e visciole. C’è anche una selezione di pasticceria laziale dell'antico forno di Angelo Colapicchioni. Ottima i sei cioccolati della Fabbrica del Cioccolato Said (San Lorenzo), con percentuali di cacao da 50 a 100, serviti insieme a rum e due sherry, dal secco all’extra dolce da uve Pedro Ximenez. A seconda dei giorni e delle disponibilità si possono trovare anche i calzonicchi, tortelli fatti in casa con ripieno di cervello.

I VINI Menzione speciale per la carta dei vini, che predilige i laziali, dando giusto spazio ai produttori emergenti e a vini di qualità a prezzi popolari. Troverete il Capolemole di Carpineti ma anche il Ferro e Seta e il Vigna Adriana, il Cabernet di Atina e il Cesanese del Piglio. Ottime le birre artigianali del Borgo, ovvero di Borgorose, provincia di Rieti.

A PRANZO A pranzo, da quest’anno, Quinto Quarto si trasforma in Cirioleria, dal nome della ciriola, panino romano servito con farciture di pregio: dalla trippa alla bufala, dallo strolghino al prosciutto di Guarcino. Ma ci sono anche ciriole vegetariane.

I PREZZI Tra gli antipasti la caponatina costa 9, i carciofi alla romana 7, la mozzarella di bufala in carrozza 7. Tra i primi, i favolosi strozzapreti alla carbonara vengono 9, la gricia con pere 12. Tra i secondi, il pollo d’erbe alla roma con pomodorini olive di gaeta e capperi fanno 12, così come le polpette alla romana, mentre il filetto di maiale con tagliata di mele viene 15. I dolci stanno tra 8 e 10 euro. Caffè a 2 euro. Acqua minerale Filette 3 euro. Per una bottiglia di Ferro e Seta abbiamo speso 25 euro.
Considerando un primo, un secondo e un dolce si spendono dunque tra i 30 e i 35 euro, vino escluso.

BONUS: la carta dei vini, tutta laziale, è ottima e a buon mercato. E per chi ha a casa un Amarone o un Brunello e vuole assaggiarlo con piatti di livello, può tranquillamente portarlo e degustarlo al ristorante. In sala il servizio gentile e preciso di Amaranta Taddia e Federico Iannacci

MALUS
: Può non piacere l'ambiente, la verandona bislunga. E i primi son talmente buoni che qualche volta fanno passare sotto silenzio i secondi. Per il resto c'è poco da trovare malus.
I VOTI
Cucina: 7,5
Servizio: 7
Ambiente: 6,5
Prezzi: 7
Altri link: Senza Panna

martedì 24 novembre 2009

POLEMICHE / L'addio alle guide e il ruolo di Internet

Santin? Non siamo al suo servizio




L'indignazione è l'oppio dei popoli e noi si rifugge da questa pratica immonda che lascia tutto com'era o peggio. Che il nostro piangere, checché ne dica Dario Fo, fa bene al ricco, al cardinale e anche al re. Però poi si vacilla quando si leggono di seguito tanti obbrobri. Solo nelle ultime ore, per dire, siamo venuti a scoprire che servono due autopsie per capire che un poveraccio defunto aveva cranio, mandibola e spina spina dorsale fratturata. Che il capo della più grande impresa alimentare italiana, Tanzi, non sapeva cosa facevano i suoi manager. Che un partito candida un presidente di Regione perché ha curato la mamma del premier. Che un ministro vorrebbe abolire la pausa pranzo, non potendo abolire i chiari di luna, che a quelli c'avevano provato invano i futuristi. Che qualcuno ha avuto la brillante idea di produrre il Wine Zero, vino anti-sballo, senz'alcol.

Cosa manca? Ah, ecco, per passare dal serio al faceto, c'è il signor Ezio Santin, di professione chef, che fa sapere al Corsera di aver spedito una mail ai vari direttori delle guide gastronomiche per farsi escludere. Motivo? "Sono 33 anni che siamo sotto esame. Ora pensiamo che sia giunto il tempo, come Gualtiero Marchesi, di prenderci questa libertà". Troppa pressione psicologica, dice il Santin. E poi, dulcis in fundo, "c'è già Internet che ci segnala in tutto il mondo".
Internet? Nel nostro piccolo invitiamo caldamente a disertare il ristorante di Santin, l'Antica Osteria del Ponte di Cassinetta di Lugagnano. Perché se l'egregio chef non ha capito cos'è Internet, cosa sono i blog, cos'è l'informazione, sarà il caso che qualcuno glielo spieghi. Se pensa che le guide ufficiali, da Michelin al Gambero Rosso, siano una casta, una combriccola di amici che favorisce altri amici e che giudica in base a criteri talvolta opachi, si può anche non dissentire del tutto. Ma è davvero ridicola la pretesa di non essere giudicati, di ordinare a qualcuno di non scrivere di lui. Baricco, almeno, lamentava l'assenza di recensioni (che poi c'erano, s'era un attimo distratto). Santin, al contrario, preferisce far soldi in pace, senza che nessuno metta il naso sui suoi piatti e sui suoi prezzi.

Quanto a Internet, è triste constatare l'immagine che Santin ha della rete. Una vetrina pubblicitaria, una grande google maps che serve a far confluire la massa beota verso la sua macchina per far soldi. Che in parte sia vero, che ci siano siti prezzolati, foraggiati da ristoratori, a copertura di veri e propri banner pubblicitari, non toglie nulla al fatto che la rete è anche e soprattutto altro. E forse sarebbe il caso che i siti enogastronomici italiani facessero arrivare la loro voce fino al signor Santin: "Caro Santin, non siamo al suo servizio".
AGGIORNAMENTO IMPORTANTE
Forse è utile avvertire i pochi lettori di Puntarella Rossa che la massa di voti "deludente" a questo post ha un'origine ben precisa, il facebook di Maurizio Santin, figlio di Ezio. Il quale ha invitato i suoi amici di Fb a "farsi due risate" su uno che "non ha capito nulla".
Comprensibile, la famiglia è una delle ultime cose sacre in Italia. E chiunque, figlio o non figlio, ha il diritto di farsi due risate, se ha questo desiderio. Meno comprensibili i commenti fb che qualificano Puntarella Rossa come "analfabeta" (causa refuso, ora cancellato) (i refusi capitano, sarebbe facile infierire sulla commentatrice Mariella che scrive "se avrebbe detto").
Non contenti, i simpatici amici di Maurizio ci danno dell'"idiota" e dello "stronzo". Senza che lo stesso senta il bisogno di stigmatizzare. Ma siamo uomini di mondo, non è un problema, ognuno si assume la responsabilità del suo linguaggio e dei suoi commentatori.
Quanto ai contenuti, le critiche più sensate si concentrano sull'invito a disertare. Ovviamente, ma non tutti sono tenuti a capire, si trattava di una provocazione polemica, di una sfida a qualcuno che si pretende da una parte al di sopra dei giudizi critici, e anzi li rifiuta, e dall'altra tratta i blog e la rete come uno strumento acritico, pubblicitario, utile solo per attirare clienti. Inutile dire che non abbiamo né la forza né la voglia di organizzare boicottaggi.
Noi abbiamo il massimo rispetto di Santin padre e Santin figlio (che compare tra gli amici di Puntarella Facebook, tra l'altro) e vorremmo che ci fosse lo stesso rispetto per chi si occupa di cucina, sulla carta stampata e sulla rete. In questo caso, andremmo volentieri nel suo ristorante e inviteremmo a fare altrettanto i nostri lettori. Con Santin, del resto, non c'è nessuna questione personale. Non lo conosciamo de visu e non abbiamo motivo di detestarlo. Ci sembrava legittimo criticarlo per le cose che ha detto. E naturalmente siete liberi voi di criticare noi.
E ora andate in pace, la messa è finita.

lunedì 23 novembre 2009

RISTORANTI ROMANI / RE DI ROMA

L'opificio

via Albalonga 46. tel. 06-7000910

Chi era stato da Otto e Mezzo e aveva apprezzato la cucina sapientamente creativa di Mattia Miscia, può tranquillamente traslocare da via Boncompagni fino a via Albalonga, dove da un mesetto e mezzo ha aperto i battenti un nuovo ampio ristorante, l'Opificio, osteria chic che promette più che bene e che è nata dalle ceneri della dimenticabile pizzeria La Fenice. Qui è arrivato Miscia, cuoco (che la dizione chef non gli aggrada), insieme all'ex direttore di sala di Otto e Mezzo, che si è messo in proprio.
Operazione apprezzabile che arricchisce l'offerta della zona (di fronte ci sono gli straordinari tiramisù di Pompi), ed è una bella scommessa investire su un ristorante di qualità e non economico dalle parti di Re di Roma. L'ambiente è davvero originale. Una prima sala con bel bancone e grande scritta Opificio, ottimamente attrezzato per gli aperitivi. Poi un breve corridoio che passa vicino alla cucina a vista introduce in un salone lungo e rettangolare, con i soffitti alti, sormontati da volte in ferro battuto che fanno un po' tour Eiffel. Dominano il bianco e l'antracite, sedie e tavoli sono molto belli, ma le pareti spoglie e l'altezza del soffitto danno al tutto un tocco eccessivamente algido e spartano (non aiuta Fabio Concato in sottofondo...). Però il locale è bello, la cameriera (che lavorava da Giolitti in via Settembrini) attenta e gentile, l'atmosfera complessivamente piacevole.
Si parte con un'entrée omaggio, una discreta panzanella fatta con il cous cous. Ottima la passatina di pomodoro fresco, melanzane scottate e canederli di ricotta croccante (9). Buoni i maccheroncini di farro con ragù di agnello e radicchio trevigiano (12), anche se la pasta resta un po' slegata dal condimento. Straordinarie le fettuccine alla gricia con i carciofi e pecorino romano (12). Buone le polpette di vitello con salsa di pistacchi e finocchietto (14) (ma tristanzuole le verdurine al vapore di condimento). Si chiude con un'ottima chocolate tarte (6) e un buon parfait allo zabaione e riduzione di amaro abruzzese (6). Il tutto annaffiato da una bottiglia di Lavico, vino siciliano fatto con Nerello Mascalese (20). Tra gli altri piatti in lista troverete prosciutto crudo di Norcia al coltello, 24 mesi (10), tortino con burrata e alici (9), parmigiana di zucchine provola affumicata e baccalà (9), crocchette di agnello cacio uova, finocchi e misticanza (10), spaghettoni grano duro cacio e pepe (10), linguine di gragnano con baccalà, olive, capperi e peperoni fenice (12), tagliolini di polpo con broccolo romano e pecorino ubriaco (11), stracotto di manzo e gnocco alla romana con verdure al vapore (16), tagliata di manzo con spuma di patate (17), agnello cotto a bassa temperatura con patate strascinate (16), trancio di merluzzo alla messinese (17), bavarese al pistacchio e salsa di cioccolato fondente (6), semifreddo al mojito (6)

IL CONTO
Considerando un antipasto (passatina di pomodoro, 8), un primo (gricia 9), un dolce (torta di cioccolato, 6), il pane (3), l'acqua (2) e un caffè (2), si arriva a 30 euro. Se si aggiunge un secondo (agnello, 16), si arriva a 46. E poi, naturalmente, c'è il vino.

