giovedì 27 gennaio 2011

domenica 23 gennaio 2011

PIATTI AL VINILE / PUNTARELLA SU ALIAS - MANIFESTO
Il tonnarello spezzato e i Motley Crue


La rubrica su Alias, 22.1.2011


Terza puntata di "Piatti al Vinile", rubrica quindicinale di Puntarella Rossa sul supplemento settimanale del manifesto "Alias", nella sezione Ultrasuoni. Due ristoranti romani e uno torinese. E naturalmente la musica: Honeybird & the Birdies, Dente, Mötley Crüe, Rumer, Leonard Cohen, Burt Bacharach e Georges Brassens

TORINO
Consorzio
via Monte di Pieta' 23. Tel. 011 276766; sito
"Don’t trust the butcher", urlano sul palco Honeybird and the Birdies. Mai avvertimento fu più
inappropriato qui al Consorzio di Torino, dove non ci pone neanche il problema di fidarsi del macellaio, in senso tecnico. Questo è il regno della tartare: la cruda di fassona, con uovo che sembra già nato con la camicia, è una delle prove dell’esistenza di Torino. E se poi volete un po’ uscire dalla piemontesità e dalla gabbia del petrinesco chilometro zero, servitevi con una delle loro acciughe del mar cantabrico, il mare spagnolo dove vengono pescate con le reti a cerchio queste bellissime e sottovalutate specie ittiche. Bonus: l’ambiente informale.
Malus: nessun malus in vista.
Voti:
cucina 7,5
ambiente 7
servizio 7

ROMA - BOCCIATO
Angelina a Trevi
via Poli 26. Tel. 06 6797274
Il posto perfetto per cantare l’hit di Dente: «Ho messo le mani in tasca e ho sputato sulla tavola, buon appetito amore mio!». E per elencare dieci motivi per evitare un ristorante. 1) tonnarelli spezzati: un crimine contro l’umanità 2) due bottiglie d’acqua anonime e non richieste 3) carta dei vini scadente e triste 4) inquinamento acustico che neanche i Mötley Crüe 5) camerieri volenterosi ma che non sanno dire neanche ciao in italiano 6) arredamento bianco tristezza 7) il primo, freddo, che arriva prima dell’antipasto 8) la presenza costante del ministro Giorgia Meloni 9) il bagno, in fondo a sinistra 10) la luce temporizzata in bagno, che si spegne sul più bello 11) la tisana, che sembra una tisana ma è un caffè.
Bonus: è in pieno centro, perfetto se sei un dipendente del Pd di largo del Nazareno.
Malus: ce n’è abbastanza.
Voti:
cucina 5
ambiente 5
servizio 5

ROMA
Casa Coppelle
piazza delle Coppelle 49. Tel. 06-68891707; sito.
Avete presente Rumer, la voce che ha fatto impazzire Leonard Cohen e Burt Bacharach? A Roma, in via delle Coppelle, esiste un posto che riesce a trasmettervi le stesse identiche sensazioni con padelle, pentole e vini rossi, invece di corde vocali o basso. Casa Coppelle lo riconoscerete, passando per la via, dal suo aspetto pulito, ben illuminato e molto, molto smooth (forse pure troppo). La cucina punta su una strana accoppiata, specialità italiane e romane affiancate (e a volte mescolate) ad altre francesi. Più un unicum che una rarità, come un disco in cui Brassens interpretasse Sinnò me moro. L’effetto finale è insolito, saporito ma intimo. Nel menu brillano i paccheri di Gragnano con ripieno d’agnello e purè di bufala con salsa pachino e coulis di basilico. Ma anche il brasato di cinghiale spicca.
Bonus: il pane fatto in casa, l’arredamento molto accurato (comprese le toilette) e i tavolini all’aperto.
Malus: Un cameriere un po’ troppo splendido, i sedicenti musicisti che storpiano (d’estate) Besame mucho e, in generale, la frequentazione di piazza delle Coppelle (vip, politici e giornalisti).
Voti:
cucina 7,5
servizio 6,5
ambiente 7,5

lunedì 10 gennaio 2011

CLASSIFICHE / MANGIARE E BERE A ROMA
Premi Puntarella Rossa 2011



Potevano mancare i Puntarella's awards? Non potevano. Ed eccoli qua, in tutto il loro splendore. Naturalmente nello spirito di Puntarella: prendeteli per quel che sono, una traccia, uno spunto, un consiglio. Non oro colato, né frutto di ricerche scientifiche, né di valutazioni oggettive e incontrovertibili (del resto, neanche quelli degli altri...).


I riconoscimenti

Puntarella d'Oro: Settembrini
Qualità / Prezzo: Osteria di Monteverde
Novità: Vino e Camino
Solidità: Trattoria Monti
Cucina romana: Taverna Trilussa
Sottovalutato: Satollo
Alla Carriera: Roscioli
Straniero: Per Cento
Pesce: Gensola
Pizzeria: La fucina
Da asporto: Tricolore
Decor: Zoc
All’aperto: Os Club - Hostaria
Formaggi: Beppe e i suoi formaggi
Carne: Bottega Liberati
La pasticceria: Cristalli di zucchero
La gelateria: Gelateria dei gracchi
La birreria Open Baladin
A domicilio: Magiordomus
Brunch: Bocca di dama
Blog culinario: Dissapore
Romanità becera: Gianni e Pepe
Scortesia: Danilo
Tpt, Trappole per turisti: Maccheroni
Come evitare le Tpt: Casa Coppelle
Piatto tradizionale: pizza mortadella e fichi, Enoteca provinciale
Trattoriaccia: Laboratorio 3
Menzioni speciali: Le Tre Zucche, Osteria dell'Arco, Flavio al Velavevodetto


Qualità / Prezzo: Osteria di Monteverde
Si può aprire un ristorante nuovo in una zona non turistica, con cibo di qualità e prezzi più che bassi? E per di più essere travolti da un grande successo? Fate due chiacchiere con Fabio Tenderini e Roberto Campitelli, ex Ditirambo, e capirete come si fa. 
Piatti: carbonara di broccoli, animelle glassati, grissini fatti in casa e minitiramisù. 

Novità: Vino e Camino 
Da Bracciano con furore, un nuovo indirizzo all'insegna di una cucina solida e un ambiente rassicurante. Uno dei pochi ristoranti di livello, senza nessun tipo di pretesa, in un centro cittadino ormai preda di trattoriacce e trappole per giapponesi. 
Piatti: zuppe, farro a risotto con radicchio trevigiano, involtini di indivia con le capesante 

Solidità: Trattoria Monti
Ha visto passare gli anni di piombo, gli effimeri anni '80, gli incolori '90 e ha superato il 2010 con l'imperturbabile grazia di chi sa e non si spaventa di nulla. La famiglia Camerucci continua a rappresentare, con la sua cucina marchigiana e un ambiente pulito e illuminato bene, una certezza nel panorama romano.
Piatti: Olive ascolane, ciauscolo, mezze maniche con salsiccia e pecorino di fossa, vitella al latte, tortino di mele con crema di zabaione.

Cucina romana: Taverna Trilussa
E' nel quartiere più turistico (del mondo?) e per questo spesso è sottovaluto. Ma nel desolante panorama delle trattorie tradizionali, la Taverna Trilussa mantiene un equilibrio perfetto tra primi piatti ricchi e abbondanti (serviti in padelle sbilenche), romanità un po' chiassosa e un dehor tra i più tranquilli e piacevoli.
Piatti: supplì, fiori di zucca, coppiette di cavallo, rigatoni alla norcina, coda alla vaccinara.

Sottovalutato: Satollo
Difficile trovarlo nelle vette delle classifiche delle guide e anche il passaparola cittadino non ha funzionato granché. Eppure Satollo è un porto sicuro per un'ottima cucina piemontese, servita con grazia e amorevolezza da una solida coppia, nel lavoro e nella vita, Davide e Chiara.
Piatti: Agnolotti ripieni di fonduta di Bra con burro d'alpeggio, Battuta di manzo La Granda con tortino di Certosa e rucola, guance di vitella brasate con Nebbiolo e polenta. E ottimo tiramisù in barattolo.

Alla Carriera: Roscioli
Che dire di più di quella che è universalmente riconosciuta come un'istituzione romana, tempio dell'enogastronomia? Niente, se non che tornarci è sempre un piacere, se non un dovere.
Piatti: spaghettoni con tonno rosso dell'Isola di Vulcano, zuppa di cipolla e foie gras, noci di cappesante bretoni su crosta di sale nero hawaiano, ostriche Belon 000, acciughe del mar Cantabrico, hamburger di Fassona, cannolo alla Siciliana con Ricotta Romana di pecora e canditi

Straniero: Per Cento
Aperto da pochi mesi, si è imposto subito all'attenzione per una cucina mediorientale ricca di influenze e complessa, preparata da una giovane chef israeliana, Michal Levy.
Piatti: ravioli ripieni di frutti di mare in latte di cocco e cannella, dentice alla Quinoa, agnello neozelandese.

Pesce: Gensola
Un'altra conferma per un ristorante di pesce dall'atmosfera piacevole e un caotica, con prezzi che lievitano con il successo ma una qualità inalterata. Servono con simpatia Claudio e Irene  
Piatti: Amatriciana di Pata negra, spaghetti ai ricci di mare, coda di rospo con purè di mele

Pizzeria: La fucina
Molto più di una pizzeria. Aperta nel marzo del 2009, ha rivoluzionato il settore, proponendo pizze di grande qualità, a prezzi superiori (da 10 a 25), con ingredienti tradizionali ma anche originali come ciauscolo, patate julienne e mele cotte, salmone dell'Alaska, crema di ceci, cicorietta di campo con colatura d'alici e acciughe di Cetara.

Da asporto: Tricolore
I prezzi sono alti, altissimi, 14 euro un panino, ma chiamarli panini è davvero riduttivo. Si tratta di piccole opere d'arte realizzate con cura e con ingredienti e materie prime eccezionali. Tricolore è un Ufo cittadino, panetteria e scuola di cucina, un oggetto difficile da decrittare. Ma un po' d'aria fresca non può che fare bene.
Panini gourmet: baguette con culatello di zibello, pane al cavolo nero con zuppa di zucca, pane di mais con uovo di Parisi e tartufo di Acqualagna

Decor: Zoc
Gemello diverso di Urbana 47, ne riproduce l'ambiente chic-choc, modernariato, chincaglierie, mobili d'epoca, poltrone, riuscendo a evitare il pericolo del kitch. E soprattutto, a differenza di Urbana, riesce a produrre una cucina originale e divertente, all'insegna della mixitè culturale e della sperimentazione. 
Piatti: spaghetti di ragout d'agnello, berberè e ricotta infornata, kebab di coniglio porchettato con puntarelle, pastiera di farro con zenzero candito, ravioli cinesi ripieni di coda alla vaccinara e salsa di cacao

All’aperto: Os Club - Hostaria
Un nuovo strabiliante complesso, là dove c'era un campo di calcetto, di fronte alla sede di Azione Giovani (ahi): due ristoranti, uno di altissimo livello, Iolanda, e uno di ottimo livello, l'Hostaria. Prezzi molto elevati, che di solito portano all'esclusione da Puntarella Rossa, ma stavolta facciamo un'eccezione per la bellezza del posto e soprattutto per il giardino: aspettiamo primavera con ansia per approfittarne. 

FormaggiBeppe e i suoi formaggi
Nuova sfolgorante creatura della filiera nata dalla famiglia Bleve, già titolare di Casa Bleve. Beppe e i suoi formaggi nasce sulle ceneri della Bottega del Vino, aperta 30 anni fa da Gino e Antonio, nipoti di Anacleto Bleve. E' il trionfo dei formaggi, come da insegna, quasi a inseguire le analoghe botteghe transalpine. Non a caso si trovano molti prodotti francesi, dai vini al foie gras.
Piatti: formaggio di capra Le Catal

Carne: Bottega Liberati
Aperta dal 1963 è la macelleria per antonomasia. A conduzione familiare, antica ma modernissima, vende carni biologiche e non: vitello allevato con il latte, chianina biologica, coppiette di cavallo. Ma anche tortellini fatti in casa, uova di Parisi, primosale di latte crudo di pecora comisana, pane biologico di Sambuco.