BONUS
: cucina di qualità a prezzi non popolari ma più che accettabili. Ambiente moderno

MALUS
: due euro per una caraffa di acqua microfiltrata paiono un po' troppi. Un po' di austerità di troppo nel salone.
VOTI
Cucina: 7
Servizio: 7
Ambiente: 6,5
Prezzi: 6,5

lunedì 9 novembre 2009

RICETTE / DIVERTISSEMENT (se divertimo)

Tempo di puntarelle! (nun ve scordate l’ajo)



Riceviamo da un improbabile anonimo laziale (originario, pare, della commissariata Fondi) e volentieri pubblichiamo
"Turna u friscu e cun issu ‘e puntarelle. Cumm’ deceva Galeno inder secondo secolo dopo Cristo (con la C maiuscula a fa’ ‘n dispetto a le coorti europee) - nin siat’ignorant che Galeno lo conoscuno tutto - cumm’ deceva Galeno, isse so’ bbone ebbrave. U testu che vie’ mo’ è ‘na citaziune letterale: "’a pundarella è amica dellu fecatu e non nemica dellu stommaco".
Siccumm’ dall’ortu de casa mia me song’accortu che tutti sti stragneri che stanno a invade er Lazzio dalle padanie leghiste nun sanno ‘e cose ‘mburtandi del suddettu Lazzio, mo ve le vojo spiegà io. Noialtri le chiamamu puntarelle (pron. pundarell’) ma isse song i fogli inderni, i germogli, della catalogna spinata. Isse vengono accattate (nei comuni del basso lazio, Formia, Gaeta e Fondi, ‘nsumma giusto a casa mia), tagliate e sfilettate poi vengono induzzate dentro a una ciotola piena di acqua fridda e ghiaccio. Isse a stu modo se arricceno sinno sarebbero liscie liscie come i capelli de le more. Poi, ‘na vorta aricciate, se magneno. Crude, coll’acciughetta e, soprattutto, coll’ajo. Sant’iddio, nunve scordate l’ajo.
Siccume numme fido, ve vojo da’ puro a riscetta de nonna.
Ve serve: un gespo de pundarell’, 3 acciughe belle salate, 1 spicchio d’ajo (sant’iddio nunve scordate l’ajo) nu bicchiere de ojo de oliva extrabbono, un po’ de aceto de vino, u sale e u pepe.
Pijate e pundarell’ e mettetele nella nzalatiera. Poi ner mortaio pistate le acciughe e l’ajo. Mettete l’ojo, l’aceto, il sale e il pepe e versate tutto sulle pundarell’. Servite subbito. Se l’odore dell’ajo è troppo forte fatelo magna’ anghe alle vostre amiche così nun se ne accorge nisuno".

martedì 3 novembre 2009

Da Settimio (al Pellegrino)



via del Pellegrino 117. Tel. 06-68801978. Chiuso: mercoledì

Per entrare devi suonare il campanello, come in gioielleria. Solo che quando entri ti trovi in un locale spartano, piccolo, tranquillo. Ad accoglierti di solito c'è lui, Mario Zazza di Carpineto, in camicella di seta. Se la manciata di tavolini dietro di lui è deserta e ti dice che è tutto prenotato, guardatevi, siete in canottiera. Oppure avete le ciabatte ai piedi. E' che a Mario Zazza i piedi nudi non piacciono e neanche quelli mezzi nudi. Superato lo screening corporale, potete accomodarvi. Se siete clienti nuovi e sconosciuti, finirete nei primi tavoli, quelli vicino all'entrata. Altrimenti, a secondo del grado di conoscenza e assiduità, sarete ammessi ai tavoli più vicini alla cucina (ma non al più vicino, riservato ai figli).
Benvenuti da Settimio, pronti a un bel salto indietro di 40 anni. Chi non la conosce, questa trattoria di via del Pellegrino, parallela di corso Vittorio, non le darebbe un soldo. E invece Settimio, nata nel 1932 e presa in gestione dal figlio Mario, aiutato dalla moglie Teresa e da una signora filippina con grembiale, è un pezzo di storia della ristorazione romana. Storia attuale, perché è un patrimonio ancora vitalissimo. Ritrovo abituale di principi e contesse, attori e scrittori, ma anche di gente normale, giovane e anziana. Tutti habituè, clienti assidui di quello che è diventato quasi un club, frequentato da facce che ormai si riconoscono tra loro (se provate a telefonare, non è raro che vi chiedano: ma chi parla, è già venuto?). Non è un caso che Mario Zazza diffidi dei nuovi arrivati. Per non parlare dei giapponesi: perché loro non parlano italiano e Mario Zazza parla solo romanesco. E quando lui dice verdura e loro rispondono vegetables, lui scuote la testa e dice: noo, ho detto verdura. Così spesso è costretto a portare tegami fumanti dalla cucina ed esibire i cibi. Di avere un menu con le foto non se ne parla proprio, anche perché qui vi scordate anche il normale menù. Bisognerebbe farne richiesta, ma così si sconta un inevitabile declassamento tra i clienti di serie B.
L'ambiente è più che sobrio, solo la cucina è stata rifatta in marmo bianco nel '92. Nella saletta d'entrata spicca una grande foto di Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno, film dell'84 di Monicelli. Se guardate bene, c'è anche lui, Mario Zazza, nella parte del pretino.

LA CUCINA Non vi aspettate cucina creativa, spume, mousse. Qui è tutta roba genuina, fresca di mercato, pasta tirata a mano dalla signora Teresa, polpette arrotolate dalle sue sapienti mani. Per i primi potete contare sugli gnocchi di patate (8 euro), tagliatelle fatte a mano (8), spaghetti al pomodoro (7). Per i secondi ecco il bollito di manzo (11 euro), polpette ai ferri (11), vitello alla genovese (12), rollè di vitello (12), involtini al vino bianco (12). Contorni spartani, al limite del punitivo: patate bollite e spinaci (5). I dolci costano 4, la frutta (c'è la mela cotta!) 2, aranciata gassosa e coca 1,5. Non aspettatevi di trovare sempre tutto. Qui la scelta è limitata e dipende dai giorni: riso e indivia al brodo il lunedì, pasta e fagioli il martedì, gnocchi il giovedì, pasta e ceci il venerdì, risotto con i funghi e trippa il sabato e fettuccine la domenica. Onnipresenti le polpette di bistecca macinata (se le chiamate hamburger, vi beccate una rispostaccia da Teresa). Ottimo il gelato, preso dalla straordinaria Pica (via Arenula) e servito in coppette d'argento anni '70.

I VINI I vini sono piuttosto disastrosi: la lista annovera Passerina oro e Cesanese del Piglio delle Terre del Cesanese. Talmente scarsa che qui non è raro imbattersi in qualcuno che si porta la sua bottiglia di vino. Solo un ex presidente del consiglio, non meglio identificato, ebbe il diritto di avere una sua cantina personale all'altezza. Completano il conto il caffè (1,5) (c'è la macchinetta, ce lo si può fare da soli), i liquori (2,5) e il pane 1,5.

I CLIENTI
Difficile fare una lista dei clienti storici. Ci sono stati politici di ogni tipo, tra i quali l'ex ministro Goria, che ne aveva fatto una seconda casa. Artisti, come Guttuso (se diventate amici di Zazza, uscirà delle belle foto di Renato). Attori e registi, come Carlo Verdone. Ora c'è un po' di tutto: l'ex giornalista Carlo Rossella, il costituzionalista Giovanni Sartori, l'attore Fabrizio Bentivoglio, il leghista televisivo Antonio Marano.

BONUS La cucina casalinga, una delle ultime davvero autentiche di Roma. La sobrietà, lo stile, l'approccio: tutto fermo nel tempo, cristallizzato, impermeabile alle mode e al passare del tempo.

MALUS Certi pregi sono anche difetti: se Mario ti prende in simpatia, vai tranquillo, ma se cadi in disgrazia meglio che cambi aria. Se c'è un po' di ressa, poi, il servizio va in affanno e cominciano le urla e i litigi in cucina. I piatti sono genuini: a volte ottimi, proprio perché non sofisticati, a volte meno buoni, proprio perché un po' troppo semplici.

VOTI
Cucina: 7
Servizio: 6
Ambiente: 7
Prezzi: 7

mercoledì 28 ottobre 2009

Alchemilla



Via di S. Giovanni in Laterano, 220 - tel. 06.77203202 Sito web: http://www.alchemillaristorante.com/ Chiusura: domenica

La ragazza ha due piercing simmetrici sul labbro superiore, è gentile, allegra e un po' goffa e ti spiega la filosofia del locale oscillando sulle gambe. Non si tratta di menù fisso, locuzione volgare, bensì di "percorso culinario guidato". Formula originale e un po' spiazzante che funziona così: prezzo fisso di 36 euro per una serie di portate (da 6 a 9). Il cliente mangia e tace (o al limite commenta, ma non sceglie). Ogni settimana lo chef cambia il menù e si dedica a una nuova sfida. La cucina è decisamente creativa.