La pasticceria: Cristalli di zucchero
Pasticceria bomboniera che gode di un meritato e continuo successo. Ottimo spazio esterno per una colazione o una cioccolata pomeridiana. Dolci di ogni tipo e soprattutto, quasi introvabili a Roma, gli straordinari macaron

La gelateria: Gelateria dei gracchi
Alberto Manassei firma una certezza per il gelato romano: riso e miele, meringa al pistacchio, ricotta e pere, crema di pinoli, mandorla tostata al profumo d'arancio, cioccolato cubano al rhum

La birreria Open Baladin
Andrea De Bellis in pasticceria, Gabriele Bonci in cucina, Open Baladin è molto di più di una birreria: è un bellissimo spazio che offre la bellezza di cento birre artigianale, ma anche un'ottima tartare, patatine chips e hamburger di qualità

A domicilio: Magiordomus
Spesa biologica a chilometro zero è una di quelle frasi che cominciano a far venire le bolle. Per fortuna lo slogan che usano è un altro: "Romani, non v'affaticate". E in effetti Magiordomus è uno straordinario servizio di consegna a domicilio di Magiorbag direttamente davanti alla porta di casa, entro le 7.30, con tutti i migliori prodotti della campagna romana. 

Brunch: Bocca di dama
Una pasticceria di classe nel quartiere di San Lorenzo, che offre un brunch raffinato, perfetto per mature signore, giovani fanciulle di classe e ragazzotti che vogliono evitare la sbobba che spesso ti rifilano nei brunch, non esattamente una specialità romana. 

Blog gastronomico: Dissapore
Non un sito enogastronomico, ma Il sito. La nouvelle vague dei foodblogger ha un punto di riferimento ed è questo. Una rivoluzione fatta di notizie, commenti, dibattiti, liti da strada, approfondimenti scientifici, cazzeggi e controcazzeggi. L'equivalente dell'avvento di Dan Peterson nelle telecronache sportive: Numero uno.

Romanità becera: Gianni Cacio e Pepe
Pancetta carbonizzata, chiazze d'olio che inquinano la cacio e pepe come in un ecodisastro. Cancellata la retorica della buona vecchia trattoria familiare dei tempi andati, resta un declino malinconico.

Scortesia: Danilo
Spiace declassare Danilo, osteria a lungo nelle vette della classifica di Puntarella, ma la bontà della sua carbonara e dell'antipasto misto e del dolce Gasperino, rischia di essere oscurata da un drastico peggioramento nel servizio, sempre più sgarbato, e nella quantità dei piatti. Il tutto condito dall'assenza di ricevute fiscali. Andare in vetta non è facile, restarci ancora meno. Peccato.

Tpt, Trappole per turisti: Maccheroni
Come trasformare la bellissima piazza delle Coppelle in un ricettacolo di ratti, di musicisti di strada, di locali leopardati e trattorie psedostoriche. Maccheroni  


Come evitare le Tpt: Casa Coppelle
Basta informarsi, annusare l'aria, leggere Puntarella Rossa e scoprire che proprio accanto alla trappola per turisti c'è il nuovo Casa Coppelle, ottimo ristorante-bistrot di cucina romano-francese, che garantisce una serata di buon livello gastronomico in un ambiente moderno ma non lezioso.

Pizza prosciutto e fichi: Enoteca provinciale
Quando gli enti pubblici non sono solo burocrazia cieca, magna magna e concorsi truccati. L'enoteca provinciale offre una pizza mortadella e una pizza prosciutto e fichi (quando è stagione) che ti stendono.

Trattoriaccia: Laboratorio 3
Trattoriaccia di periferia, con tavolacci e decor pas trop chic: ma gli arrosticini sono un sogno. Mangiarne a decine di decine, ammonticchiare gli spiedini e giocarci a shanghai...

sabato 8 gennaio 2011

I neo intenditori
Giorgio Manganelli e il Dolcetto del '64



"L’amico versa lentamente, ricolma il bicchiere ma lascia una sottile striscia d’aria all’imboccatura per il bouquet. Vi scruta, vi sfida con occhio torbido e fiero. “Questo”, dice, “è un Dolcetto del ’64”. Ecco, lo avete riconosciuto. E’ un neo intenditore. Con calma, sfidando la sua sfida, osservate che Dolcetto di quell’annata non ne esiste più; e se esistesse, sarebbe un errore berlo, un errore che voi non commettereste in nessun caso. Il vostro tono è educato, sommesso e tuttavia infinitamente insolente. Giacché avete alle vostre spalle le autorità della materia, i Vini d’Italia, il Vino giusto, i Vini italiani. Anche voi siete un neointenditore, ma più dotto e più fortunato. Ma state in guardia: la volta prossima, il vostro dirimpettaio vi sfiderà sul Sassella o sul Biancolella. E le cose potrebbero andarvi male...”.

Giorgio Manganelli,  "Lunario dell'orfano sannita", Einaudi, 1973

sabato 1 gennaio 2011

NEO OSTERIA MODERNA / A PRATI
Giuliana 59















Via della Giuliana 59. 06.39733458. Chiuso: domenica (e sabato a pranzo)
Sito Internet   La mappa

C'è una giusta via di mezzo tra il cameriere caciarone che ti dice: "Che c'è da magnà? Fidate bello, magna ch'è bono", e il cameriere glaciale e asburgico che ti elenca per minuti notizie e dati di cui non hai alcun bisogno. Invadenza di pari livello e ugualmente sgradita. Qui a Giuliana 59, siamo più dalle parti del secondo estremo, anche se magari meno accentuato, con una certa prosopopea inutilmente prolissa di qualche cameriere. Difetto risolvibile che potrebbe far risalire il giudizio su un ristorantino aperto nel novembre 2009 su via della Giuliana, non distante da piazzale Clodio. Anche perché l'ambiente è piacevolmente moderno senza essere freddo e la cucina risente dell'origine dello chef, il venticinquenne procidano Gabriele Muro, che al suo attivo ha stage con diversi cuochi famosi, da Pietro Leemann a Karl Baumgartner, da Ramón Freixa a Philippe Chevrier. Dirige il locale, con il sorriso, Consuelo Cirillo, che ha diretto per molti anni il Palladium. 
Si mangia, tra l'altro, quella mozzarella in carrozza che si fa fatica a trovare in circolazione. I tavoli sono in legno e ricoperti da runner, le passatoie o tovagliette rettangolari che non coprono tutta la superficie. Alle pareti vini e prodotti partenopei, e non solo, compresi bottiglie di Barolo e pasta di Gragnano, tutti in vendita. Si mangia bene, ricette moderatamente creative e fortunatamente originali, dagli gnocchi di patate e cicoria, agli spaghetti di Gragnano alla chitarra con bottarga e fagiolini profumati alla menta, dai ravioli fatti in casa ripieni di ricotta di bufala al carciofo alla giudia con crema di pecorino e menta. Ottima la tartare di manzo con asparagi selvatici crudi e salsa di capperi di Pantelleria. Per dolce, una buona mousse di ricotta.

Bonus Il menù fisso da 14 euro del pranzo e il menù degustazione a 35 euro

Malus La prolissità del servizio, che non ti mette a tuo agio. Il nome di boutique-restaurant che i proprietari si autoassegnano. Diciamo che viene voglia di spettinarlo un po' questo locale, e poi se ne riparla meglio.

I voti di Puntarella
Cucina: 7-
Ambiente: 6,5
Servizio: 6

lunedì 20 dicembre 2010

NOVITA' / CORSO VITTORIO EMANUELE
Vino e camino
Piazza dell'oro 6, tel 06-68301332

















Quando fuori piove a dirotto e Roma sembra Bombay, ti infili dentro Vino e Camino, ti scrolli come un cane bagnato, ti siedi tutto umidiccio e ti immergi in una calda zuppa di porri e castagne. O, meglio ancora, ti sorbisci lentamente, con la calma che richiedono i piaceri lenti, il brodino tartufato dei tuoi canederli, buoni come non li hai mai provati. Eccoti da Vino e Camino, l'anello mancante del centro storico tra la trappola per turisti e il locale ultra snob. Qui puoi sederti tranquillamente, in un locale piacevole e senza troppe pretese estetiche, con una sua medietà rassicurante, e goderti il piacere di un pasto di livello. Per di più senza incappare solo ed esclusivamente nel quartetto canonico della romanità (gricia, cacio e pepe, amatriciana e carbonara). Qui si son sbizzarriti in fantasia e l'oste che ti accoglie con una sua grazia lacustre e campagnard, ti offre una varietà di piatti sconosciuta a molte delle trattorie omologate del centro. C'è del pane carasau caldo ad accoglierti, zuppe fresche di ogni tipo, farro a risotto con radicchio trevigiano e grana, involtini di indivia con le capesante, polpettine di manzo, petto d'anatra e se vuoi anche i tonnarelli cacio e pepe (già pluripremiati), ma in un'offerta ben più vasta. Alla fine ti sei fatto una cena di buon livello, con un servizio sicuro e premuroso e hai speso qualche euro in più, non troppi (considerate 40-50 euro a cena, di media), per poterti consentire di andare a casa sereno, magari dopo avere assaggiato i tozzetti con un bel passito.
Vino e Camino nasce nel 1995  a Bracciano, in una grotta scavata nel tufo, per opera di Paola Ricciardelli Baroni e del marito. Ora, da pochi mesi, è nata questa seconda sede, completamento cittadino di un'esperienza già più che apprezzata. L'aria lacustre e un po' provinciale, per fortuna, è rimasta anche nel nobile e metropolitano corso Vittorio Emanuele e Vino e Camino è destinata a diventare una solida realtà.


Bonus
L'atmosfera familiare in un ristorante ampio ma non dispersivo
Malus
Un arredamento di legno non sempre convincente (a parte la bella cucina con forno maiolicato)

I voti
Cucina: 7
Servizio: 7
Ambiente: 6,5

martedì 14 dicembre 2010

MONTI / LA PANETTERIA GOURMET 
Metti una sera Tricolore: i corsi

Di Tricolore hanno già cantato in molti le lodi per gli straordinari panini gourmet, praticamente dei lingotti d'oro quanto a costo, ma decisamente più commestibili. Si fa presto a dire hamburger in questa bizzarra panetteria glamour bianco latte di Monti. La cosa più semplice da dire è il prezzo: 14 euro. Troppi? Sentite com'è fatto: farina di grano tenero biologica Antico Molino Rosso, strutto di cinta senese Agricola biologica Lo Spicchio, zucchero di canna integrale, lievito naturale, sale marino integrale di Mothia, hamburger di sottofiletto La Granda, maionese uova di gallina livornese Paolo Parisi, insalata Azienda. Biologica Agrilatina". Però mangiarlo è più facile che leggerlo: soprattutto quando sarà attivo il food delivery, ovvero la consegna a domicilio (che finora si resta a gelare sulla strada, guardando la finestrella appannata come cani tristi).
Lasciando da parte un attimo il panino, c'è un'altra ottima novità da Tricolore Monti. I corsi di cucina, veramente innovativi rispetto ai loro pur rispettabilissimi concorrenti (come Gambero Rosso e A Tavola con lo chef). La novità qui è l'articolazione dei corsi, la loro flessibilità e l'assoluta originalità. Per dire: c'è il "Pranzo del sabato", un'ora per preparare, con la supervisione dello chef, il piatto del giorno, che poi si consuma sul posto, a euro 25. Non vi basta? C'è "Metti una sera a cena", tre ore per preparare due portate e un dessert a 70/90 euro. "Facciamo merenda", lezioni per bambini di due ore a 36 ore. "Al mercato con lo chef", 108 euro per quattro ore di viaggio tra i banchi del mercato insieme allo chef che ti spiega come e cosa comprare. Il "Venerdì on the rocks", due ore di consigli per barman a 28 euro. 
Se avete qualche soldino (i prezzi non sono modici) ci sono anche corsi più tradizionali. Eccone alcuni: 
16 dicembre "I dolci di Natale" (Gaia Giordano) tre ore a 70 euro; 
17 dicembre ostriche & co; 
19 dicembre "La Cena della vigilia", 4 ore a 180 euro (Giulio Terrinoni) 
21 dicembre, "Dolci post Natale", Gaia Giordano, 70 euro; 
22 dicembre "Pranzo di Natale"Adriano Baldassarre. 
E da gennaio pane e pizza di Gabriele Bonci, già quasi esauriti. 
Tricolore, via Urbana 126, tel 0688976898. Sito