L'AMBIENTE Alchemilla è il nome di una pianta magica: gli alchimisti, alla ricerca della pietra filosofale, bevevano la rugiada posata sulle sue foglie. Il locale nasce nell'estate del 2008, sulle ceneri della Tana dei golosi. Si trova in via San Giovanni Laterano, a due passi dalla splendida basilica di San Clemente ("trahite, fili de puta!") (come non l'avete vista? malissimo, andate subito e sul tema leggete anche "Senza verso" dell'ottimo Emanuele Trevi). Dopo un po' di rodaggio il ristorante si costruisce una buona fama, entrando subito nelle guide (Ristoranti d'Italia e Gambero Rosso). Lo chef è il venticinquenne Francesco Magiar Lucidi (ha lavorato da Quando Voglio e da George's), aiutato dalla sorella Ginevra (detta, a quanto pare, la Gatta. E' anche attrice, ha fatto "l'assistente d'orgia" in un De Sade). La sala è molto lunga e stretta, con quadri di artisti italiani contemporanei alle pareti e luci piuttosto raggelanti. Le pareti non trasudano calore umano ma sono eleganti.

IL MENU Ogni settimana il menu cambia. A noi è toccata la settimana di cucina romana, naturalmente rielaborata. Si comincia con il classicissimo pizza e mortadella, che diventa una mousse di mortadella, con pistacchi, fichi secchi e riduzione di porto (un po' troppo croccante la pizza, nel complesso buona). A seguire i fritti (in chiara d'uovo e semolino): cardo, arancia (ottimo!), carciofo e primo sale. Poi risotto Carnaroli con acciughe, scorza di limone e coratella; ancora: coda alla vaccinara con una crema di cioccolato; nervetti in hummus di ceci, baccalà sottovuoto, il tutto decorato con germogli di soia; vellutata di erbe amare di campo con cremoso di parmigiano reggiano 36 mesi e noci fresche; per finire, nougat-nocciola, ganache (crema) al cioccolato con rocce di zucchero e germoglio di barbabietola e gelée ai frutti di bosco.
Insomma una maratona gastronomica nei piatti, della tradizione romana, compreso il mitico quinto quarto, sia pure alleggerito e ingentilito. Se il risotto è tutto sommato trascurabile, i fritti niente di che (a parte l'arancia), si segnalano l'ottima coda alla vaccinara, la vellutata con cremoso e il dolce finale, veramente ottimo. A questo prezzo è difficile trovare uguali nella ristorazione di qualità (creativa).

GIUDIZIO Una prima visita, si sa, non basta e presto ne faremo un'altra, come fa sempre Puntarella. Per qualcuno, come si dà conto nei link in fondo, è il locale dell'anno, ma è subito polemica. Per Puntarella è un buon indirizzo da tenere d'occhio, sia pure con i suoi non pochi difetti, a cominciare dall'ambiente un po' glaciale, ivi compresa la deprecabile musichetta indiana di sottofondo (ma pare che non ci sia sempre, per fortuna).

IL CONTO Mai fu più facile darne conto (!): una bottiglia d'acqua (2.2), un ottimo Barbera (30), 1 caffè (1), due menù (72): totale 105,2, a testa 52 e rotti.
BONUS Prezzo più che abbordabile per una cucina di qualità

MALUS L'ambiente troppo freddo. La mancanza di alternative: o ti piace quella minestra (sia pure molto gourmet) o salti dalla finestra.

VOTI
Cucina: 7
Servizio: 7
Ambiente: 6
Prezzi: 7

ALTRI LINK

lunedì 12 ottobre 2009

Flavio Al Velavevodetto


Via di Monte Testaccio 97-98. 06-5744194. Sempre aperto


Ti inoltri nel caos di Testaccio, superi in agilità il Contestaccio ("E anche stasera non avete pagato un cazzo"), scavalli il RadioLondra e i ragazzotti con il coltello a farfalla nel tascone, vai un po' più su, oltre gli sbronzi e i tacchi a stiletto ed ecco finalmente Flavio Al Velavevodetto (tutto attaccato, sì). Discutibile nome (la seconda parte ereditata dal vecchio locale) per un ristorante nuovo nuovo (aperto nel marzo scorso), che ha dalla sua una straordinaria ambientazione e una parentela non ininfluente con il ben noto Felice a Testaccio. Già, perché il Flavio del nome di cognome fa De Maio ed è l'ex chef di Felice, che se n'è andato dalla casa madre portandosi via tre tra camerieri e aiuti chef, oltre a una sapienza culinaria di tutto rispetto. Difficile non notare la parentela di alcuni piatti con quelli di Felice. Ma cominciamo dalla location, come si dice a Milano (del resto a Milano si può anche domandare impunemente "ti puoi shiftare per favore?").

L'AMBIENTE Ci sono tre sale, anzi cinque. Una verandina esterna che dà sulla via Monte Testaccio (voto 7), un cortile (7,5), una terrazza a cui si accede con scala a chiocciola (8) e un paio di sale interne (6,5). Il voto più basso è per queste ultime, ma non sono affatto male, grazie anche all'intonaco grezzo e alle vetrate che proteggono i cocci delle grotte naturali dell'omonimo Monte. Il servizio, come spiegava anche il buon Simone Cargiani, sul Corriere, è "alla romana", nel senso peggiore del termine. A noi è capitato un cameriere che al minimo accenno di poter accendere una sigaretta (d'accordo, è vietato), ha quasi inscenato uno svenimento, spiegando con toni drammatici di essere "cardiopatico". E siccome, nonostante il cinismo che ci è riconosciuto, sarebbe stato seccante avere un (cameriere) morto sulla coscienza, abbiamo desistito. L'evenienza avrebbe anche ritardato la consegna dei piatti, già lentina. Tra l'altro una bottiglia di vino è rimasta una decina di minuti sull'altro tavolo, dimenticata. In altra occasione, un raviolo è diventato tagliolino e via dicendo. E vabbè. La buona volontà, comunque, c'è e al cagnolino nostro accompagnatore è stata servita, senza che lo chiedessimo, una bella ciotola d'alluminio colma d'acqua.

IL MENU Naturalmente non c'è. Il menu scritto, dico. Visto che parliamo di servizio alla romana, si va sulla memoria, con il cameriere di cui sopra che ci elenca i piatti a memoria. Ci sono tutti i classici della cucina romana. Martedì e venerdì pesce (fritto di paranza, ricciola e baccalà), giovedì coratella e gnocchi, sabato abbacchio. Gli antipasti non sono il forte del locale, ma ci sono prosciutto a mano e mozzarella di bufala. A seguire mezze maniche alla gricia, amatriciana (ottima) e carbonara, stile Felice. Noi proviamo degli ottimi spaghetti con scampi, vongole e diversi altri tipi di pesciolini. Ci sono anche tagliolini e ravioli ricotta e spinaci alla Flavio, con sei spezie (timo, maggiorana...). Per i secondi da segnalare ci sono fettine impanate, pollo alla romana, una tenerissima spalla di vitello alla fornara e delle ottime polpette di bollito, misto manzo e gallina, fritte. Non leggerissime, come non lo è affatto lo straordinario tiramisù al bicchiere, una crema-bomba che può causare danni glicemici permanenti. Meno buona, ma più che accettabile, la sbriciolata al cioccolato. Per quanto riguarda il vino si consiglia il 40/60, blend che tempera la rusticità del Cesanese (60 per cento) con l'innesto di Shiraz (40). E' prodotto da Olivella, azienda dei Castelli Romani in ascesa e ha uno straordinario rapporto qualità/prezzo: qui lo vendono a 12 euro a bottiglia.

IL CONTO Considerando un primo da 11 (oscillano tra 9 e 12), un secondo da 16 (ma le polpette fanno 12), un dessert (6 euro), un'acqua (2), un caffè (1) e un pane/coperto (1), si arriva a spendere la cifra più che ragionevole di 37 euro.

BONUS Ottimo rapporto qualità-prezzo, straordinario dehor. Si consiglia anche una gita di domenica, a pranzo: Monte Testaccio è un paradiso, spariti i greggi del sabato sera, c'è una capretta che curiosa da un tetto e ci sono le oche che starnazzano. Sembra quasi di stare in campagna.

MALUS Il servizio: regna una certa confusione, per nulla creativa. E poi è volenteroso, certo, ma come diceva Nanni Moretti, così è peggio, è patetico (si scherza eh)

VOTI
Cucina: 7
Ambiente: 8
Servizio: 5
Prezzi: 7
Altri link

sabato 3 ottobre 2009

Novità / cucina pugliese
La Capa gira




Via Voghera (San Giovanni - Pigneto) tel 06-7012811. Chiuso lunedì. Niente sito
Quando addenti il pesce spada nello spiedino, avvolto dal papavero, sollevandolo dal suo letto king size di barbabietole rosse, un po' la capa ti gira. Di piacere, s'intende. Ed eccoci qui alla Capagira, moderna osteria pugliese a Roma, che deve il suo nome a un bel film del 2000 di Alessandro Piva, girato a Bari Vecchia. Questa Capa gira è un posticino accogliente e colorato, un'oasi culinaria di tutto rispetto. Come segnala l'attenta lettrice Michela, si trova nella "Ternisfera (via Terni e dintorni), una zona tutta da scoprire, a cominciare dalla "Proposta" e dal "Killer Beer" (tra gli abitanti della zona si segnala l'ottimo Zoro, Diego Bianchi). Michela si lascia andare a un po' di nostalgia: "La Capa gira è un ottimo punto di riferimento, ma ha sostituito una vecchia osteria romana che si chiamava "Gioco liscio", e che nella zona rimpiangiamo un po'".

AMBIENTE E ACCOGLIENZA Nostalgie e aparte, la Capa Gira l'hanno aperta, nel gennaio 2009, Michele Tetro e Tonio, che a Bari sono ben noti e gestiscono l'Osteria dei quattro gatti. Lo chef è Domenico Marsico, di Casamassima. L'ambiente è moderno ma ammicca alla trattoria d'altri tempi, con una grande volta ad arco, tavoli di legno chiaro, tovagliette colorate e bei piatti di ceramica. C'è una grande fotografia del porto di Bari e il pavimento di cotto. L'accoglienza è cordiale e informale, persino troppo, visto che il menù latita e bisogna destreggiarsi nell'oralità dei camerieri, che parlano svelti con tracce evidenti di accento barese.

CUCINA La cucina è tradizionale, ma anche rivisitata, come dimostrano i maltagliati al nero di seppia, mandorle e gamberetti. Se volete restare nella tradizione, ma si trovano solo su disponibilità, non mancano i crudi di pesce e riso, patate e cozze. Noi ci buttiamo sugli antipasti, misti mare e terra. Straordinari: tortino di patate e polpo, il summenzionato pesce spada, un trittico di burrata, ricotta e treccia di mozzarella, una parmigianella delicata e varie altre cosine che spariscono in un attimo. Il tutto accompagnato con uno Chardonnay Monaci (Briciole), decisamente buono. A seguire, ci sono le orecchiette con la cima di rapa, face e cicorie e un'invitante frittura di paranza. Buoni anche i maltagliati di cui sopra e il trancio di spada al forno, porzione generosa e soddisfacente. Quanto al dolce, ci sono tra gli altri mousse al cioccolato e tiramisù, tutto fatto in casa.
Si esce sazi, soddisfatti e rintronati.
Il conto Non è regalato, ma neanche esosissimo. Due esempi per capirci.

CENA PIU' CHE COMPLETA Antipasto 15, primo 12, secondo 20, coperto 2, bottiglia da Chardonnay 16: 65 euro.
CENA MEDIA Se prendi un antipasto e un primo, dividendo la bottiglia con il commensale, arrivi a 37 euro.

Bonus: l'ottima cucina barese, la simpatia dei proprietari, la buona (sia pure ristretta) selezione di vini

Malus: la pessima acustica, causata anche dall'eccessivo affollamento dei tavoli, che provoca un inquinamento vocale più che pernicioso. E' un locale particolarmente adatto ai giovani, meglio se in gruppuscolo.

I voti di Puntarella Rossa
Cucina: 7,5
Ambiente: 6
Servizio 7
Prezzi: medi

Altri link utili:
Il forum del Gambero Rosso
2spaghi

martedì 22 settembre 2009

Gambero Rosso Roma 2010

News Gambero: via Satollo, ecco la Fucina



Molte novità, qualche sorprendente esclusione e un clima di generale (e immotivata?) euforia. Ecco la nuova edizione di Gambero Rosso Roma, 2010, arrivata fresca fresca oggi nelle edicole. Pare che i curatori, Clara Barra e Giancarlo Perrotta, abbiano scoperto "un'altra Roma, una Roma che vuole rimettersi in gioco, rompere gli schemi" e abbiano trovato "esempi di ristorazione intelligente, aperta al nuovo, in perfetta sintonia dei tempi". Mah.
Comunque, se le tre forchette restano appannaggio della Pergola de l'Hotel Rome Cavalieri guidata da Heinz Beck (93/100), arriva in seconda posizione il Pagliaccio con 88 (+2) seguito dalle Colline Ciociare di Acuto (Frosinone).
Istituito il Premio Innovazione, vinto da un ristorante, Open Colonna, da una pizzeria, La Fucina, e una gelateria, V Ice. Tra le novità delle due forchette, ecco Glass Hostaria, All'Oro, Romolo al Porto di Anzio e The Cesar, il ristorante dell'hotel Posta Vecchia di Ladispoli. Meritatissimi premi qualità/prezzo a Mamma Angelina, La Barrique e Le Tre Zucche.

E siccome loro non lo hanno fatto, che sono pigri, l'abbiamo fatto noi: ecco l'elenco di tutti i nuovi ristoranti recensiti dalla Guida Roma 2010.
Achilli Enoteca al Parlamento, Alchemilla, Altroché, Assunta Madre, Da Benito e Gilberto, Brunello del Grand Hotel Baglioni, La Camilluccia, La Capa Gira, la Casa del Jazz, Cento Molliche, Che te ne sa (era ora), Court Delicati, Cru.Dop, Da Domenico, Fernanda (vedi nostra recensione qui sotto), FilippolaMantia, Flavio al Velavevodetto, la Fucina, GaetanoCosta, Galleria, la Gensola (era ora, vedi classifica di Puntarella), Hamasei (ma perché, non c'era?), Nelle Mani di Petrosino, I Marchi, Maxela, Mithos, Moma, Mood il Ristorante, Al Moro, Moschino (e va beh), Osteria Scaloni, Il Palazzetto Restaurant, La Pampa, Pescheria Rossini, Pizzeria Bisteccheria, La Pollarola, La Pratolina, Remigio, Rossovivo, Sardegna, Liscalini de Marisa, Shinto, Sin de L'Hotel Aleph, Le Sorelle, Sukhotai, Sushisen, Tannino, Tiger Tandoori.

Non so se questo lavoro di spulcio possa essere utile a qualcuno, ma forse tra questi ristoranti c'è il futuro della ristorazione a Roma (o forse no). Comunque sia, il Gambero Roma 2010 ha espulso, senza motivazione (e forse sarebbe carino un post guida apposito), un certo numero di ristoranti. Ecco alcuni dei deceduti (per il Gambero): Al Bric, Duke's, Enoteca Ferrara (!), il Guru, Le Mani in Pasta, Da Oio a Casa Mia. Escono senza passare dal via anche due novità che sembravano promettenti e che a noi continuano a sembrarlo, sia pure con alti e bassi: l'Osteria Pistoia e Satollo, oltre all'ottimo Ristoro degli Angeli.
(se volete sapere il resto, per dieci euro ve ne aggiudicate una copia in edicola).

Altri link. Dissapore

lunedì 21 settembre 2009

PORTUENSE / Simpatia, vip e amatriciana

Osteria Fernanda



via Ettore Rolli 1 (Portuense) tel 06-5894333. Chiusura: domenica.
Sito: http://www.osteriafernanda.com/

Stefano Accorsi, Giampiero Mughini, Alessandro Roja (il Dandy) e Raoul Bova, per dirne alcuni. In due anni l’Osteria Fernanda è diventato un punto di riferimento per molti attori, vip e personaggi del mondo dello spettacolo. Disincentivo a una visita, in effetti. Se non fosse che invece questa moderna osteria in zona Porta Portese è una delle realtà emergenti del panorama gastronomico romano. Aperta due anni fa da Davide del Duca e Sergio Massini, l’Osteria Fernanda riesce nell’intento di unire il calore della tradizione culinaria romana e dell’ambiente da osteria con la freschezza di una creatività moderata e divertente.
L’ambiente è piccolo, due salette contigue e un soppalco, con uno spazio sul marciapiede molto piacevole d’estate. Nelle sale domina legno e ferro battuto, alle pareti squarci di mattoncini a vista. Tovaglie di carta, prezzi abbordabili e porzioni abbondanti.
Tra le specialità non si può non assaggiare la ricotta romana croccante in pasta kataifi (pasta fillo) con insalata di rucola e noci (8 euro). Buone anche le capesante arrosto con asparagi e maionese all’arancia (12). Imperdibile l’amatriciana, una delle migliori provate a Roma, con ottimo guanciale croccante (10 euro). Ottimo anche il pesce crudo. Ogni tanto la cucina casca su qualche abbinamento non del tutto convincente (burrata e pesce), ma sono pecche di secondo piano. Nota decisamente stonata, invece, la crocchetta di cioccolato e frutta secca con sorbetto al fondente (7), piuttosto dozzinale. Tra gli altri piatti, da segnalare gli gnocchi al nero di seppia con calamaretti, bottarga e carciofi croccanti (13) e la guancia di manzo brasata al vino con cipollotti croccanti e cavolfiore (16). Il pane si paga (1,5 euro) ma è fatto in casa e buono.
Il menu a pranzo è più leggero nel conto e nel menu: quattro portate di primo e quattro di secondo, tra le quali bucatini alla gricia (7,5) e filetto di orata con crespella di patate (11).

Bonus: amatriciana straordinaria, servizio simpatico, ambiente allegro
Malus: l’ambiente interno molto rumoroso e caotico, i tavoli ravvicinati, Mughini e il finto affresco interno, eredità di una passata gestione

I voti di Puntarella Rossa
Cucina 7
Ambiente 6,5
Servizio: 8
Prezzi: medi

mercoledì 16 settembre 2009

NOVITA' A MONTI
A tavola con tè



Via del Boschetto, 112/a
Prenotazioni dalle 10.30 alle 14.30 e dalle 16 alle 19.30: 06/89535176. Chiuso la domenica.

Ci hanno messo anni per avere la licenza, ma ne è valsa la pena. E così da luglio, ha aperto nel quartiere Monti il primo ristorante del Tè, che con un gioco di parole si chiama per l'appunto A tavola con tè. Esperienza da consigliare per una cena alternativa, delicata, raffinata, adatta agli spiriti nobili e ai curiosi. Se vi piace urlare e intonare la società dei magnaccioni, "A tavola con tè" non fa per voi, anche perché ci sono solo quattro tavolini ravvicinati e c'è il rischio-possibilità di fare conoscenza con i vicini e ascoltare, involontariamente s'intende, confidenze intime e sfoghi privati. Un'apertura che si inserisce in una rinascita culinaria di Monti, che con Gens e 104 prova a ridare nerbo a una ristorazione altrimenti un po' ammuffita in zona.