venerdì 10 dicembre 2010

CAFONAL PUNTARELLA IN TRASFERTA A MILANO / DA GIANNINO
Flavio, la Eli, Emilietto e le uova in galera
Attovagliati a cena dallo chef Siccardi: tartufi d'alba, tajarin e zabaglione

Flavio Briatore e la sua porzione di tajarin
Siamo stati a cena con Flavio Briatore. Non chiedeteci perché, non chiedeteci come, non chiedeteci quando - anzi, quando sì, ce lo potete chiedere tanto otterrete come risposta un vaghissimo “l’altra sera” – fatto sta che siamo stati a cena con Flavio Briatore. “Da” Flavio Briatore, nel senso che era lui il padrone di casa, l’altra sera. E dobbiamo dirlo, il caro vecchio Flavio sa come si trattano gli ospiti, sa cosa vuol dire mangiare e bere bene e, insomma, ha un’idea abbastanza nitida del concetto di “qualità della vita”.
La motivazione ufficiale della cena era “non c’è una motivazione ufficiale, mi faceva piacere avere un po’ di amici a cena”. Quelle vere erano due. Fare un po’ di pierre con i giornalisti amici (della Formula 1, in particolare: sarà mica che l’ex boss della Renault, già manager di Webber e Alonso, ha in mente un clamoroso rientro?). E fare un po’ di casino con amici italiani di vecchia data, Emilio Fede (con annessa Raffaella Zardo) e Adriano Galliani su tutti, e uno splendente Massimiliano Allegri in camicia bianca da playboy. Tra le maglie di queste due categorie, un po’ embedded e un po’ imbucati, come uno spicchio d’aglio in un'amatriciana, c’eravamo noi di Puntarella, come al solito belli e pronti a raccontare menu, vezzi e altre deviazioni. E comunque come al solito a nostro agio.
Fulvio Siccardi all'opera
Riassumendo, più che una cena di Natale è stata una sorta di “Big Night” (ricordate il film?), in versione Billionaire, però. Tra un cespuglio di orchidee fresche e un plateau di biglie di cristallo ornamentali, nel ventre molle del mitico Giannino (un ristorante ormai travestito da sede secondaria del Milan) la serata si è sviluppata attorno a tre assi portanti: a) la bellezza di Elisabetta Gregoraci che ha illuminato la scena con la sua eleganza insieme selenica e monumentale, più che una bellezza un assedio; b) il potente aroma dei tartufi di alba (sei in tutto, monumentali pure loro, mezzo chilo ciascuno, abbiamo stimato a occhio) che erano stati fatti arrivare da Flavio in persona, la mattina stessa, dalla fidatissima Tartufingros; c) la classe di uno chef pluripremiato (un paio di ragionevoli stelle Michelin) del calibro di Fulvio Siccardi. In una parola, un genio. Come del resto si è capito subito, già alla presentazione dell’antipasto, un battuto di carne con ovetto di quaglia e un carpaccio con foglia di valeriana, disposti strategicamente l’uno al fianco dell’altro, pronti a ricevere la tempesta di lamelle di tartufo. Un piatto tutto sommato leggero, dall’equilibrio impensabile, che è riuscito a distrarre persino l’entusiasta mister Allegri, felicemente attovagliato tra Elisabetta e una di lei affascinante amica.
Ovetto di quaglia e valeriana
Spazzolato l’antipasto, l’allenatore del Milan avrebbe voluto recuperare la concentrazione e magari tornare alla cura delle sue ospiti, ma quel demonio del Siccardi ha voluto mettere subito le cose in chiaro: e così ha spedito a tavola quello che deve essere la sua arma segreta, tipo il maglio perforante di Jeeg Robot : una diavoleria chiamata “uovo in galera”. Un piatto che qualche tempo fa, lo chef presentò al Four Season di Bangkok, provocando una sorta di sisma sensoriale nei critici internazionali. Detta così, per capirsi, si tratta di una sorta di sacca di silicone (resistente al calore) con dentro una leggerissima crema al parmigiano e un uovo, il tutto cotto per una quarantina di minuti a una temperatura minima. Una volta aperta, la sacca rivela un contenuto olimpico, tiepido, quasi celeste, di una rotondità assoluta pronta ad essere portata ad elevazioni filosofiche dall’aggiunta del solito tartufo fresco.
Le parole di Briatore che proprio in quel momento stava scherzando con “l’Emiliuccio” (“Non sappiamo chi ci sia nelle altre sale di Giannino, ma lui è comunque pronto per un eventuale secondo round”) erano ormai coperte dai mugolii di piacere dei giornalisti, e così il padrone di casa per recuperare il centro dell’attenzione è stato costretto a intercettare i pensieri degli astanti e parlare del piatto successivo: “I tajarin, 40 rossi di uovo a chilo di pasta – esagera il Flavio - Li arrotolano, li tagliano a mano e rimangono sempre al dente”. Impeccabile il servizio nel necessario piatto stretto stretto.
L'uovo in galera
A quel punto, saranno stati i cristalli e le orchidee, sarà stata l’aria ormai satura di tartufo, sarà stato il barbaresco travestito da nebbiolo (Gaja) che ormai aveva riempito ogni angolo della sala, ma la conversazione si è fatta più fluida, disinvolta, con Briatore a parlare di Pompei e di Bersani, con Galliani a denunciare bonariamente gli odiosi conflitti di interessi di un amico (tranquilli, solo quelli dell’ex Milan, Albertini) e infine con Fede a dire qualcosa di non molto chiaro sui Cugini di Campagna e sulla musica italiana vintage in generale. Argomento che alla fine ha preso il sopravvento, quando Galliani – che da Giannino è di casa – ha fatto mettere a tutto volume “Se mi lasci non vale”.
Sulle note del divo Julio sono stati serviti gli ultimi due piatti della serata, una fonduta al tartufo e un gelato di zabaglione sempre, ovviamente, con tartufo. Anche se, qui, ahimé, molte delle donne presenti hanno passato la mano. Troppo forte il contrasto (invero eccezionale), troppo inusuale. Tra queste anche Elisabetta alla quale, però, qualunque essere umano sarebbe disposto a perdonare ben altro.
E noi di Puntarella certo non difettiamo in umanità.


Elisabetta Gregoraci, a sinistra, osserva perplessa la scena

sabato 4 dicembre 2010

PIATTI AL VINILE / PUNTARELLA SU ALIAS / MANIFESTO
Io e te, che mangi le mie acciughe


Su Alias, 4 dicembre 2010
Seconda puntata di "Piatti al Vinile", rubrica quindicinale di Puntarella Rossa sul supplemento settimanale del manifesto Alias, nella sezione Ultrasuoni. Due ristoranti romani e uno milanese: Jannacci, Working Week e Ivan Graziani.





ROMA

Osteria dell’Arco
Via Pagliari 11, Roma. www.osteriadellarco.com. Tel 06-8548438. Chiuso domenica
In principio, nei ‘70 e ’80, erano i profiteroles. Praticamente i Beatles. Poi ecco tartufi bianchi e neri e il tiramisù: Duran Duran e Spandau. A metà degli ’80 arriva il cool jazz della torta pere e cioccolato, più duratura dei Working Week. Ora impazza il tortino con il cuore caldo al cioccolato, più morbido di Tiziano Ferro. Non c’è bettola o ristorante che non te lo propini. Sempre uguale, con quel gusto un po’ industriale. Arrivi all’Osteria dell’Arco ed eccolo lì. Poi lo mangi e capisci: questo è un moelleux, cioccolato 85%, marmellata di arance amare all’anice stellato e scaglie di sale. Preceduto da un’ottima ricottina di pecora sabina con scapece di zucchine, da perciatelli con guanciale di Cori e pecorino stagionato, e da una guancia di manzo al Cesanese.
Bonus i prezzi moderati. Lo staff al femminile: la chef è Cristina Iemmi, la sommelier Nicoletta Baiani.
Malus il tortino di cioccolato: buonissimo, ma non se ne può più

I voti
Cucina: 7,5
Servizio: 7,5
Ambiente: 6,5


MILANO
Ratanà

Via de Castillia 28, Milano. www.ratana.it. Tel. 02-87128855
Quando la sera milanese diventa una bruma impastata di smog e i grattacieli rischiano di indurirti il cuore, pensi che hai voglia di commuoverti. E allora ascolti una vecchia canzone dell’Enzino Jannacci, chiedendoti perché non sia ancora considerato da tutti quel genio che è: “Io/io e te/ che guardi le mie rughe/ io/io e te/ che mangi le mie acciughe”. E poi entri in questo villino dell'Isola, ti siedi di fronte al gigante gentile Danilo e osservi in silenzio l'antica bellezza di un risotto alla milanese. Lo chef, Cesare Battisti, lo prepara con riso Carnaroli Superfino Riserva San Massimo, pistilli di zafferano spagnolo, pezzi di midollo e niente vino. La mantecatura è con burro e Tipico lodigiano 24 mesi. Poi, visto che tu ci sguazzi nella commozione, passi alla costoletta alla milanese, all’ossobuco, alla tartare di fassona adorata da Carlìn Petrini. E ti sciogli definitivamente.

Bonus la carne, ottima, arriva dal macellaio Sergio Motta, di Inzago
Malus La costoletta alla milanese, ottima, costa 30 euro.

I voti 
Cucina: 8
Servizio: 6,5
Ambiente: 7,5

ROMA ALL’APERTO
Laboratorio 3
Via di Pietralata 180, Roma. tel. 06-4501288

Se una fredda sera di dicembre la vostra autoradio canticchiando “le osterie fuori porta” di Guccini vi strappasse il volante dalle mani e prendesse il controllo dell’automobile, beh, allora non avreste scampo e finireste pericolosamente parcheggiati in curva, su via di Pietralata, davanti al Laboratorio 3, la pizzeria più pasoliniana di Roma. Gli habitué - e cioè i militari della caserma di fronte - la chiamano “ar mille lire”. Ma il piatto forte della casa non è il prezzo, bensì la cucina: la pizza romana bassa bassa (ottima quella con la nduja), la bruschetta dietetica “salsiccia e mascarpone”, e soprattutto gli arrosticini. Straordinari. Perfetti. Più abruzzesi di Ivan Graziani.

Bonus Il giardino romantico con annesso pergolato. Gli arrosticini, che producono dipendenza: c’è chi ha superato quota 60.
Malus Il vino rosso della casa. Talmente freddo e cattivo da risultare imbevibile: l’ideale per affrontare etilometri ed ematologi.

I voti
Cucina 7
Servizio 6
Ambiente 7

venerdì 26 novembre 2010

PUNTARELLA'S LIST / DOVE MANGIARE

Dieci osterie per noi
Dalla serata cheap in periferia alla cena gourmet

Macaron e dolcetti di Metamorfosi

Visto che va di moda fare le liste, ne facciamo una anche noi. Dieci osterie, trattorie e ristoranti: i nostri consigli del mese, tra qualche certezza consolidata e molte novità.