IL MENU
Il ristorante prende vita dal Giardino del Tè, punto vendita di tè e tisane aperto dal '95. Anche se non siete adepti del teismo, di roij e tokonoma, potete comunque gustare un'originalissima e ottima cena a base di tè, presentata da Carmen Marcat, titolare gentilissima, molto british. C'è un menù con tre piatti che hanno tra gli ingredienti il tè e c'è un altro menu con diversi piatti accompagnati da un tè abbinato. Partiamo dal primo: come antipasto ecco l'insalata di fichi, bresaola di cavallo, pecorino stagionato e vinagrette al tè Lapsang Souchong (9 euro). Piatto forte è il millefoglie di capesante con spuma di tè Brivido Verde su pane carasau e spinacini crudi (14). Infine come dolce c'è la terrina di pompelmo e arance con salsa al tè Earl Grey (7). Tutto ottimo e delicato, con piatti di dimensioni piuttosto ridotte, ma composti da ingredienti freschi e presentati con cura. Nell'altro menù, con piatti abbinati al tè, tra gli antipasti troviamo il fantastico gazpacho di pesca e cannoli siciliani con ricotta di pecora alle erbe (7). Tra i piatti principali segnaliamo la tartare di manzo, spuma di peperoni del piquillo, chantilly al gorgonzola e pasta sfoglia (15) il carpaccio di bisonte, finocchi conditi a mo' di puntarelle e capperi (16), la tartare di tonno, mela verde e basilico, su insalatina di crescione e verza rossa, con maionese vegetale al wasabi (14). Se poi siete amanti della creatività all'eccesso, c'è anche una variazione di pomodoro a base di succo, gelatina, panzanella, spuma (10). Si finisce in bellezza con uno straordinario tiramisù che al posto del cacao ha il te matcha (non molto apprezzabile la scelta di lasciare secchi e non bagnati i pezzi di savoiardo tostato, ma ci sono due scuole di pensiero al riguardo). Da segnalare anche la cassata all'italiana con salsa fredda al cioccolato (7).

L'AMBIENTE
Una saletta intima, con pareti bianche e con mattonelle tipo da cucina, a dare ancora più familiarità al tutto. Teiere antiche e moderne in ceramica, bellissime lampadine decorate moderne e una cucina a vista danno un tono di raffinatezza al tutto.

IL CONTO Gazpacho di pesca (7), cappesante etc (14), tiramisù (8), acqua (2 euro), tè (4), : totale 35 euro. (da segnalare l'assenza del coperto).

BONUS
L'originalità di una cena a base di tè, nient'affatto scontata e nient'affatto pretenziosa. La pace di una cena lontana da tavolate e cori alpini. La ragionevolezza di prezzi contenuti e particolarmente vantaggiosi rispetto alla qualità. La possibilità di gustare tè con ricette dolci e salate anche nel pomeriggio.
MALUS Se proprio si vogliono trovare difetti (siam qui apposta), la scarsa privacy data dall'ambiente piccolo e dai tavoli ravvicinati e una certa leziosità del tutto.

I voti di Puntarella Rossa

Cucina 7,5
Ambiente: 7
Servizio 8
Prezzi: medio-bassi
Altri link utili: Secondo Me

domenica 23 agosto 2009

Arancia Blu


via Prenestina 396, tel 064454105, sito www.aranciabluroma.com. Aperto tutti i giorni

Chiamarlo vegetariano sarebbe riduttivo. Perché è vero che non c’è traccia di carne nel menù ed è vero che si presenta come “cucina vegetariana con enoteca”. Ma questo gioiellino di ristorante promette e offre molto di più. Tra gli antipasti troviamo ricotta salata stagionata di capra, su letto di zucchine a scapece, tra i primi pappardelle al farro con pesto di basilico e julienne di pomodori secchi sott’olio oppure tavioli ripieni di funghi porcini e scalogno conditi con burro e aneto. I secondi offrono cose come parmigiana di zucchine in crosta di brisé oppure polpettine vegetali con salsa di pomodoro piccante al coriandolo.
Insomma un menu di tutto rispetto, per nulla punitivo o ascetico, come potrebbe immaginare un vegescettico. Alla buona preparazione dei piatti si aggiunge un ambiente piacevole, tutto legno scuro nell’interno e scaffali di vino con sculture in ferro e rame dell’artista artigiano Marco Sbrilli. All’esterno si apre una bella veranda spaziosa e riposante, il giardino delle erbe, con tende a mimose e incannucciato a coprire un benzinaio. Sì perché ulteriore pregio dell’Arancia blu è di trovarsi nel bel mezzo del nulla, sulla Prenestina, dove un ristorante di qualità è un’oasi. La vecchia sede del ristorante è stata per un quindicennio a San Lorenzo. Location centrale ma costosa. Il proprietario ha deciso, 14 mesi orsono di trasferirsi qui, dimezzando il personale e aspettandosi un calo d’affari del 15-20 per cento. Ma, complice la crisi, confessa un po’ amareggiato, il calo è stato ben più drastico: 40 per cento. Eppure il ristorante merita, anche per gli ottimi vini e il servizio delicato.

Il conto
: due antipasti (17 euro), due primi (20), pane (2.5), due caffè (5) e una bottiglia di Amarone Viviani, ottima (40). Totale: 84.5

Bonus
: a pranzo (ma fino al 31 agosto è aperto solo a cena), prezzi scontati del 20 per cento. C’è anche un menu degustazione. E si possono bere vini al calice di gran qualità: per esempio c’è un Barolo 99 Einaudi a 10 euro.

Malus
: per i pigri, la lontananza dal centro, per i carnivori l’assenza di carne

I voti di Puntarella
Cucina 7+
Ambiente: 7,5
Servizio 7
Prezzi: medi

venerdì 14 agosto 2009

CUCINA ROMANA AL TESTACCIO
Pecorino


(chiuso dal 16 agosto, riapre il 3 settembre)
via Galvani 64 (Testaccio) tel 06-57250539 http://www.ristorantepecorino.it/

Le guide non lo menzionano e se lo menzionano, è il caso del Mangelo, ne parlano piuttosto male. E, certo, non si tratta di alta cucina e non è un posto da gourmet. Eppure dalla visita prandiale da Pecorino siamo usciti più che soddisfatti. Ristorante nel cuore di Testaccio e del divertimento notturno, si sviluppa su tre piani e ha una cura nell’ambiente che lo rende diverso dagli altri locali della zona. Al pian terreno c’è un vecchio tavolo, appartenuto alla nonna del proprietario, Alfredo Lucarini. Sopra, una lunga teoria di carciofi, vera passione del titolare. Il quale ama a tal punto al-kharshûf (come dicono gli arabi) da inserire nel menu le poesie in romanesco di Agostino Agostini. C’è il carciofo alla romana che “sfronnato de la foja più marana, spuntato e aperto, coce in un vapore d'ojo d'ulivo e d'acqua pè 'n par d'ore co' sale, pepe e mentuccia nostrana”. C’è il carciofo fritto che “a spicchi, infarinato e intinto d'ovo, lo butto dentro un padellone d'ojo, cor mescolo lo giro e lo rinnovo e quanno è tutto d'oro, lo raccojo”. E c’è il carciofo alla giudia, “leggero, scrocchiarello, delicato”. Stupisce in realtà trovarne ad agosto, ma Alfredo fuga ogni sospetto di congelamento. Non se la sentiva di rimanere senza e quindi se lo fa arrivare dalla Bretagna: “Sono migliori i nostri romani, certo, ma anche questi sono ottimi”.
Detto questo, da Pecorino abbiamo mangiato, oltre al suddetto carciofo alla giudìa, una gricia impeccabile. E come tutte le paste in menù è fatta in casa, proprio come i dolci, tra i quali la specialità della casa, le castagnole. Buona la carta dei fini e negli scaffali si possono trovare Montezemolo e vini pregiati, ma anche il Barbaresco dei Produttori del Barbaresco, cantina che offre forse il miglior rapporto qualità prezzo per questo straordinario vino.

Bonus: per gli amanti del carciofo
Malus: la massa di giovinastri presenti nella zona dei divertimenti può influire sulla resa serale

I voti di Puntarella
Cucina 6,5
Ambiente: 6,5
Servizio 7
Prezzi: medio-bassi

domenica 9 agosto 2009

LE GUIDE DI PUNTARELLA ROSSA / RISTORANTI APERTI

Agosto, mangiare a Roma



AGGIORNATO AL 22 AGOSTO!
Resistere resistere resistere!!!
Visto che i quotidiani non fanno il loro lavoro, e poi dici che sono in crisi, e non c'è verso di trovare uno straccio di informazione utile; visto che i ristoranti non fanno il loro lavoro e lasciano agonizzare siti internet aggiornati nel '98 che scoraggerebbero chiunque; visto che siamo qui in questo torrido agosto a girovagare per la città e vorremmo evitarci un'intossicazione alimentare; visto tutto questo e anche di più, ci proviamo noi a mettere giù una selezione di venti ristoranti che resteranno aperti nel mese di agosto, tutti scelti e testati da Puntarella Rossa (in qualche caso la qualità cala, ma è agosto, ci vuole tolleranza...). Naturalmente è un elenco parziale e provvisorio che aggiorniamo in tempo reale. E naturalmente sono ben accetti contributi e segnalazioni. Et voilà.

TRASTEVERE Taverna Trilussa (via del Politeama 23 Tel: 06.5818918)
Un classico della ristorazione romana in un'ambiente caratteristico con bella e ampia veranda esterna. Ottimi i primi serviti in padella. Prezzi medi.
TRASTEVERE Asinocotto (via dei Vascellari 48 tel 06 5898985) http://www.asinocotto.com/ chiuso il lunedì
Nella parte più tranquilla di Trastevere, un ristorante di qualità che offre cucina originale: tra i piatti, ravioli di orata alla crema di lattuga, petto di faraona all'arancia e thè verde. Prezzi medio-alti
CASTEL SANT'ANGELO Roche (lungotevere Castello 50, Castel Sant'Angelo, tel 3291772525) (prezzi alti)
Dépendance estiva di Roscioli, di qualità buona ma decisamente inferiore. Splendida l'ambientazione sul Lungo Tevere
TRASTEVERE Glass Hostaria (vicolo del Cinque 58 06-58335903, chiuso lunedì) http://www.glass-hostaria.com/ (prezzi alti)
Uno dei migliori ristoranti romani, in un ambiente moderno e raffinato. Prezzi medio-alti
TRASTEVERE Gildo via della Scala 31/a tel 06-5800733
Una sicurezza per i residenti che vogliono mangiare una solida cucina romana
TRASTEVERE Quirino vicolo della Scala 3 tel 58301885
Pane della Renella, pesce di Anzio. Testato da un paio di amici, entusiasti, la sera di Ferragosto
PORTUENSE Il Secchio e L'Olivaro (pizzeria) via Portuense 962 (tel 06-6552192) http://www.ilsecchioelolivaro.it/
Pizzeria ampia e all'aperto, non accetta prenotazioni. Prezzi bassi
CORSO FRANCIA Ortica (via Flaminia Vecchia, 573 tel. 06-3338709, chiusura lunedì)
Ristorante campano con bel dehors, attivo da decenni e sempre apprezzabile. Prezzi medi
CENTRO Obika (piazza di Firenze, angolo via dei Prefetti 26/a, tel 066832630) http://www.obika.it/
Buona soluzione per un pranzo all'aperto, a base di fichi, prosciutto burrata e mozzarelle. Prezzi medi.
PRENESTINO Arancia Blu (via Prenestina 396/e, tel 06-4454105 o 349-1215180) http://www.aranciabluroma.com/
Vegetariano ma non solo per vegetariani. Prezzi medi
PIAZZA DEL POPOLO Gusto (piazza Augusto Imperatore tel 06.32.26.273) e Osteria della Frezza (via della Frezza 06.32.11.14.82) http://www.gusto.it/
Cittadella di bar e ristoranti di qualità più che accettabile, con dehors e interni. Una soluzione di ripiego, ma avercene di soluzioni così. Prezzi medi.
GHETTO Ba'' Ghetto (via del Portico D'Ottavia 57. Tel: 06-68.89.28.68) (chiuso venerdì sera e sabato a pranzo) http://www.kosherinrome.com/
I fratelli Dabush gestiscono questo ristorante aperto da un paio d'anni nel cuore del ghetto. Amato da Paolo Mieli e per fortuna non solo. Ebraico ma moderno. Prezzi medi
GHETTO Nonna Betta (Via del Portico d’Ottavia, 16 - tel. 06 68 80 62 63).
Nuovissimo ristorante kosher aperto pochi mesi fa dal romano Umberto Pavoncello che si avvale di uno chef egiziano. Prezzi medio-bassi. Chiuso venerdì sera.
MONTEVERDE Osteria Pistoia (piazza Madonna della Salette 13/14, 06.58203381. Cell. 334.7412937) http://www.osteriapistoia.com/ chiuso la domenica.
I sapori della provincia romana in un'osteria di qualità. Tavoli all'aperto in una piazzetta tranquillissima. Prezzi medi
GIANICOLO Antico Arco (piazzale Aurelio 7 tel. 06-5815274, chiusura domenica) http://www.anticoarco.it/
Ristorante elegante al Gianicolo, ottimo per serate a due. Prezzi alti
TRASTEVERE Bir & Fud (via Benedetta 23 065894016) http://birefud.blogspot.com/
Ottimo per la pizza e per le straordinarie birre artigianali. Un po' meno sul resto del menu, ma resta un buon indirizzo trasteverino. Prezzi bassi
TESTACCIO Lo Scopettaro (Lungotevere Testaccio 7 06-5742408)
Trattoria ruspante e affollatissima, dove l'alta cucina è bandita ma il cibo è genuino e abbondante e il conto onesto. Prezzi medio-bassi
MONTI Gens (via del Boschetto, 73-74. tel: 06-48913832).
Aperto da pochi mesi, propone ottimo pesce. Servizio un po' impacciato. Prezzi medi
SAN LORENZO Tram Tram (Via dei Teti 44/46 tel: 06.490416)
Trattoria informale in una zona tranquilla di San Lorenzo
PARIOLI Il Caminetto (viale Parioli 89 06-8083946) http://www.caminettoroma.com/
Ristorante storico (dal 1959) della buona borghesia romana. Un classico.
PIGNETO Primo (via del Pigneto 46, tel. 067013827)
Tavolini all'aperto per uno dei ristoranti più trendy del Pigneto. Ottimi l'arrosto e il tiramisù della casa
TRASTEVERE
Gensola (piazza della Gensola 15 – tel 06-58332758. Chiuso domenica) riapre il 24 agosto http://www.osterialagensola.it/ Affollato ristorante trasteverino, qualità alta in un'ambiente familiare. Prezzi medi

* ps grazie a Vinoroma per la collaborazione (http://www.vinoroma.com/)

sabato 8 agosto 2009

STRONCATURE / VILLA CELIMONTANA

Quel maccheroncino triste



Metti una sera a cena a Villa Celimontana, sotto le luci colorate del parco, con l'arietta fresca che si porta via lo stress, con il vino che entra nel sangue e lo fa circolare più lieve, con la tromba di Enrico Rava che ti abbraccia e ti fa male, quel dolce dolore da mezza estate che ti conforta e ti tiene vivo. Metti una sera a Sicilia...ndo, ristorante sotto il palco, tra camerieri gentili e tavoli nella penombra. Afferri placato e felice il tuo maccheroncino, lo mandi giù degustandolo lentamente e resti con la forchetta a mezz'aria. La musica si ferma, il clima si raggela. Insomma, come dire, il maccheroncino è pessimo. Probabilmente precotto, duro, con un sapore di ferro, le melanzane che si aggrappano sul corpicino rigato come naufraghi sulle zattere, con le formaggio grattuggiato che giace inerte. Insomma, un disastro. Poi provi la tartare di salmone ed è un salmone triste, spento, inutile. Uno vorrebbe anche essere clemente, ma non si capisce perché mettere in piedi un posto straordinario come Villa Celimontana, organizzare concerti bellissimi e poi farti mangiare come nella peggiore delle bettole. Pagando non poco tra l'altro: un antipasto costa 14 euro, un primo 12, un dolce 10. Perché, dico io. Perché?

giovedì 6 agosto 2009

TOP AI PARIOLI

All’oro



via Eleonora Duse 1/e (Parioli). Tel 06 97996907. Chiusura domenica e sabato a pranzo. Sito Internet: http://www.ristorantealloro.it/

Brand new restaurant, aperto il 24 aprile 2007, tutto sbrilluccicante d’oro, di bianco e d’avorio, piccolo come uno scrigno, rilassante, costosissimo, paradisiaco. Se non fosse per il prezzo, sopra gli standard di Puntarella, sarebbe in cima alla top 20. Arrivi in via Eleonora Duse, verso la fine, proprio vicino alla gelateria Duse, una delle migliori di Roma, dove ci sono gruppi di pariolini che si dedicano all’ottimo cioccolato bianco e allo zabaione. Entri ed eccoti in un piccolo tempio della ristorazione, con luci morbide, divani bianchi di coccodrilli (senza neanche le lacrime di chi ce li ha messi...) e un lucernaio.
In cucina c’è il giovane Riccardo Di Giacinto, classe ’76, per anni al Baby dell’Aldovrandi Palace sotto la direzione di don Alfonso (Iaccarino) e nel curriculum anche uno stage al Bulli di Adrià e un periodo con Paco Guzman. Insieme alla fidanzata Melina e alla cognata Ramona (o viceversa, non è chiaro), ha deciso di mettersi in proprio ed ecco All’Oro. A servirci c’è il sommelier, Stefano Magistri, anche lui ex Baby, che ha qualche difficoltà ad articolare e noi a capire. Quello che è chiaro è il costo della carta dei vini: il più a buon mercato veleggia sopra i 35 euro. Ma lui assicura che da settembre la carta sarà completamente rinnovata. Per aperitivo viene servito un bel Blanquette de Limoux, regione a sud-ovest di Carcassone, lugubre cittadina della Camargue. Il Blanquette non è uno champagne ma qualcosa di simile al nostro spumante. Ottimo comunque. Si parte ed è subito un trionfo di sapori e di bellezza. In omaggio un tiramisù di zucca con spuma di mortadella e amaretti. Il pane è fatto in casa (5 euro), mangiamo un mantecato di baccalà con lardo di Pata Negra e spuma di patate al rosmarino; un’imperdibile tartare di manzo (19), un’ottima quaglia, petto farcito e coscia laccata al ciauscolo, con miele ‘nduia, purè di patate e uovo in tegame (25), uno straordinario maialino da latte cotto ore a 90 gradi, con composta di mele lime candito e salsa alla senape (27). Concludiamo con creme brulèe alla vaniglia con ragout di mele e cannella (10) e un dolce pane e cioccolato. Da bere, un fantastico Cirsium 2004, cesanese di Affile delle Cantine Ciolli (38 euro). Alla fine il conto (compreso caffè a 3 euro e acqua a 2) arriva a 179 euro per due, un bel 90 euro (molti, ma ottimamente spesi)

Bonus: il menù degustazione di cinque portate a 55 euro e di sette a 70 (vini esclusi). Sappiatelo prima: i piatti sono di dimensioni ridotte, come spesso accade in ristoranti del genere.

Malus: da segnalare sui tavoli i bicchieri dell’acqua inspiegabilmente adagiati: inquietanti. La clientela: vecchie signore incartapecorite e ingioellate, vecchi signori incartapecoriti e orologiati, giovani signori e signore incartapecoriti e ingioiellati. Lo stile tra il minimal e il kitch e i divanetti di coccodrillo lasciano spaesati.