1 CHEAP Osteria di Monteverde (novità)
Giovane, simpatica, rilassata e accogliente. Cucina di qualità, con piatti non banali, a prezzi d'eccezione. Che volete di più?
Via Cartoni 163 - tel. 06-53273887. Sito Mappa Recensione

2 CHEAP Laboratorio 3
Ce ne porta altri sessanta? Qui gli arrosticini (abruzzesi doc e buonissimi) vanno e vengono a decine. E alla fine ci puoi giocare anche a shanghai.
Via di Pietralata, 180. tel 06-4501288. Mappa

3 CHEAP Da Clood 
Alta cucina espressa servita su piatti di carta in un posticino un po' nascosto nel cuore di Trastevere. Materie prime selezionate a mano dallo chef che le trasporta su un'ape travestita da mucca: in sala e a domicilio
Via Manara 13 tel 06-5815186. Mappa

4 GOOD Percento (novità)
Cucina ebraica al cento per cento (ma anche mediorientale e creativa), con una giovanissima cuoca israeliana che non scende a compromessi con la cucina ebraico-romana
Via Sora 48 - tel. 06-68809554. Mappa

5 GOOD Buon'ora (novità)
 Cucina pugliese per un'osteria piccola e confortevole, magari un po' ingessata ma promettente. 
Via Latina 134 tel. 06.78358734. Mappa 

6 GOOD Bucavino
Servizio amichevole, cucina sicura e grande serenità in questo ristorante-buca per nulla noioso. A fianco, ottima sala-biliardi
Via Po 45/a. tel. 068412803. Mappa 

7 GOOD Zoc
Grande ambiente, tutto di modernariato, per una cucina molto particolare e un servizio sorridente.
Via delle Zoccolette 22 tel. 68192515. Mappa 

8 TOP Metamorfosi (novità)
Nuovo paradiso dei gourmet ai Parioli. Quasi da svenire per la bontà. Lo chef è il simpatico Roy Caceres, già Pipero. 
Via Giovanni Antonelli 30-32. tel. 8076839. Sito Mappa 

9 TOP Aroma (novità)
Se ne parla un gran bene. Lo chef  Giuseppe Di Iorio propone medaglioni di coda di rospo con coda di scampi  sul bellissimo roof top dell'hotel Palazzo Manfredi.
Via Labicana 125 tel 06-77591380. Sito Mappa

10 TOP Iolanda (novità)
E' la novità di questo autunno-inverno. Alta cucina nel nuovo Os Club di Colle Oppio, ex campo di calcetto, per uno chef d'esperienza, Davide Cianetti
Via delle Terme di Traiano 4/a. tel. 06-66030551.  Sito Mappa

 
*Cheap: a buon mercato (fino a 30 euro)
Good:  ottimo rapporto qualità prezzo (da 30 a 50 euro)
Top: gourmet, per palati raffinati (oltre 50 euro)

sabato 20 novembre 2010

NUOVA RUBRICA / LO SBARCO SU ALIAS ULTRASUONI / MANIFESTO

Piatti al Vinile
Gnocco blues, da Elvis al Degre

Puntarella Rossa oggi è ancora più rossa, quasi paonazza. Perché è lieta di annunciarvi lo sbarco su Alias Ultrasuoni, supplemento del sabato del manifesto, con una rubrica nuova di zecca: Piatti al Vinile. Due puntate romane e una milanese, una promozione, una stroncatura e un ristorante open air. Che dire? Ricordare che anche il Gambero Rosso uscì come allegato sul manifesto, il 16 dicembre del 1986? Sarebbe troppo. Noi qui si è umili artigiani della forchetta e della penna. Però ci siamo e ci divertiamo come pazzi. Que viva Puntarella!



1 / PROMOSSO / MILANO
Zucca e Melone

Via Gian Giacomo Mora, 3  Milano tel. 02-89455850. Chiusura domenica. Sito: www.ristorantezuccaemelone.it
I libelli in distribuzione gratuita all’ingresso insospettiscono. Benessere in movimento, Feldenkrais, psicodinamica, l’amore nell’I ching, Barbara Alberti e l’amore di coppia. Oibò e che saranno mai questi “progetti evolutivi per il nuovo millennio”? Falso allarme, per fortuna. Per fortuna qua c’è del benessere stanziale, senza alcuna “consapevolezza di schemi motori”. La gentilissima Miriam (o è Cristina? Comunque, quella che non smette mai di sorridere) ti dà il benvenuto con la raspadura, nel senso del formaggio lodigiano, ti coccola con lo gnocco fritto e il culatello piacentino, ti nutre con i tortelli di zucca, ti delizia con la tartare di filetto di scottona al coltello e ti congeda  sazio e nient’affatto disperato. Una cena da far invidia a Lucio Licinio Lucullo e a Elvis Presley, pace all’anima sua, che nel suo finale triste y solitario ingurgitava 94 mila calorie al giorno e non proprio pregiate: maxi panini al burro d’arachidi e pancetta fritta, ma anche scoiattoli alla brace e zampe di pollo fritte. Dei pericoli del mangiar troppo sa bene Ricky Gianco, lodigiano doc come la raspadura, che ancora rimpiange l’ingordigia giovanile: “Eravamo a Cannes con una ragazza e al gioco si era aggiunta una sua amica. Ci preparavamo a una notte di fuoco,  ma non funzionai. Avevo mangiato troppe ostriche”.
Inconvenienti di cui tener conto. Anche se da Zucca e Melone, con i suoi soffitti a volta, le pareti con mattoncini a vista o dipinte di colori vivaci, si respira la pace raffinata di chi sa cosa vuol dire stare bene. A creare l’atmosfera ci ha pensato Valter Pisati, interior designer, all’insegna, parole sue, di una “raffinata semplicità”. Un mix provenzale di ruralità e modernità.
La stessa dei camerieri, che ti servono con gentilezza e competenza. E se chiedi com’è fatta la tartare e perché non abbia l’uovo, non ti trovi di fronte al classico occhio bovino del cameriere che arranca tra i neuroni alla ricerca di una risposta plausibile. Qui  non solo te lo spiegano, ma si offrono anche per variazioni. E quando, a fine pasto, l’amica Micaela, satolla come non mai, chiede di raccattare i suoi avanzi e di infilarli in una doggy bag, il cameriere non batte ciglio.
Il conto è commisurato alla qualità. Se consideriamo un primo (14,5), un secondo (16.5) e un dolce (5.5), fanno 36.5. Ai quali aggiungiamo 2 euro di coperto e 1,5 di acqua microfiltrata: 40 netti. Vino escluso.