I voti di Puntarella
Cucina: 9
Ambiente: 7
Servizio: 8
Prezzi: alti

martedì 28 luglio 2009

Roscioli!






La recensione aggiornata qui

mercoledì 22 luglio 2009

Pillole di ristoranti




Alcune segnalazioni volanti...

Baires imperiale: ristorante argentino di via Cavour 315 (06-69202164). La sala interna sembra un po' giapponese, sopraelevata com'è, con tanto di musichetta orientale. E invece è un ristorante argentino. Lo si capisce dalle carni, ottime. Assaggiate con piacere una parillada (grigliata di carne, 25 euro), bife de lomo (22) e bife ancho (20). Ottimo il Malbec Prodigo Riserva (7) (ma buono anche il malbec normale, 5 euro).

Osteria dell'ingegno: pranzo sempre piacevole nel ristorantino chic di piazza di Pietra (tel 06-6780662). Il posto è molto grazioso (brutta sta parola eh, l'ho messa apposta) e il servizio sorridente. I piatti etno-raffinati. Il prezzo decisamente eccessivo per un pranzo volante (grigliatina di verdure a 14.50). Ottime le ricottine tiepide iniziali, se le assaggiate con un bel prosecchino è la morte sua.

Bodum caffè Che dire, lo gestisce Maurizio, un amico nostro ed è un po' il luogo di meditazione di Puntarella Rossa. Che, come sapete, aborre le marchette: non ci facciamo pagare, purtroppo, paghiamo i conti e non facciamo favori di sguincio agli amici. Detto questo, Bodum è un posto molto carino: potete venire a prendervi un caffè, a passarci un po' di tempo con il pc sul tavolone comunitario (c'è il wifi) e a mangiarci a pranzo (io oggi mi sono scofanato un'insalata di riso, ma ci sono quattro o cinque piatti del giorno). Da segnalare le birre, ottime e originali. Come le sedie, coloratissime. Maurizio è daaroma: sappiatelo.

L'Acquolina Meriterebbe una recensione più dettagliata, che è uno dei ristoranti migliori di Roma (via Antonio Serra 60, Fleming, 063337192). Intanto ve lo segnalo così: è ottimo. Ha una bella veranda e si mangia molto bene, pagando però molto. E' il ristorante di Giulio Terrinoni (chef) e Angelo Troiani. Ottimo il crudo Acquolina (30 euro) e la piccola frittura (18 euro). Buoni, ma non eccezionali, i paccheri con lo scorfano (18 euro). Da paura il dolce Ciacco (misto di dolci, 16 euro) e le variazioni di cioccolato. Il tutto innaffiato da un Marisa Cuomo bianco (29 euro) e un Muffato Antinori (8).

Ai Bozzi A vederla da fuori non gli daresti un soldo. E' posta nel pieno del quartiere più turistico di Roma, Trastevere, nel pieno della parte più turistica di Trastevere, via della Lungaretta (piazza tavani arquati giuditta 107, tel 06-5816640) . Eppure, se superate le resistenze iniziali e la massa dei turisti, qualcosa di buono lo trovate. Per esempio un buon crudo di pesce (ottimi gli scampi). Meno buono il trancio di tonno, ma non si può avere tutto. Pessima la grappa. Prezzi più che accettabili.

venerdì 17 luglio 2009

Satollo



AGGIORNATO A FEBBRAIO 2010
Via Rubattino 22 (Testaccio). Tel. 06-57289587. Chiusura: domenica. Aperti solo a cena e il sabato a pranzo. Sito Internet: http://www.ristorantesatollo.it/
C’è una gentilezza che raggela, per citare il bardo, e una che riscalda. Quella di Davide (Musci) e Chiara, giovani gestori di Satollo, è del secondo tipo. E non è poco per una città, Roma, che tratta spesso i clienti a pesci in faccia. Da Satollo, invece, il cliente è sacro e viene circondato da mille attenzioni, non solo a parole. Ma tanta gentilezza dev'essere il frutto dell'amore, visto il romanticissimo abbraccio al quale abbiamo visto abbandonarsi Davide e Chiara in cucina. Se non avessimo il cuore ridotto a una pietra desolata, ci saremmo persino commossi.
Comunque sia, nell’attesa del tavolo, per accompagnare un prosecchino Valdobbiadene, ci arriva un miniarancino farcito con salsiccia di Bra. Altro omaggio appena seduti in uno dei quattro confortevoli tavoli all’aperto: un’ottima tartare di tonno con gelatina di pomodori e basilico, il tutto in un bel vasetto di vetro con chiusura a molla.
Satollo è un ristorante di cucina creativa, aperto a fine gennaio del 2008, con uno stile da brasserie elegante e una grande cura del dettaglio. Pareti bianche riscaldate da una luce giallo paglierina diffusa (curate da In-Es design), pavimento in legno, lavagna d’ardesia con il menu, posate d’autore (Sambonet). Purtroppo a ingentilire il dehors, sono stati inopinatamente piazzati tre inguardabili ciuffoni di capelli gialli (che corrispondono alla stipa, una graminacea).
Se l’impressione generale del locale è ottima, qualcosa all'inizio non era ancora a punto nella cucina. La caponata di pomodoro gratinata al Ragusano dop (che sarebbe un formaggio) (13 euro) non lasciava affatto entusiasti. Migliore la tartare di ombrina con sedano e shot di greenmary (il menu è un po’ esoterico, ci vorrebbero le didascalie) (15 euro). Buoni ma non entusiasmanti i tortelli ripieni di melanzane e burrata, con pachino, basilico e primosale di pecora (14 euro). Pollice verso per il tiramisù della casa, poco omogeneo e gelatinoso (8 euro). Ma nella seconda visita del febbraio 2010, i miglioramenti risultano evidenti. Ottimi gli agnolotti ripieni di fonduta di Bra Dop con burro d'alpeggio alle melanzane affumicate (14). Straordinarie le guance di vitella brasate al Nebbiolo con polenta (20). E anche il tiramisù veleggia tra il buono e l'ottimo. Miglioramenti decisi che giustificano un bel 7 pieno alla cucina.
Tra gli altri piatti in menu, ci sono battuta di manzo la Granda con crostino di certosa e rucola (14), vitello tonnato con gelatina di lime (14), paccheri alla gricia con polpo (14), millefoglie di sarago e spinaci in salsa di vongole e Riesling (20), zuppetta di pesce con crostoni di pane (22); galantina di coniglio di Carmagnola al pistacchio con fagiolini e salsa senapata all’albicocca (20), cannolo di mousse di ricotta e fragole (8)
Il conto per due: una bottiglia di vino Lagrein (18), un’acqua minerale (2), due antipasti (27 euro), due primi (28 euro): totale 75 euro.
Bonus: il pane fatto in casa, gli omaggi, la cortesia, il bel dehor, il gazpacho freddo con gamberi, la piacevolezza complessiva, il coperto gratuito
Malus: la graminacea gialla, i prezzi non bassi (antipasti e primi a 14 euro)

I voti di Puntarella
Cucina: 7
Ambiente: 8
Servizio: 9
Prezzi: medio-alti

lunedì 22 giugno 2009

ESTATE / MANGIARE ALL'APERTO A ROMA
Dehors, verande, giardini




(attenzione: post in continuo aggiornamento!) (gradite segnalazioni!)

A bloccarla in un fermo immagine, di quelli che faceva Scola, viene in mente la tavolata del Roma di Fellini, “con i neon dei negozi, le portate dei camerieri sbracati, i piatti di lumache fumanti, la pajata, la coda alla vaccinara, i fagioli al fiasco, le facce dei vicini, gli scazzi tra marito e moglie, il tram che taglia in due l’area del trionfale banchetto…” (Fulvio Abbate). E’ la Roma popolare dei cortili, dei tavoli con la tovaglia di plastica e i piatti bisunti di cibi grevi ma paradisiaci. La scena fu girata agli Spaghettari e loro sono ancora lì, più turistici e meno genuini, nell'ex bellissima piazza San Cosimato. La Roma di chi viene dal Nord, (“noord, la capisci questa parola?Albanese, in Cuore) è spesso immersa in questa atmosfera e il mangiare fuori, per strada, nelle piazze, ma anche nei magnifici giardini, nei pergolati, nei raffinati dehors, nelle verande, è una delle cose che fanno amare di più Roma. Detto questo, arrivati al 2009, si tratta di trovarli dei posti decenti che uniscano il buon cibo e il buon bere a un ambiente piacevole e fresco. Qui ci proviamo, con il beneficio dell’inventario e l’auspicato aiuto dei nostri 25 lettori.

POPOLARI Sedersi su una panca, rovistare con i piedi sulla ghiaietta, mangiare una bistecca alla brace. Succede alla Casetta Rossa della Garbatella, luogo ultrapopolare, a metà tra una festa dell’Unità e un centro sociale, ma con dimensione familiare e disinvolta. E’ gestito da un “collettivo popolare” che in accordo con il Comune si occupa anche del parco vicino. Ci puoi trovare Erri De Luca che legge un suo libro o la festa del quartiere. E ci puoi mangiare e stramangiare con dieci euretti. Pajata, trippa e coratella sono ospiti fissi da Betto e Mary, istituzione del Tuscolano, che gode di fama antica, ma anche di recenti disappunti e critiche. Qualità non elevata, ma grande scenario per il Biondo Tevere, Ostiense, che ospitò l’ultima cena di PPP prima dello sciagurato giro all’Idroscalo di Ostia. Sulla strada, ma in zona tranquilla, c’è Gianni Cacio e Pepe, enclave scaciata nel raffinato quartiere di Prati.

RILASSANTI La Garbatella offre una buona scelta di luoghi rilassanti e confortevoli. Ottima cucina e qualche tavolo nel dehors la offre il Ristoro degli Angeli, di fronte al Palladium, e qualche metro più sopra, tra i lotti popolari e fascisti, ecco il tradizionalissimo DarMoschino. Cambiando zona della città, si consiglia un salto all’Ortica, dove il patron napoletano Vittorio Virno vi può intrattenere nella terrazza su attori e artisti che hanno frequentato il locale, compreso Ugo Tognazzi, di cui all’interno è custodita una preziosa copia del Rigettario. Si mangiano gattò di patate, calamarate e sfizi vari partenopei. Consigliata una perlustrazione anche all’interno, dominato da Schifano, Guttuso e modernariato vario.

PESCE Da segnalare tra le new entry il tranquillo Gens, quartiere Monti, dove lavora l’ex cuoco asiatico di Fish che contamina fusion e tradizione. Ottimi i crudi di pesce e a prezzi più che accettabili. Non molto distante c’è il Tempio di Iside, di cui abbiamo dato conto, regno del crudo in un ambiente tranquillo e molto piacevole. Meno raffinato, il Bar sotto il mare, che garantisce pace e qualità.

CREATIVITA’ APPARTATA Come non citare le Tre Zucche, uno dei migliori ristoranti romani, gestito da giovani pieni di ingegno, con una cucina mai banale, con trovate originali e mai forzate. Il tutto nella pace di una stradina acquattata dentro il Portuense.

CLASSICONI Non mi fate l’errore di sottovalutare la Taverna Trilussa. Già vi vedo che storcete il naso: naa, troppo turistico... E i turisti ci sono, certo, d’altronde siamo a Trastevere. Ma laTrilussa resta strategica, oltre che per la posizione, per il grande dehors con molti tavoli, e per la cucina, sempre all’altezza della tradizione. Così come resta un punto fermo in zona Paris (da provare le ostriche, ottime). Sempre in zona non mancano le offerte popolari: da Ivo la Pizza a Popi Popi fino all’Obitorio (Ai Marmi – Panattoni).

PITTORESCHI Come non citare la Limonaia di Villa Torlonia che, aldilà di una cucina controversa, mette in scena una cena “suggestiva”, come direbbero le guide vere.

PIGNETO Zona particolarmente favorevole all’aria aperta, conta al suo attivo l’ottimo Primo, che ha predisposto un piacevole dehors sulla strada. Ma qui si può mangiare anche alla Locanda dell’Interprete, che ha uno spazio all’aperto, ricavato internamente. E naturalmente a Necci, risorto a nuova vita dopo l’incendio di qualche mese fa.

CENTRO Scenario da paura, in una delle più belle piazze di Roma, piazza di Pietra. L’Osteria dell’Ingegno di sera piazza qualche tavolino e si può cenare in tranquillità, compatibilmente con il popolo modaiolo di Salotto 42, di solito su di giri e non solo per l’alcol. Più spostato verso l’Ara Pacis, ecco l’Osteria della Frezza, che offre tavolini e cibo mai scadente.

CHIC Guadagno, pago, spendo e pretendo, si direbbe a Milano. Così è quasi inutile fare i nomi di alcuni dei più noti ristoranti da sciuri, come il Presidente e Piperno. Ma quello che davvero merita per lo scenario straordinario, per il giardino e per la cucina è il San Teodoro, ai piedi del Campidoglio. Da segnalare, sempre per lo splendido ambiente, la Veranda, a Castel Sant'Angelo, e la Terrazza, zona Veneto: prezzi, ovviamente, salatissimi.

giovedì 18 giugno 2009

Repubblica, una guida mediocre e inutile



Adesso, non è che stiamo a fare il giochino di chi ce l'ha più dura (la guida), anche perché qui stiamo parlando di davide (noi) e golia (loro), ma la nuova guida dei ristoranti romani di Repubblica, uscita lunedì, è l'ennesimo prodotto mediocre, fuorviante e soprattutto inutile.


Un librone di 945 pagine, esorbitante, ipertrofico, con 2800 "recensioni" e 120 mappe a colori (ma erano poi necessarie?). Si chiama Ristoranti di Roma 2009-2010 e già ci sarebbe da ridire su questa ridicola corsa contro il tempo che porta ad anticipare sempre più la data di copertina (pensavo di pubblicare a breve una guida targata 2009-2012).


La cosa più utile della guida sono gli indici tematici, suddivisi per categorie. Per il resto è un catalogo sterminato, e quindi inutile, di posti completamente dissimili, di cui non viene evidenziata la diversità. Una rassegna acritica di elogi, encomi, celebrazioni. E non ci sarebbe niente di male se si fosse scelta una selezione ristretta, o quantomeno non enciclopedica, dei ristoranti. E invece c'è di tutto, 'ndo cojo cojo: è un repertorio simile a un elenco alfabetico privo di ogni utilità, stilato da compilatori perennemente entusiasti.


Il tono apologetico si perdonerebbe anche (ma anche no), se non fosse che poi ogni tanto ti imbatti in qualche bella pagina di lampante conflitto d'interessi. Prendiamo pagina 76. Qui troviamo una bella recensione di Estrobar, all'Ostiense, dove si raccontano mirabilie dell'"arredamento di design curato", degli "insoliti e stuzzicanti accostamenti", dell'"orchestra di mestoli e tegami", del "mosaico di sapori" e via in un crescento di "prelibati" e "deliziosi". Ora, uno può anche essere in buona fede, e non c'è bisogno di chiamare in causa la ben nota categoria della "marchetta", ma nella pagina a fronte (dico, a fronte!), c'è una pagina intera di pubblicità. Indovinate di chi? Di Estrobar. E che credibilità può avere a quel punto la critica? Cascano le braccia e altre suppellettili scrotali.


Voi direte, bella forza, Puntarella Rossa ha tutto l'interesse a demolire le guide ufficiali perché vuole prendere il loro posto. Vero, ma anche falso. Perché una guida fatta bene, e quelle del Gambero Rosso, fatta la tara alle talvolta giustificate polemiche, sono fatte bene, aiutano anche noi. Le guide online sono utili, ma per ora complementari rispetto all'informazione ufficiale della carta stampata. E' che da Repubblica, da una guida che costa 12.90, uno si aspetterebbe qualcosa di più. Ma forse siamo noi che siamo incontentabili e anche un po' degli spaccamaroni (scusate il milanesismo).

venerdì 12 giugno 2009

Tempio di Iside




via Pietro Verri 11 (Colosseo). Tel. 06-7004741. Giorno di chiusura: domenica

Se arrivi verso le nove, puoi vedere delle signorinelle piuttosto dimesse, struccate e con gli zoccoli, che entrano nel portone nero. Se poi quel portone lo varchi qualche ora dopo, potrai trovare le stesse signorinelle in forma splendente con tacchi a stiletto e corpi sinuosi e scoprirai che sono delle signore pornostar e che quello è il Colosseum night club. Contraddizioni della modernità, perché il club si trova stretto tra due templi di Iside. Il primo è quel che resta del tempio eretto alla divinità egizia della maternità e della fertilità, Iside, simboleggiata da una vacca, la Scandalosa e la Magnifica, la Prostituta e la Santa. Il secondo, a destra del night, è il ristorante Tempio di Iside, con il suo magnifico dehor, ristoro e benedizione nella calura romana. La zona è via Verri, tra via Labicana e via Merulana, a due passi dal Colosseo. Piazza Iside, a fianco, è stata rimessa a posto di recente, la fontana dove si abbeveravano i cavalli del primo stabilimento Peroni è stata restaurata, rifatti sampietrini e selci, installate panchine di travertino, realizzato un giardinetto di melangoli (aranci amari).

Il crescente successo del ristorante si deve, certo, alla piacevole frescura, ma anche agli straordinari crudi di pesce che arrivano copiosi su piatti depositati tre metri sopra il tavolo e a pochi centimetri dal cielo. Il locale ha anche una parte interna, piuttosto kitch e inguardabile con tutti quegli stucchi, ma da un paio d'anni si è allargato pochi metri a destra, guadagnando spazi in interni e soprattutto in esterni. Il patron, il calabrese Francesco Tripodi (con compagna venezuelana), è piuttosto molesto e circuisce il povero cliente con battute a raffica e calembour di dubbio gusto. Suo obiettivo primario, rifilare un Critone Librandi, vino calabrese s'intende, a chiunque faccia l'errore di tentennare. Su 2spaghi c'è la testimonianza di un cliente che lo ha sentito esortare a "ciucciare le teste dei pesci nei piatti". Incommentabile.

Detto questo, la carrella di antipasti crudi e cotti è fantastica. Come nel pranzo di Babette, arrivano di continuo nuovi piatti di scampetti crudi, tartare di tonno, gamberi, mazzancolle capesante (una p? non l'ho mai capito) e ogni ben diddio. A seguire ci sono primi di livello, spaghetti al riccio, scialatielli con uova di Sanpietro e scampi. Poi pescetti al forno o alla griglia a volontà. Si chiude con cassata e cannoli. Il voto finale alla cucina sarebbe stato oltre sette, se non fosse che un amico puntarella è incappato in una pessima tagliata di tonno, votata con un quattro tondo. Incidente di percorso, si presume, perché il livello normalmente è ben al di sopra della media.

Non è un incidente invece, ma pura e furbizia commerciale, il conto che ci è stato propinato. Considerando che ci siamo strafogati con un quintale di antipasti e con un dentice e con il Critone di cui sopra, non è neanche poi eccessivo. Se non fosse che la ricevuta riporta solo due menu a prezzo fisso, 52,5 cadauno, senza ulteriori spiegazioni. Il prezzo fisso non ce l'aveva annunciato nessuno e del resto i prezzi erano inverificabili non avendoci portato nessun menù. Epperò, digeriti difetti e approssimazioni, si esce dal Tempio con la voglia di tornarci e in fretta.


Bonus: il dehor, gli straordinari crudi

Malus: il servizio invadente e sciatto, il conto piuttosto salato


I NOSTRI VOTI

Cucina: 7
Ambiente: 8
Servizio: 4
Prezzi: medio alti

Le altre guide: c'è solo nel Mangelo, che gli dà un bel 7 in cucina