Bonus La pasta è tutta fatta in casa e, su richiesta, anche senza glutine.
Malus Quel di più che rende a tratti l’atmosfera un po’ dolciastra e manierata.

I VOTI DI PUNTARELLA

CUCINA 8
SERVIZIO 8
AMBIENTE 7


2 / BOCCIATO / ROMA
Gianni cacio e pepe











Via Giuseppe Avezzana, 11, Roma. Tel 06 3217268. Chiuso sabato sera e domenica

Poi, come se fosse inevitabile, arriva il momento in cui la romanità diventa un handicap. Succede all’improvviso. Fino a un attimo prima va tutto alla grande, il mondo procede romanamente, veloce, genuino, sorprendente, furbo. Un attimo dopo è la catastrofe. Il romano si trasforma in romanesco, il veloce cede all’approssimativo, il genuino affoga nel provinciale, il sorprendente sfuma nella cialtroneria e, infine, drammaticamente, il furbo precipita nel paraculo.
C’era una volta, dieci anni fa, un posto “molto romano”. Si chiamava “Gianni cacio e pepe” e gli amici lo chiamavano “da De Gregori” perché Gianni assomigliava come una goccia d’acqua al caro Principe. Lo vedevi passare per i tavoli e ti trovavi a canticchiare Dolce amore del Bahia. Faceva quattro piatti “il Degre”: cacio e pepe, amatriciana, carbonara e gricia. Cioè, faceva anche altro ma non glielo chiedeva nessuno. Era praticamente l’unico della città, tra quelli che non ti rovinano col conto, a tirare la pasta a mano (e che pasta). Ma soprattutto ti faceva mangiare rapidamente, all’aperto e in un bel posto. Pazienza se proprio sotto casa di D’Alema.
Tornarci oggi è uno choc. Il servizio da familiare è diventato casuale, la pasta viene sì tirata a mano, ma contro il cliente, gli ingredienti sono peggiorati in qualità e quantità, la pancetta croccante è carbonizzata e, come in un eco-disastro, chiazze d’olio inquinano la cacio e pepe.
Alzi lo sguardo dal piatto per protestare, e vedi lui il Degre. Dieci anni dopo, stanco e ingrigito, ha seguito anche lui lo stesso declino del ristorante, della cacio e pepe, dell’aceto dei Castelli, della romanità. Il nostro declino. E così ti ritrovi a cantare “Carne umana per colazione”, con il mal di pancia.

Bonus: si spende poco e si incontra spesso Enrico Ghezzi
Malus: si incontra spesso Enrico Ghezzi

I VOTI DI PUNTARELLA
CUCINA 4
SERVIZIO 5,5
AMBIENTE 6,5

3 / PER FAMIGLIE / ROMA
Vivi Bistrot

Parco Villa Doria Pamphili, entrata di via Vitellia 102, Roma. tel 06-5827540. Sito: www.vivibistrot.com/

L’hanno fondato due mamme, Daniela e Cristina, e si vede. Perché il Vivi Bistrot è forse il più bucolico e confortevole ristorante per famiglie della Capitale. Immerso nel parco di Monteverde, Villa Doria Pamphili, Vivi Bistrot ha tutte le caratteristiche dell’oasi urbana. Abbandoni il caos turistico di Trastevere, i giganteschi ratti del lungo Tevere ed eccoti sognante, con un filo d’erba tra le labbra, nella Villa del Bel Respiro, come la chiamavano gli antichi. Manca solo un cappello di paglia e il quadretto agreste è completo.
La musica del parco di regola è il silenzio. Ma Villa Doria Pamphili è stata protagonista di una grande stagione musicale, con i giovani musicisti del conservatorio di Santa Cecilia che dagli anni '90 hanno portato la musica classica en plein air, grazie alla tenacia di un’altra mamma, la pianista Teresa Azzaro.
Prima o poi si dovrà provare un abbinamento parco-musica-cibo che non dia i pessimi risultati di Villa Celimontana. Nel frattempo, a Villa Pamphili le signore propongono prodotti da allevamenti biologici. Niente di romano, a conferma dell’extraterritorialità del parco: hummus, trofie con bottarga di tonno, farro alla provenzale, cous cous con ratatouille di verdure, pollo biologico al curry di Madras, soppressata di polipo su letto di sedano, quiche lorraine, insalate a volontà e, per finire, tarte tatin, brownies, apple crumble e carrot cake.
Prenotando in anticipo si possono avere menù senza glutine per celiaci e menu specifici per i bimbi. Le mamme imprenditrici organizzano anche merende e feste per bambini, nel giardino della Lavanda. A guastare un po’ il clima bucolico arriva il conto, non proprio leggero: i primi costano da 12 a 14 euro, i secondi intorno a 14, le insalate da 10 a 12 e i dolci da 5 a 6.

Bonus: il traffico, questo sconosciuto e le urla dei bambini
Malus: la lotta per l’affollato brunch domenicale e le urla dei bambini.

I VOTI DI PUNTARELLA
CUCINA 6,5
SERVIZIO 6,5
AMBIENTE 8

* Il testo della rubrica è in versione integrale. Su Alias Ultrasuoni troverete una versione light, poche calorie, molto sapore. La rubrica avrà cadenza prima mensile poi, se tutto va bene, quindicinale. Ora tocca a voi: diffondete, sherate, riproducete, riproducetevi, taggate, twitterate, shakerate!
Ah, Puntarella Rossa è anche su Facebook, dove offre consulenze private, consigli personalizzati senza conservanti e a chilometro zero, o quasi. Cercateci!